Il tema del degrado paesistico nell’aggiornamento del Piano del Paesaggio Lombardo
Di Marco Prusicki • 4 settembre 2008 • Categoria: Paesaggi e parchi, Senza categoriaIl degrado paesistico è un fenomeno sempre più pervasivo e devastante che sembra oggi difcilmente arrestabile. La consapevolezza che una vera inversione di tendenza possa essere innescata solo da un radicale cambiamento del modello di sviluppo insediativo non deve impedire di elaborare e mettere in atto al più presto strategie di riqualificazione e di contenimento/prevenzione il più possibile efcaci anche nel breve-medio periodo. Ciò implica la necessità di afrontare la gestione del paesaggio anche in termini specificatamente progettuali. In questa direzione, la ratifica della Convenzione Europea 1 che sancisce il principio fondamentale che tutto il territorio è paesaggio, ha dato una forza straordinaria (forse non del tutto prevista) all’indicazione contenuta nell’art.143, comma 1, lettera f) del Codice che afda al Piano Paesaggi- stico il compito di individuare a scala regionale gli interventidirecuperoeriqualificazionedellearee significativamente compromesse o degradate. Attraverso questo combinato disposto, ulterior- mente raforzato dalla recentissima sentenza della Corte Costituzionale che riaferma il pae- saggio come valore “primario e assoluto” 2, il tema del recupero e della riqualificazione delle aree degradate non può più essere trattato sola- mente in rapporto ad alcune situazioni partico- lari e circoscritte o come espressione di una vo- lontà di parte: esso assume un nuovo spessore ed una nuova complessità, divenendo necessa- riamente uno dei temi centrali della pianifica- zione paesistico-ambientale. In quest’ottica l’aggiornamento del Piano Terri- toriale Paesaggistico della Lombardia 3 , entrato a far parte integrante (ai sensi della L.R.12/2005) della proposta di Piano Territoriale Regionale at- tualmente in itinere 4, ha costituito un’importan- te momento di approfondimento afrontando in particolare quattro questioni fondamentali. Come definire il degrado paesistico ? Mancava una definizione di degrado paesistico efcace in termini operativi alle diverse scale di lettura e di intervento. Considerando il territorio nella sua totalità e nel suo processo di continua trasformazione, al riconoscimento della condizione di degrado come “perdita,deturpazionedirisorsenaturaliedicaratteri culturali, storici, visivi, morfologici testimoniali 5″ , si è ritenuto necessario correlare anche il riconoscimento del mancato raggiungimento di unanuovacondizionequalitativamentesignificativa sul piano dell’abitabilità dei luoghi, strettamente connessa all’arricchimento e/o alla valorizzazione delloropatrimonio naturalistico,artistico-culturale, estetico (durevole e dunque trasmissibile) 6. Secondo tale definizione sono dunque da consi- derare aree e ambiti degradati e/o compromes- si 7 (in base ad un giudizio sul grado di reversi- bilità o irreversibilità degli efetti), tutte le situa- zioni dove alla sistematica distruzione del paesag- gio millenario 8 non è finora corrisposta la ricon- figurazione (o la promessa attendibile e condi- visa di una futura prevedibile riconfigurazione) di un nuovo quadro paesistico-insediativo, che, seppure diverso dal precedente, possa essere ri- tenuto altrettanto significativo in termini quali- tativi e in grado di consentire l’avvio di una nuo- va fase di re-identificazione del territorio che su- peri le fasi precedenti, ricomprendendole. Come descrivere e classificare i fenomeni di degrado paesistico ? Mancava una fenomenologia del degrado paesistico utile per formulare un primo quadro conoscitivo di insieme del degrado/ compromissione paesistica in essere e potenziale a scala regionale. I fenomeni di degrado/compromissione paesi- stica sono stati osservati e descritti con riferimento alle cause che li determinano; sono state così individuate cinque macro-categorie di cause che agiscono e/o interagiscono nei diversi con- testi del territorio lombardo, evidenziando per ciascuna di esse le criticità paesistiche in termini di efetti diretti e indiretti sull’assetto fisico spa- ziale e sulle condizioni di vita delle popolazioni. Esse sono:
- dissesti idrogeologici e avvenimenti calami- tosi e catastrofici (naturali o provocati dal- l’azione dell’uomo);
- processi di urbanizzazione, infrastruttura- zione, pratiche e usi urbani;
- trasformazioni della produzione agricola e zootecnica;
- sotto-utilizzo, abbandono e dismissione (sia di spazi aperti che di parti edificate);
- criticità ambientali (aria - acqua - suolo).
