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Azioni quotidiane capaci di speranza. Agire l’innovazione rigenerando antiche radici

Di Johnny Dotti • 14 gennaio 2011 • Categoria: I problemi del social housing

”Abitare un luogo non è semplice stare (casomai è star-ci), non è appoggiarsi, occupare uno spazio e un tempo. Abitare è conoscere, gustare, curare, trasformare, costruire, farsi innanzi tutto abitare da quel luogo e da quello spazio. Mettersi in sintonia. Abitare è trasformarsi. Abitare è relazione. Simbolo e significato. Per questo abitare è felicità e gioia ma contestualmente fatica e sacrificio. E’, comunque sia, condividere un posto, con gli altri e con il nulla.”

Tratto da Abitare luoghi di bene comune in “nuovo welfare ed impresa sociale”, Diabasis 2006 Reggio Emilia.

Da qualche anno la cooperazione sociale della rete CGM è impegnata a costruire nuove esperienze di abitazione. Ci sono diverse motivazioni che sottostanno a questo impegno. Sono però tutte riconducibili allo stare dentro le diverse comunità territoriali ed al travaglio che queste stanno vivendo. Travaglio di persone, famiglie, gruppi ed istituzioni.

Non si tratta semplicemente di trovare soluzioni e risposte efficientiste. Mi permetto di semplificare sostenendo che non si tratta di costruire degli involucri fisici e di infilarci le persone al più basso costo possibile per loro e per la collettività. Ciò che nel breve periodo sembra essere una risposta efficiente, come dimostra la storia degli ultimi anni costituisce un costo, (sociale, esistenziale ed economico) ben superiore dell’apparente vantaggio iniziale. Non è possibile oggi, ed in particolare nei casi che presentano già lo stigma dell’emarginazione o che stanno lentamente scivolando in quella dimensione sociale, scollegare la parola “abitare” dalla responsabilità, dalla creatività, dalla relazionalità. Sono queste le dimensioni che garantiscono la cura materiale ed immateriale sul lungo periodo. Mai come oggi in un tempo di diaspora sociale, abitare è vivere. C’è un bisogno di soggettività che va interpretato positivamente, che è difficilmente standardizzabile, ed è una risorsa preziosa per attivare, come direbbe l’economista A. Sen, percorsi di capacitazione delle persone sia singolari che plurali.

Siamo di fronte ad una evidente ”funzione pubblica” della cooperazione sociale, che si mostra anche nella sua dimensione materiale. Con il gran vantaggio di essere consapevole che la partita non finisce il giorno i cui si ”consegnano gli alloggi” ma che quello è l’inizio della storia da costruire insieme alle persone. C’è insomma la sfida a rivedere, accompagnandoli da dentro, i tempi, i modi e gli spazi dell’abitare, non fermandosi agli stereotipi che identificano famiglia con appartamento, edilizia pubblica con Aler, case popolari con formicai. Ogni tempo storico ha determinato le ragioni delle sue opere, crediamo che oggi ci sia un tempo per ripensare buone ragioni prima di procedere nell’appiattire ogni significato con le consuetutini che gli sono attribuite. C’è bisogno di generare nuove visioni o se volete di rigenerarne di antiche e di affiancarle a nuove responsabilità, da cui discendono nuovi stili e nuove abitudini. Nei brevi racconti che seguiranno troverete ricostruttori e costruttori.

Nel primo caso si è intervenuto su contesti fisici già esistenti. Innovando, implementando funzioni comuni insterilite, spesso in presenza di relazioni desertificate e di abitazioni lasciate andare alla deriva.

Nel secondo, quello dei costruttori, si è trattato di far nascere nuovi contesti fisici e relazionali. Segni e simboli del possibile e dell’auspicabile. In tutte le esperienze le cooperative sociali  hanno usato, investendole, le proprie riserve, il proprio capitale e patrimonio economico e sociale, generato lentamente negli anni della loro esistenza. Come è loro abitudine hanno coinvolto altri soggetti cooperativi o del terzo settore, fondazioni, imprese, banche, pubbliche amministrazioni.

Prima di entrare dentro i territori e alle loro esperienze segnalo anche il lavoro di retrovia che fa CGM per sostenere i territori. In questo caso le attività di Alfa, un’impresa sociale costituita con l’Anfass e Banca Intesa-Sanpaolo, nata con l’obiettivo di trovare soluzioni anche abitative ai disabili senza famiglia.

Di Talenti la fondazione costituita, tra gli altri, con gli ordini religiosi italiani maschili e femminili e la fondazione Cariplo, che ha tra i propri obiettivi anche quello di rimettere in gioco, a favore delle comunità e nel rispetto delle finalità originarie, i beni immobili degli ordini religiosi. Ma entriamo ora, seppur sinteticamente, nelle singole esperienze che abbiamo scelto, tra le tante, nella “città infinita”. Partiamo da Torino e arriviamo duecento chilometri dopo a Brescia.

Torino: consorzio Kairos casa

I primi immobili oggetto dell’operazione sono situati nella Circoscrizione 5 di Torino in prossimità del confine con la Città di Venaria.

