Benessere ed equità: indagini locali sui bilanci delle famiglie. Che cosa stiamo imparando dall’esperienza modenese

Di Paolo Silvestri • 2 settembre 2008 • Categoria: Studi e Ricerche

indagini campionare sulla situazione economica delle famiglie Negli ultimi anni si è difuso, nella ricerca eco- nomica e sociologica, l’interesse per analisi fon- date su microdati, siano essi riferiti a individui, famiglie o imprese. La situazione relativamente favorevole di produzione d’indagini sulla con- dizione economica delle famiglie, di fonte Banca d’Italia e Istat 1, ha consentito un allargamento delle conoscenze sulle caratteristiche e sui com- portamenti delle famiglie e del mercato del lavo- ro. Tuttavia, a causa dell’insufciente grado di copertura campionaria delle indagini nazionali, le domande a cui un ricercatore vuole dare una risposta non sempre trovano nei dati a disposi- zione una sufciente base informativa, in parti- colare quando il focus dell’indagine si sposta su una dimensione territoriale più limitata. Una possibile via per porre rimedio alla difcoltà di impiegare indagini nazionali per analisi locali è di ricorrere a processi sofisticati, ma indiretti, come le tecniche di pooling e di matching di più indagini, ma con risultati spesso fragili. Una seconda strada è quella di produrre indagini ad hoc, con obiettivi specifici e ad un livello territoriale più ristretto (regione, provincia, comune). Negli anni più recenti questa seconda via è stata percorsa da alcune amministrazioni e da alcuni gruppi di ricercatori 2, che hanno condotto indagini su ambiti territoriali delimitati e accomunate dalla caratteristica di rilevare, accanto ad altri aspetti, anche la condizione economica degli intervistati. Si tratta d’indagini nate con finalità e in momenti diversi, e non coordinate tra loro, anche se sono state avviate alcune iniziative volte ad armonizzare le principali informazioni di natura economica in esse contenute 3. Il punto di forza delle indagini campionarie è di ofrire una ricca messe di informazioni che possono essere elaborate per afrontare numerose questioni di rilevo per l’analisi e il disegno delle politiche locali. Tali indagini consentono infatti di estrapolare informazioni su base micro, che possono essere intrecciate tra loro, e dunque di definire, a secondo dell’obiettivo dell’analisi, i profili rilevanti di individui e famiglie che si voglio esaminare. Inoltre, disponendo di mi- crodati, è possibile costruire modelli di micro- simulazione “tax-benefit” per stimare gli efetti distributivi di politiche fiscali e di trasferimento (Baldini e Toso, 2004; Toso 1996). Indagini locali Nel panorama di indagini locali, l’indagine sulle condizioni economiche e sociali delle famiglie della provincia di Modena (ICESmo), merita di essere ricordata perché presenta l’importante caratteristica di raccogliere le informazioni su reddito e patrimonio ricorrendo alle stesse domande dell’indagine sui bilanci della famiglie italiane della Banca d’Italia, e quindi permette una piena comparabilità con i corrispondenti aggregati nazionali. Da pochi mesi si è conclusa le seconda indagine modenese (ICESmo2). La prima è stata realizzata con riferimento all’anno 2002 e i risultati sono stati pubblicati nel volume La ricchezza dell’equità (Baldini, Bosi e Silvestri, 2004). Si tratta di un’indagine particolarmente ricca di informazioni: oltre alle caratteristiche economiche e sociali, rileva infatti numerose dimensioni delle condizioni di vita di individui e famiglie, che spaziano dai consumi di tipo culturale, alle condizioni di salute, agli spostamenti sul territorio, alle condizioni abitative, al fabbisogno di cura (per i due segmenti più rilevanti per le politiche locali: anziani e bambini), sino ad indagare dimensioni più personali, quali la soddisfazione per alcune dimensioni della propria vita, la rilevanza percepita di alcuni problemi tipici della vita comunitaria, il numero di figli desiderati. ICESmo2 presenta inoltre, rispetto alla prima edizione, un allargamento della struttura campionaria, che consente di fornire informazioni statisticamente significative, oltre che per l’insieme della provincia e per il comune capoluogo, per due unioni di comuni: l’Unione Terre di Castelli (Vignola) e l’Associazione dei comuni modenesi del distretto ceramico (Sassuolo). Se volgiamo lo sguardo ai risultati delle nostre ricerche, due ci sembrano gli elementi di maggior rilievo, in termini conoscitivi, che emergono dalle indagini locali sulla distribuzione dei redditi. Il primo è che diversi territori (provinciali o re- gionali), non solo presentano caratteri enorme- mente diformi da quelli medi nazionali, sicché è possibile parlare di “sistemi di welfare” locali connotati da tratti ampiamente diformi da quel- li del sistema nazionale 4, ma che aspetti partico- lari, quali la povertà e la popolazione a rischio di emarginazione, possono presentare profili assai diversi tra le stesse aree, anche quando si tratta di territori ad elevato sviluppo. A questo pro- posito si veda il lavoro di Benassi e Colombini (2007) che, ricorrendo all’archivio Disrel, mette a confronto le caratteristiche della distribuzione del reddito e della povertà a Modena, Trento, Milano, Brescia, Toscana e Italia. Il secondo è che, anche all’interno di aree relativamente omogenee, come lo è la provincia di Modena (che si contraddistingue per elevato reddito, ridotta diseguaglianza e bassi tassi di povertà), possono emergere rilevanti diferenze per partizioni sub provinciali. Alcune di queste diferenze sono attese, come è tipicamente quella tra il comune capoluogo e il resto della provincia; altre meno, come mostra l’analisi per zone condotta sulla provincia di Modena (Baldini e Silvestri, 2008). La possibilità di intrecciare le condizioni econo- miche e sociali dei singoli individui con le carat- teristiche dei territori in cui questi vivono (abi- tano, studiano, lavorano, costruiscono relazioni, ecc.) apre, dal punto di vista metodologico, una nuova frontiera di ricerca e di applicazioni di strumenti di policy. Le potenzialità dei singoli (le capabilities, per usare l’espressione di Sen) contano soprattutto in relazione al loro spazio vitale: i territori dun- que contano sia perché il benessere o la povertà delle persone sono rilevanti in relazione alla co- munità di riferimento sia perché i territori, e le loro strutture di governo, sono titolari e attori di un insieme rilevante di politiche, la cui efcacia dipende significativamente dal contesto in cui sono inserite. L’alternativa ad un approccio integrato indivi- dui-territorio è di considerare esclusivamente le caratteristiche degli individui, a prescindere dal luogo in cui vivono (questo è tipicamente il limite delle analisi distributive che si riferiscono ad un insieme di dati nazionali o sovranazio- nali), oppure di considerare esclusivamente le caratteristiche delle diverse aree geografiche, a prescindere da quelle personali di chi in quelle aree vive (questo è tipicamente il limite degli ap- procci costruiti a partire da macro informazioni articolate per aree o regioni). ICESmo2: qualche applicazione Le diferenze infra-provinciali hanno conse- guenze non marginali nel disegno delle politi- che pubbliche. Consideriamo, a titolo esempli- ficativo, il tasso di povertà per alcune aree della provincia di Modena oggetto di sovra campio- namento nell’indagine ICESmo2 (figura 1).