Per ciascuna di queste macro-categorie sono state definite corrispondenti categorie e sottoca- tegorie di areeeambiti didegrado/compromissione paesistica da utilizzare come “legenda unificata” anche per la precisazione del quadro conoscitivo a scala provinciale e locale.9 Come rappresentare il degrado paesistico a scala regionale ? Mancavano dati e informazioni direttamente utilizzabili per elaborare una rappresentazione cartografica della efettiva localizzazione delle aree e degli ambiti di degrado/compromissione paesistica in essere e potenziale estesa all’intero territorio lombardo. Essa è stata costruita utilizzando come “indi- catori” per ciascuna delle categorie di degrado sopraindicate alcuni tematismi delle banche dati disponibili, pur nella consapevolezza delle loro disomogeneità e dei limiti che essi hanno nel trattamento degli aspetti paesaggistici 10, ancora più evidenti trattando specificatamente gli aspet- ti relativi al degrado/compromissione: non solo perché le classi stesse di tematizzazione degli oggetti territoriali non coincidono direttamente con le categorie di degrado individuate, ma an- che perché, nella definizione dei loro attributi, manca ovviamente, quasi sempre, un giudizio di valore in tal senso, da cui è impossibile pre- scindere. I”tematismi-indicatori” utilizzati riguardano :
- classi di oggetti territoriali che, per caratteri- stiche intrinseche, sono già identificati o qua- si sempre identificabili come aree/ambiti di degrado paesistico (ad es. i siti contaminati, le cave, le discariche, etc.);
- classi di oggetti e di forme territoriali che, in molte situazioni, comportano il possibile determinarsi di situazioni di degrado/com- promissione paesistica (ad. es. le conurba- zioni, le aree contermini alle infrastrutture della mobilità, le aree industriali e logistiche, le aree dismesse, le aree agricole a monocol- tura, le aree a colture intensive su piccola scala, etc.);
- alcuni fenomeni particolari che possono de- terminare situazioni di degrado/compro- missione (ad es., la diminuzione dell’utilizzo del suolo per l’attività agricola o la diminu- zione di popolazione di centri e nuclei sto- rici, che generalmente innescano processi di abbandono con conseguente progressivo degrado/compromissione paesistica).
