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L’Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale (A.T.E.R.) della Provincia di Verona compie settant’anni

Di Niko Cordioli • 14 gennaio 2011 • Categoria: I problemi del social housing

Ecco …”tra il dire e il fare” come si è evoluto in questi anni il concetto di edilizia pubblica

I meno giovani ricorderanno l’Istituto Autonomo Case Popolari (I.A.C.P.) che operava su tutto il territorio nazionale e nella provincia di Verona a partire dal 1939. Nel 1995 la Regione Veneto, in osservanza di quanto disposto nel 1977 con Decreto del Presidente della Repubblica, trasformò l’Istituto in Aziende Territoriali per l’Edilizia Residenziale (A.T.E.R.). Non si trattò però di un semplice cambio di “ragione sociale”, ma di un’autentica trasformazione giuridica ed operativa dell’Ente, che permise di affiancare alle finalità tradizionali, volte a perseguire gli scopi di carattere sociale, nuove e più ampie attività e competenze.

In sostanza l’A.T.E.R. non è più solo un mero esecutore di programmi costruttivi ideati da altri, ma fonte di progetti propri dettati dalla sensibilità degli amministratori locali. Da quel momento diviene una struttura capace di inserirsi nel contesto di un nuovo concetto sociale dell’abitare, all’interno di una società in continuo mutamento per esigenze e problematiche. Operiamo su tutto il territorio di Verona e della Provincia, nel settore dell’edilizia sociale utilizzando risorse finanziarie proprie o provenienti per lo stesso scopo da altri soggetti pubblici. Attuiamo interventi di edilizia residenziale sovvenzionata, agevolata e convenzionata mediante l’acquisto, la costruzione ed il recupero di abitazioni e di immobili di pertinenza, anche attraverso programmi integrati e programmi di recupero urbano. In passato si contava sui finanziamenti pubblici “a pioggia” garantiti dallo Stato, oggi l’Ente deve attuare strategie che gli permettano di consolidare i risultati raggiunti, ma al tempo stesso gli consentano di dare risposte concrete e adeguate in tempi sempre più rapidi, ascoltando le esigenze di una società che è sempre più in rapida evoluzione.

Naturalmente anche il contesto sociale nel quale l’Azienda si trova ad operare è molto variato negli anni, oggi non è più sufficiente guardare ai ceti meno agiati. Si deve tener conto che la nostra società si è trasformata in multietnica e multirazziale e quindi si deve parlare sempre più di “progettazione sociale” dell’abitare, concetto che non tiene più solo in considerazione lo “spazio” in cui viviamo, ma la persona che lo vive.

Parlare oggi di nuovi strumenti per la gestione delle politiche abitative, significa anzitutto analizzare quali sono gli strumenti che ciascuna Regione mette a disposizione degli enti per poter far fronte alla crescente problematica dell’emergenza abitativa. Naturalmente un ruolo determinante da questo punto di vista lo gioca la politica. Premesso che a seguito della modifica del titolo V della Costituzione e soprattutto a seguito della cessazione dei fondi Gescal, dal mio punto di vista, i Governi nazionali e regionali non hanno dato vita a iniziative significative in materia, credo che questo parziale immobilismo delle istituzioni negli anni passati abbia in parte contribuito a generare la situazione odierna.

L’allarme oggi è rappresentato in modo molto chiaro dai dati che, nel nostro caso specifico, ci giungono dalla Regione Veneto, dove solamente il 6% delle domande giacenti, presso i servizi sociali dei comuni, trova una risposta concreta.

Negli ultimi mesi la Regione Veneto si è mossa su diversi fronti per cercare di profilare delle soluzioni concrete. Ad esempio la possibilità per le A.T.E.R. di vendere gli alloggi agli inquilini a partire dal 31 ottobre prossimo, dando loro l’opportunità di diventarne proprietari.

L’intero patrimonio del Veneto è costituito all’incirca da 41 mila alloggi e l’introito presunto sarà pari a circa 750 milioni di euro. Queste somme saranno reimpiegate per la costruzione di nuovi edifici, per il rinnovamento dell’intero patrimonio gestito dalle Aziende e quindi per il potenziamento delle possibilità di assegnazione a fronte della crescente domanda, senza dimenticare che potremo anche sopperire ai sempre maggiori costi di gestione. Se si pensa che per un alloggio per il quale percepiamo un canone di locazione mensile di circa 107 euro le spese a nostro carico possono ammontare anche a 150 euro, appare del tutto evidente lo spreco di risorse.