(*) Il tasso di povertà misura la percentuale di individui sulla popolazione che non superano la soglia di povertà (la soglia è definita, secondo gli standard internazionali, ponendo la linea della povertà pari al 60% della mediana dei redditi equivalenti della popolazione modenese). I segmenti verticali indicano l’intervallo di confidenza al 95%. Fonte: Baldini e Silvestri (2008) Questa informazione pone un evidente problema con riferimento a possibili prospettive di armo- nizzazione dei criteri di definizione della prova dei mezzi nelle politiche sociali (impiegati per diferenziare le tarife o per l’accesso ai servizi): qualora si definisse un’unica soglia provinciale, quel dato ci dice che il carico (o la domanda) po- tenziale che ci dobbiamo attendere a Sassuolo è circa il doppio di quello che ci dovremmo atten- dere a Vignola, con evidenti conseguenze sulla distribuzione di risorse necessarie per colmare i bisogni. Per quanto riguarda invece le politiche di housing e le politiche territoriali, argomenti più vicini all’interesse del lettore di questa rivista, la potenzialità di ICESmo è che consente di intrecciare la condizione economica delle famiglie con altre informazioni anagrafiche (quali l’età, la condi- zione professionale o l’origine del capofamiglia, o la numerosità del nucleo) e con la condizione abitativa 5. In questo modo è possibile esaminare fenomeni quali il rischio di povertà a secon- da che le famiglie vivano in aftto o in case in proprietà, oppure l’incidenza dell’aftto (o del mutuo sulla casa) sul reddito per diversi profili di utenza. A titolo esemplificativo si riportano, riprendendoli dai lavori che stiamo svolgendo, alcuni risultati. Dall’indagine emerge con estrema chiarezza che il rischio di povertà è fortemente correlato con il titolo di godimento dell’abitazione: in media provinciale, a fronte di un tasso di povertà di circa il 15%, questo balza a oltre il 50% per le famiglie in aftto (ovvero una famiglia su due in aftto è a rischio di povertà), mentre interessa solamente il 5% di quelle con abitazione in proprietà. Si noti che, anche in questo caso, le diferenze tra diverse zone della provincia non sono marginali.