In questa fase l’individuazione cartografica delle aree e degli ambiti degradati/compromessi in essere e potenziale del territorio regionale è, dunque, solo indicativa. Il passaggio successivo sarà cruciale per garanti- re efcacia al processo e richiederà un forte sen- so di responsabilità agli enti locali che, avranno il compito di precisare localizzazioni e caratte- rizzazioni efettive, in applicazione del principio di sussidiarietà e di maggior definizione. Attraverso gli atti a valenza paesistica di scala provinciale (PTCP) e di scala locale (PGT), va- lutando i diversi contesti e formulando caso per caso un giudizio di valore condiviso, si procede- rà infatti a distinguere, all’interno delle singole classi di oggetti, e delle diverse forme territoriali le situazioni da considerare efettivamente de- gradate o compromesse, o potenzialmente tali, dal punto di vista paesistico. 11 Come formulare norme e indirizzi per la riqua- lificazione paesistica delle aree degradate e per il contenimento - prevenzione del rischio ? Mancava un quadro sistematico di riferimento per definire norme e indirizzi specifici. Essi sono stati messi a punto a partire dall’enun- ciazione di alcuni principi generali coerenti con l’impostazione data, fondati sull’afermazione della necessità di agire il più profondamente possibile sulle cause e di puntare sulla costru- zione di una sempre più difusa volontà col- lettiva di valorizzazione dei caratteri identitari del paesaggio, nella piena consapevolezza che la loro perdita progressiva vada di pari passo con la perdita di qualità della vita delle popola- zioni e del loro senso di appartenenza 12. A dare maggiore forza e concretezza alle nuove misure di indirizzo e prescrittività paesaggistica è in- nanzitutto il fatto che esse sono state definite in stretta e reciproca relazione con le priorità e gli obiettivi messi a sistema nel PTR, proprio con specifica attenzione ai temi della riqualificazio- ne paesaggistica, ricercando una integrazione, sempre maggiore e più incisiva, tra pianificazio- ne del paesaggio e i vari livelli di pianificazione territoriale e di settore. La strategia propone di agire su più fronti:con- siderare le azioni di riqualificazione paesistica come una risorsa fondamentale e prioritaria su cui far confluire investimenti pubblici e privati; mettere in atto misure di prevenzione del rischio di degrado e compromissione paesistica esten- dendo il concetto di “manutenzione” (intesa sia come cura, che come monitoraggio e dialogo transettoriale) agli aspetti paesaggistici di tutto il territorio; premiare (con riconoscimenti, incen- tivi etc) gli atteggiamenti virtuosi che si mostre- ranno efcaci nel conseguire risultati concreti di riqualificazione. In tale direzione viene dato particolare risalto e sostegno alle iniziative di processi partecipati di riqualificazione paesistica e ambientale che formulano quadri strategici multiscalari e mul- tisettoriali, “scenari di riqualificazione”, “vision” (come ad esempio i Contratti di fiume, etc.), ca- paci di cogliere in modo sinergico le opportu- nità oferte dalle iniziative già in corso a livello locale e sovralocale (piani, programmi, progetti, etc) rilevanti per la definizione di interventi in- tegrati di riqualificazione paesistico-ambientale e fruitiva.
Risulta, così, particolarmente significativa, la traduzione in norma del principio secondo il quale, ribaltando una consuetudine consolidata, l’incidenza paesistica di tutti gli interventi di trasformazione debba essere attentamente verificata anche negli ambiti degradati o compromessi o a rischio di degrado, non solo per evitare di aggravarne ulteriormente le condizioni, ma anche per evitare di sprecare preziose occasioni (talvolta uniche) per l’avvio di processi virtuosi di riqualificazione.13 Gli indirizzi14 articolano maggiormente le categorie di ambiti e aree aferenti alle diverse cause di degrado, fornendo indicazioni relative sia ai fenomeni che possono derivarne, che alle azioni utili per la loro riqualificazione e all’attivazione di politiche di contenimento e prevenzione di possibili future forme di degrado o compromissione. Le province, i parchi e i comuni, tramite i propri strumenti di pianificazione e programmazione territoriale e urbanistica, rispetto ai propri territori e competenze, una volta individuate in modo puntuale le situazioni realmente interessate da degrado o compromissione paesaggistica o da rischi di futuro degrado, dovranno definire conseguentemente alle norme e agli indirizzi formulati a scala regionale, politiche e azioni di intervento per la riqualificazione e il contenimento del degrado paesistico-ambientale locale.
- (Legge n.14 del 9 gennaio 2006).
- Sentenza della Corte Costituzionale 14 novembre 2007, n.367.
- L’aggiornamento del Piano Paesaggistico è stato curato dalla Direzione Generale Territorio e Urbanistica della Regione Lombardia con la responsabilità istituzionale dell’assessore Davide Boni, la direzione del Direttore Generale Mario Nova e il coordinamento di Dario Fossati, Diego Terruzzi, Anna Rossi. In particolare il lavoro di ricerca sui temi del degrado, coordinato da Anna Rossi , è stato afdato a IREALP e svolto da Marco Prusicki (responsabile scientifico) con la collaborazione di Franco Resnati, Paolo Dell’Orto e Giorgio Limonta.