In termini pratici l’attuazione di questo progetto della Regione passa in primis attraverso la parziale modifica della legge regionale 10/96 che stabilisce i criteri di assegnazione degli alloggi, introducendo la possibilità di stipulare contratti di locazione della durata di 3+2 anni e conseguentemente tramite l’ampliamento della possibilità di acquisto degli alloggi, per ora vincolato al locatario o componente del nucleo familiare (legge 29/03), anche da parte di altre persone con diverso grado parentale o addirittura l’acquisto della nuda proprietà qualora vi sia da parte del locatario la rinuncia alla possibilità di acquisto. Inoltre oggi le A.T.E.R. del Veneto possono contare su nuove linee guida per l’acquisto di alloggi già finiti e reperibili dal mercato immobiliare, che possono essere prontamente destinati. Questo significa che le Aziende, a fronte di una crescente richiesta di alloggi di edilizia residenziale pubblica, potranno dare una risposta decisa, efficace ed immediata ai differenti bisogni espressi dalla popolazione, tenendo soprattutto conto di particolari categorie sociali, quali gli anziani, le famigli monoreddito, le giovani coppie e gli studenti.

E’ proprio per queste fasce di popolazione, che sono i nuovi attori dell’housing sociale, che siamo a chiamati a promuovere nuove politiche per risolvere l’emergenza abitativa e questo è l’obiettivo del Fondo etico VENETO CASA.Il Fondo attraverso il coinvolgimento delle Fondazioni Bancarie beneficia oggi di un capitale iniziale di 10 milioni di euro, ma nell’immediato futuro intendiamo portare ad almeno 50 milioni di euro, sino poi a raggiungere, grazie alla leva finanziaria, i 100 milioni di euro.

In questi anni si è accresciuta anche la necessità di ovviare al problema della scarsa disponibilità da parte dei Comuni a cedere terreni per poter edificare alloggi da destinare all’edilizia residenziale pubblica. Nasce da qui l’idea di immaginare altri scenari per poter perseguire e raggiungere quegli obiettivi che conducono a migliorare la nostra offerta, a totale vantaggio delle cosiddette fasce deboli o del ceto medio.

La strada da percorrere in questo momento sembra quella di acquisire in proprietà o in concessione le aree e gli edifici non più utilizzati ai fini istituzionali dall’Agenzia del Demanio e dal Ministero della Difesa. Tale patrimonio immobiliare, sul nostro territorio, è ingente e la sua riqualificazione ci permetterebbe di ricavare alloggi da destinare al personale in servizio presso le Amministrazioni militari e dello stato, o rivolti al ceto medio, che potrebbe così permettersi una abitazione decorosa ad un prezzo accessibile ed equo.

In questi ultimi mesi  mi sono fatto promotore presso il Ministero della Difesa, attraverso un proficuo dialogo con il Sottosegretario Crosetto, delle istanze che mi auguro conducano in tempi brevi ad una possibilità di accordo con gli Enti competenti per il raggiungimento di tale obiettivo.

Attraverso questi decenni si è evidenziata anche la necessità di profondere particolare attenzione nei confronti di tematiche come il controllo dei redditi e dei dati di residenza degli assegnatari. Oggi li chiamiamo i “furbetti”, termine quanto mai appropriato, dato che stiamo parlando di soggetti che sperano di non essere diciamo “scoperti” e di poter continuare a corrispondere all’Azienda un canone di locazione decisamente troppo ridotto rispetto al proprio reddito.

In sostanza l’A.T.E.R. vuole tutelare i diritti di tutti, garantendo che l’utente che ha in concessione un alloggio ne abbia effettivamente titolo e paghi un affitto commisurato alle entrate economiche dell’intero nucleo familiare che vi risiede. Spesso sono proprio altri inquilini ad avere un ruolo determinante nel far emergere eventuali irregolarità, segnalando alle nostre strutture di aver notato qualche cambiamento nello stile di vita dei propri vicini. Naturalmente la variazione di composizione del nucleo familiare che risiede in un alloggio deve essere costantemente monitorata ed è questo un aspetto determinante per quanto concerne la verifica dei redditi, per i quali provvediamo all’incrocio dei dati con gli Uffici dell’Anagrafe dei Comuni.

Un importante passo in tal senso è stato recentemente compiuto con la firma di un protocollo d’intesa tra A.T.E.R. e Comune di Verona per la creazione di un sistema informatico che permette in tempo reale a ciascun Ente di appurare la situazione dei richiedenti attraverso l’incrocio delle banche dati. Questa sinergia permette di lavorare con maggior precisione, velocizzando al tempo stesso l’iter delle pratiche.

La trasformazione naturale che in questi anni ha permesso all’Azienda di crescere ed adeguarsi alle esigenze della vita quotidiana, continuerà certamente negli anni futuri, avendo sempre ben salda la convinzione che le buone idee camminano sulle gambe di chi è chiamato ad amministrare questi Enti in stretta collaborazione con tutti i livelli istituzionali, con l’unico obiettivo di migliorare sempre più i servizi offerti.


Presidente dell'ATER di Verona e dell'associazione Regionale AA.TT.EE.RR. del Veneto
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