Risulta inoltre, non solo che la percentuale di persone che vive in aftto diminuisce al crescere dell’età del capofamiglia (tabella 1), ma che la sua distribuzione varia sensibilmente nelle diverse aree: particolarmente evidente, ad esempio, è la situazione di maggiore difcoltà della famiglie più giovani nel capoluogo. tab.1 Quota di individui in aftto per età del capofamiglia (provinia di modena, 2006) - fonte: Baldini Silvestri - 2006

ICESmo2 rileva anche informazione sul valore delle abitazioni e sulla loro dimensione (tabella 2), da cui è possibile ricavare indici di afolla- mento delle abitazioni (tabella 3), che -di nuo- vo- mostrano un quadro piuttosto articolato a livello provinciale. tab.2 Quota di individui in aftto per età del capofamiglia (provincia di modena, 2006) - fonte: Baldini Silvestri - 2006 Modena Vignola Sassuolo Provincia Valore di mercato delle abitazioni in proprietà

tab.3 Quota di individui che vivono in condizioni di sovrafollamento (meno di 25 mq. pro-capite) (provincia di modena, 2006) - fonte: Baldini Silvestri - 2006

Disponendo delle informazioni sulla condizione economica si può inoltre calcolare il peso dell’aftto pagato sul reddito disponibile familia- re. La figura 2 ne mostra l’incidenza a seconda del quintile di reddito disponibile. Com’è ovvio, l’incidenza declina all’aumentare dei quintili; meno ovvio è che proprio le famiglie più povere del primo quintile di Vignola mostrino un peso relativamente più elevato (pari al 35%, contro un media provinciale delle altre zone del 25%), il che documenta il fatto che, anche se Vignola ha meno persone a rischio di povertà e meno fa- miglie in aftto, queste però sono relativamente più povere che nel resto della provincia e l’onere dell’aftto incide in misura maggiore.

fig.3 Incidenza dell’aftto sul reddito per le famiglie in aftto, per quintili di reddito disponibile equivalente e per area (provincia di Modena, 2006)

La tabella 4 riassume la diversa distribuzione di problemi tipici legati all’abitazione, rilevati nell’indagine a seconda dell’origine del capo famiglia. Come si può osservare le famiglie straniere provenienti da paesi ad elevato tasso di emigrazione vivono in abitazioni in cattive condizioni (e con riscaldamento e servizi igienici inadeguati), con una incidenza che è di 4-8 volte superiore a quelle degli “autoctoni”: si tratta di diferenze enormi, che forse sono addirittura sottovalutate dagli stessi intervistati, considerato che altri fenomeni pervasivi, quali la percezione dell’inquinamento o dei rumori del trafco, vengono segnalati con minore frequenza dagli stranieri immigrati rispetto agli altri. tab.4 Problemi relativi all’abitazione per le famiglie straniere provenienti da paesi ad elevata emigrazione e le altre (provincia di Modena, 2006)