Il complesso edilizio è composto di 6 palazzi per un totale di circa 800 alloggi. E’ sorto a metà degli anni ‘60; è abitato tradizionalmente da autoferrotranvieri, metalmeccanici e ceto impiegatizio pubblico di basso livello. Gran parte dei residenti vivono nel quartiere sin dalla sua nascita, dunque la popolazione presenta una elevata percentuale di anziani e pensionati, sono presenti diversi nuclei monoparentali. Il livello dei redditi è medio basso, un numero significativo di famiglie è monoreddito.

La proprietà delle case era inizialmente del CPDEL per poi passare all’INPDAP. In seguito al processo di dismissione degli immobili degli enti previdenziali, gli alloggi sono stati messi in vendita con diritto di prelazione per gli inquilini.

Diverse cooperative del consorzio Kairos sono da tempo presenti nella zona, gestendo diverse tipologie di interventi e servizi. Di fronte alla emergenza dello sfratto per quegli inquilini che non potevano riscattare l’alloggio, il consorzio ha acquisito una dozzina di appartamenti, permettendo alle persone in difficoltà di rimanere nella propria abitazione a costi compatibili con le proprie possibilità. Ha inoltre creato uno spazio di servizi di supporto alle persone anziane, in particolare una lavanderia e la possibilità di poter fare il bagno assistiti. E’ nato inoltre un asilo nido e Kairos, riqualificando ed innovando le spese già presenti per pulizie di parti comuni ed amministrazione condominiale, le ha innervate con saperi sociali, mettendole a frutto nella creazione di legami in quel contesto.

Era finora assente sul mercato torinese un soggetto privato che trattasse immobili con particolare attenzione alla situazione delle persone che sono a ridosso della soglia di povertà. Ad eccezione dell’Azienda Territoriale per la Casa e di un’agenzia del Comune di Torino, le cui politiche hanno però marcato sapore assistenziale, di fatto il mercato non offre opportunità: né per locazioni a prezzo calmierato, nè per realizzare in contesti residenziali servizi innovativi per fasce di disagio conclamato

La cooperazione sociale si trova di fronte continuamente il problema abitativo sia per i propri soci che per i propri fruitori.

Da queste brevi considerazioni l’idea va via via crescendo. Sono infatti previsti nuovi interventi sia nelle acquisizioni patrimoniali che nella loro gestione, anche attraverso la capacità, utilizzando capitoli di spesa “vecchi”, di generare nuove figure professionali.

Le politiche per la casa che hanno costituito l’ossatura dell’intervento hanno inteso avviare processi di integrazione sociale, mettendo in campo nuove professionalità basate sulla contaminazione del sapere sociale con il sapere legato alla gestione immobiliare. Hanno cercato di riqualificare la spesa, trasformando costi per servizi a basso contenuto professionale (ad esempio le pulizie) in spesa di welfare: il custode domiciliare e l’amministratore sociale.

Queste iniziative sono state interpretate come sperimentali, partendo dalla considerazione che oggi non vi è una strada certa per costruire le politiche della casa e dunque è importante ipotizzare e applicare risposte inedite.

I progetti sono stati realizzati a partire dalla ricerca di complementarietà tra soggetti differenti per natura giuridica e scopo. L’assunto di base è che la differenza può aumentare la capacità di pensiero e risposta.

Milano: cooperativa sociale “La Cordata” e sistema dei consorzi milanesi

Il villaggio Barona, situato a Milano nell’omonimo quartiere, nasce dalla trasformazione di un’area industriale di oltre 40 mila metri quadrati di proprietà della fondazione Cassoni, in un complesso adibito a servizi di assistenza (comunità per disabili, centro di aggregazione per gli anziani, asilo nido, scuola professionale, comunità per richiedenti asilo, centro di sostegno al disagio mentale), con un pensionato per 130 studenti, attività artigianali e commerciali, un parco pubblico di 20 mila metri quadrati, una palestra, un campo sportivo ed aree attrezzare per il gioco dei bambini.

La scommessa più innovativa di tutto il villaggio è stata l’integrazione di funzioni tra servizi residenziali come l’housing sociale e l’offerta di servizi (dall’abitare al commercio, da quello ricettivo ai servizi alla persona). In questa realizzazione la cooperativa sociale La Cordata ha giocato un ruolo non solo di ideazione ma anche di investitore e gestore dell’area alberghiera e del pensionato per studenti (Zumbini rooms).

Partendo dai bisogni delle persone si è cercato di strutturare spazi e tempi che permettessero la relazione e l’incontro. In questi luoghi si incontrano lo studente e la mamma col bambino, il disabile ed il giovane che arriva da percorsi di marginalità, ma anche il professionista che è a Milano temporaneamente, lo straniero di Erasmus o il neo assunto con un master in tasca. La dinamica è quella di mischiare il più possibile le persone, facendole incontrare.