- La giunta della Regione Lombardia ha approvato con delibera DGR 6447 del 16.01.2008 le integrazioni e gli aggiornamenti del quadro di riferimento paesistico e degli indirizzi di tutela del PTPR (vigente dal 2001), come primo e immediato aggiornamento dello stesso di competenza della giunta stessa (integrazioni quindi immediatamente operative)ed ha inviato al Consiglio regionale la proposta complessiva del Piano Paesaggistico quale sezione specifica del PTR comprendente oltre agli aggiornamenti di cui sopra, anche la revisione della disciplina paesaggistica regionale e correlati documenti (abachi e cartografie).
- secondo quanto già condiviso e operante nelle zone tutelate. Vedi : DPCM 12 dicembre 2005 - Allegato Relazione Paesaggistica - “Individuazione della documentazione necessaria alla verifica della compatibilità paesaggistica degli interventi proposti, ai sensi dell’ art.146, comma 3, del Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42″ nota 2.
- Definizione entrata in normativa (art.28 - comma 1)
- D’area quando il fenomeno riguarda una situazione limitata e circoscrivibile nella sua estensione, tendenzialmente interessata da un processo univoco di degrado/dismissione che può riguardare anche un sistema di aree , aferenti ad uno stesso territorio e una stessa problematica, per esempio aree di cave cessate di pianura a falda aforante in contesto rurale. D’ambito quando riguarda una situazione territoriale estesa e non esattamente circoscrivibile, interessata da fenomeni difusi di degrado o banalizzazione.
- Vedi PTPR-2001, I paesaggi della Lombardia: ambiti e caratteri tipologici, Le eredità del passato e i motivi dell’identità lombarda, Vol 2, §1.5, pag.15
- Vedi Regione Lombardia - DGR VIII/6421, 27.12.2007 -”Criteri e indirizzi relativi ai contenuti paesaggistici del Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale”
- Vedi L.Bisogni, Utilizzazione dei dati dei SIT per analisi e progetti di paesaggio, in AA.VV., “LOTO, Landscape Opportunities. La gestione paesistica delle trasformazioni territoriali. Complessità territoriale e valorizzazione del paesaggio, Esperienze a confronto in Lombardia, maggio 2006, p.25
- Vedi Norme di attuazione - Parte II - Titolo III - Disposizioni del PTPR immediatamente operative - art. 28, comma 5
- Vedi A.Rossi, L.Grancini, M.Prusicki, L.Scazzosi, Linee guida per una lettura e interpretazione del paesaggio finalizzata ad orientare le scelte di trasformazione territoriale in Regione Lombardia, “LOTO Landscape Opportunities. La gestione paesistica delle trasformazioni territoriali:linee guida e casi pilota”, settembre 2005, p.11
- A tale proposito vedi l’art. 28, comma 10 della normativa. Esso stabilisce infatti che, ai fini della “determinazione del grado di ’sensibilità paesistica’, anche nei territori non assoggettati a specifiche tutele paesaggistiche (ai sensi degli artt.134 e 142 del D.Lgs.42/2004) le aree paesisticamente compromesse o degradate sono da considerarsi a”sensibilità elevata o molto elevata”, e che, di conseguenza dovrà essere attentamente valutata l’incidenza paesistica degli interventi e dei programmi urbanistici che le riguardano”, tenendo sempre “in attenta considerazione le connotazioni del contesto sovralocale” e le coerenze con gli scenari di riqualificazione paesistica eventualmente definiti dalla pianificazione locale, prevedendo semplificazioni procedurali solo nel caso che “la pianificazione abbia definito anche specifiche e dettagliate norme e indicazioni paesistiche per gli interventi di recupero” Indirizzi di Tutela - parte IV. Degrado e compromissione paesistica : indirizzi di riqualificazione e di contenimento.
Marco Prusicki
professore Dipartimento di Progettazione dell’Architettura Politecnico di Milano
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