Ulteriori sviluppi Un possibile sviluppo delle indagini campionarie locali sul reddito è la loro integrazione con altri archivi. Il Capp, in collaborazione con l’Ufcio statistico del Comune di Modena, ha avviato a livello sperimentale una procedura di imputazione delle informazioni riguardanti la condizione economica rilevate con ICESmo ai dati censuri del 2001. Questa tecnica consente di stimare, attraverso opportune tecniche statistiche, per ogni famiglia (e ogni persona) del territorio provinciale, il livello del reddito, informazione che può essere trattata congiuntamente con quelle normalmente raccolte con il censimento delle famiglie (Morciano e Silvestri, 2008). Questa tecnica, originariamente impiegata da organizzazioni internazionali per supplire a carenze di basi informative nei paesi in via di sviluppo, è stata impiegata per costruire “mappe di povertà” (Ballini et al., 2007). Le mappe permettono di descrivere, anche su supporto cartografico, la distribuzione della popolazione, ad esempio a rischio di povertà, con il massimo dettaglio possibile. Le potenzialità, soprattutto sul piano del monitoraggio del territorio, sono di tutto rilievo, ad esempio nella prospettiva di disegnare adeguate politiche per contrastare la formazione di enclave a rischio, in particolare in un contesto di forte aumento della popolazione straniera sul territorio (per inciso la problematica della “segregazione socio-spaziale” può essere rilevante non solo a livello di quartiere, ma all’interno dello stesso edificio o gruppi di edifici prossimi). Il limite più evidente di questa tecnica è che i censimenti vengono efettuati ogni dieci anni e che le informazioni relative sono spesso disponibili con ritardo; disponendo di archivi anagrafici aggiornati su alcune variabili cruciali ai fini dell’imputazione (in particolare, il titolo di studio) è però possibile sviluppare procedure di aggiornamento, quantomeno a livello comunale.

(*) Per famiglie straniere si considerano quelle il cui capofamiglia è nato o ha la cittadinanza di paesi ad elevato tasso di emigrazione e basso reddito, quali tipicamente i paesi dell’area africana, asiatica (ad esclusione di Giappone e Israele), dell’America centro meridionale o dei paesi europei diversi da quelli dell’Unione a 15. Fonte: ICESmo2

Interazione tra ricercatori e policy maker: la capacità di sfruttare gli ambiti applicativi e di sollevare questioni rilevanti La collaborazione tra soggetti che producono ricerche e analisi e i policy maker non è una relazione facile e scontata, anche in un mondo ideale, dove l’università esce dalla sua “torre d’avorio” e i politici sono genuinamente interessati all’uso dei risultati dalla ricerca. Non sempre esiste una tradizione consolidata di lavoro e, vista dalla nostra prospettiva (accademica), non è infrequente che vi siano analisi e strumenti in cerca di domande e di uso. L’esperienza di ICESmo ci ha indotto a innova- re anche sotto questo profilo e a intensificare i momenti di “collaborazione” con i policy maker. Dal nostro punto di vista si tratta di un’occasio- ne per mettere a prova la tenuta e l’utilità sociale del lavoro di ricerca e di raccogliere spunti per perfezionarlo; ciò, naturalmente, nella prospet- tiva che il miglioramento delle politiche passi innanzitutto per una maggiore comprensione dei fenomeni e in secondo luogo per un miglio- ramento nel disegno delle politiche. Con questo spirito ICESmo è stata utilizzata per applicazioni di simulazioni sull’impatto distributivo di poli- tiche tarifarie e fiscali a livello locale. Per il Co- mune di Modena vengono, ad esempio, ripetu- tamente svolti esercizi di microsimulazione per stimare l’impatto redistributivo di modifiche nelle aliquote Ici, nell’addizionali Irpef o per il ridisegno di tarife (Ato, Tarsu, Nidi) 6. Attual- mente è in corso una collaborazione con la Pro- vincia di Modena per delineare il quadro sociale ed economico dei distretti socio sanitari ai fini della programmazione 2009-12. Altri ambiti di rilievo, in cantiere, riguardano la ricerca in cam- po sanitario, dato che una sezione di ICESmo2 è stata progettata in collaborazione con il CeVEAS (Centro per la Valutazione della Efcacia della Assistenza Sanitaria, che è un Dipartimento del- la Azienda USL di Modena) e contiene un’inte- ressante sezione sulla condizione di salute degli intervistati. Un altro esempio di collaborazione ha riguardato il comprensorio di Sassuolo, dove, nell’ambito del Piano d’Area nel 2003, è stata re- plicata l’indagine sulla ricchezza delle famiglie sia nei comuni modenesi sia in quelli reggiani. L’indagine è stata utilizzata per il Piano Sociale di Zona della Associazione dei Comuni, e ha contribuito ad orientarne le politiche. Il principale ostacolo ad una proficua collabora- zione tra i ricercatori e i policy maker, oltre alla disponibilità di basi informative adeguate (le indagini campionarie sono infatti assai costose) e al superamento dell’atteggiamento autore- ferenziale dei rispettivi ambiti professionali, è costituito dalla scarsità di competenze tecniche “intermedie”. Un tipico problema della colla- borazione tra università e politici è che, a fronte di un dato fabbisogno conoscitivo, è necessa- rio rispondere con elaborazioni personalizzate ed interattive, che tengano nel dovuto conto le caratteristiche dello strumento (indagine cam- pionaria e tecniche di elaborazione). Si tratta di un compito ad elevata professionalità, che deve combinare il controllo sullo strumento e l’abilità di interagire con il “committente”, che solitamente non ha le idee chiare sulle potenzia- lità e i limiti delle basi informative. Questo è un compito che raramente i ricercatori universitari riescono a svolgere su scala adeguata, perché è fortemente time consuming e non è sempre coe- rente con la funzione della ricerca, che è quella di produrre e sperimentare innovazioni. I profili professionali con competenze “interme- die” sono oggi rari e scarsamente presenti al- l’interno della amministrazioni e, spesso, anche negli enti privati che svolgono in modo profes- sionale consulenza per le amministrazioni. Per cercare di rispondere a questa esigenza il Capp e la Facoltà di Economia di Modena han- no disegnato una laurea specialistica in Valuta- zione delle politiche pubbliche e del territorio 7, che, tra i suoi obiettivi formativi, si pone anche quello di preparare (alcuni) laureati con suf- cienti competenze nel campo del trattamento dei microdati e della microsimulazione e che, attraverso un corretto approccio metodologico ai temi della valutazione, siano capaci di tradur- re le problematiche dei policy maker in domande a cui sia possibile dare risposte. Naturalmente non basta la formazione curriculare per comple- tare il profilo formativo sopra evidenziato; dalla collaborazione tra gruppi di ricerca e le ammi- nistrazioni (o le società di ricerca e consulenza) più sensibili, possono però scaturire occasioni comuni di lavoro, tali da completare la forma- zione di questo profilo. Si tratta di una scommessa sul futuro, che si fonda su alcuni dei presupposti che sono stati sopra ricordati, ma che, e questa è la nostra impres- sione, è destinata a produrre risultati importanti sulla qualità delle politiche pubbliche.