Questo ha un fortissimo valore aggiunto per i soggetti deboli, che si ritrovano a vivere in un contesto di normalità, ma ha un indubbio valore anche per gli studenti o per chi altro sia ospite dell’albergo. All’interno si è aperto anche uno sportello per il territorio che risponde a richieste di orientamento ai servizi e di accompagnamento nei casi di bisogno immediato. Ampi spazi sono anche dedicati ad incontri aperti al quartiere, a film e cultura.

Ultimo, ma non ultimo, i luoghi sono belli, perché è anche la qualità estetica di un luogo che spesso determina le relazioni.

Ma le esperienze non danno vita solo a singole organizzazioni, ma anche alle reti che queste abitano, ed è così che a breve avranno inizio i lavori di riqualificazione di un’area storica di Milano, il vecchio istituto di correzione di Milano Marchionni. I consorzi Milanesi della rete CGM con il Politecnico, il Comune e la fondazione Cariplo sono impegnati in un progetto che comprende la nascita di un pensionato studentesco, di servizi ai minori, di attività e servizi rivolte al territorio: 20 mila metri quadrati per i giovani.

Bergamo: cooperativa sociale Servire

L’intervento di cui sono stati da poco aperti i cantieri riguarda un’area, della superficie territoriale di metri quadrati 11.870, ubicata in via Guerrazzi, nell’immediata cintura della città.

L’intervento prevede una volumetria complessiva di metri cubi 13.800 di cui 12.000 metri cubi per residenza e 1.800 metri cubi destinati alla realizzazione di una struttura residenziale socio-sanitaria per anziani (casa comunitaria anziani).

In particolare la casa comunitaria è una struttura costituita da un settore “privato”, articolato su due livelli, dove sono ubicati 10 monolocali con servizi privati e un piccolo angolo cottura, e da un settore “comune”, ad un unico livello al piano terra, dove sono localizzati gli spazi comuni quali la cucina, il soggiorno-sala per attività socializzanti, i locali per il personale che gestisce la struttura. Ogni monolocale al piano terra è inoltre collegato ad un giardino privato che incrementa e migliora notevolmente la fruibilità degli spazi; i monolocali al piano primo sono dotati di balconi esterni. La casa comunitaria è dotata di un ampio giardino, posto in relazione diretta agli spazi comuni al piano terra, per favorire momenti di ricreazione e passeggiate all’aria aperta.

Presenta un’articolazione tipologica e una dotazione impiantistica in grado di garantire prestazioni elevate in termini di sicurezza, fruibilità, comfort abitativo e facilità di gestione.

La casa comunitaria è prevalentemente rivolta a persone anziane con ancora un discreto grado di autonomia ma che sono impossibilitate a permanere presso il proprio domicilio a causa dell’assenza di una rete familiare e/o per inadeguatezza abitativa.

La casa comunitaria vuole porsi nella rete dei servizi agli anziani come un luogo protetto di residenza stabile o temporanea. Infatti intende unire alle cure assistenziali iniziative di relazione e socializzazione, ricreando un clima di famiglia allargata, pur garantendo la necessaria privacy.

Verrà garantita la presenza diurna e notturna di personale della Cooperativa che si occuperà anche della preparazione dei pasti e delle altre necessità degli ospiti. Il servizio, al pari di numerose esperienze maturate nei paesi del nord Europa e in Gran Bretagna, si vuole porre come valida alternativa al ricovero in RSA a vantaggio degli anziani non ancora compromessi sotto il profilo sanitario.I vantaggi che se ne traggono sono soprattutto sul piano del mantenimento dell’autonomia, della libertà di scelta e della sfera relazionale ed emotiva.

Gli ampi spazi verdi esterni, la cui manutenzione sarà a cura della Cooperativa, andranno ad ampliare le offerte ricreative e socializzanti non solo per i residenti ma anche per il quartiere stesso.

Brescia: Immobiliare sociale bresciana

Alla periferia di Brescia, in una zona di insediamento industriale, diverse cooperative sociali, in particolare quelle di inserimento lavorativo, costruendo una casa per sè, hanno dato casa ad altri e aperto spazi di socialità.

Accanto ad uffici, magazzini e zone di parcheggio e rimessaggio mezzi, hanno preso vita luoghi per fare incontri pubblici, assemblee ma anche otto mini appartamenti per ospitare temporaneamente persone in difficoltà: nuclei familiari, carcerati, disabili adulti che temporalmente trovano una risposta al bisogno abitativo con un appropriato affiancamento sia nella permanenza che nella ricerca di una soluzione abitativa più stabile.

Accanto a “Panta rei”, questo è il nome dell’insediamento, che ha costituito il primo passo, l’Immobiliare sociale bresciana, coinvolgendo diverse cooperative sociali sta sviluppando nuovi insediamenti abitativi. Altri trenta appartamenti dislocati in diversi punti del territorio bresciano andranno presto ad affiancarsi alle prime costruzioni per garantire in questo caso esperienze abitative più stabili e di lungo periodo. In questo caso saranno soprattutto le cooperative che sosterranno la rete di supporti relazionali ed i servizi adeguati.

Si dirà : microcosmi! Ma è spesso dai microcosmi che rinascono fiducia e speranza.


Presidente di Welfare Italia
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