Bibliografia Baldini M., Bosi P. e Silvestri P. (a cura di) (2004), Laricchezzadell’equità.Distribuzionedelredditoecondizioni di vita in un’area a elevato benessere, Il Mulino, Bologna. Baldini M., Bosi P., Guerra M.C. e Silvestri P. (2005), “L’impatto distributivo dei tributi locali : un’applicazione sul comune di Modena”, in Rivista Italiana di Politiche Pubbliche, n.1 Baldini M., Toso S. (2004), Diseguaglianza, povertà e politiche pubbliche, Il Mulino, Bologna Baldini M., Silvestri P. (2008), Redditi, diseguaglianza e povertà: un confronto tra alcune aree della provincia di Modena, DEP, Materiali di discussione, n. 574, Cappaper n. 36 (http://www.capp.unimo.it) Ballini F. et al (2007), “Stima della povertà a livello locale: i casi della regione Toscana e delle province di Modena e Trento”, in Bran- dolini A. e Saraceno C. (2007)

Brandolini A. e Saraceno C. (a cura di) (2007), Povertà e benessere. Una geografia della disuguaglianza in Italia, Il Mulino, Bologna. Benassi D. e Colombini S. (2007), “Caratteristiche e distribuzione territoriale della povertà e della disuguaglianza sulla base dei dati dell’archivio Disrel”, in Brandolini A. e Saraceno C. (2007). Morciano M., Silvestri P. (2008), Integrazionetradaticensuariedatidiindaginisullacondizione economica delle famiglie per la costruzione di mappe della povertàlocaleedimodellidivalutazionedellepolitichesociali locali, , Cappaper n.37 (http://www.capp.unimo.it/) Toso S. (1996), “Modelli di microsimulazione dinamici e analisi di lungo periodo delle politiche fiscali”, in Muraro G. e Rey M. (a cura di), Ineguaglianza e redistribuzione, F.Angeli, Milano.

L’indagine sui bilanci delle famiglie italiane della Banca d’Italia nasce negli anni sessanta e da allora è stata periodicamente ripetuta. Ha l’obiettivo di raccogliere informazioni sui redditi e i risparmi delle famiglie italiane. L’Istat cura diverse rilevazio- ni campionarie. Le più importanti, ai fini dell’analisi delle condizioni economiche e sociali delle famiglie, sono l’indagine sui consumi e le indagine Eu-Silc sulle condizioni di vita. Eu-Silc è una nuova indagine, il cui core informativo è incentrato attorno alle tematiche del reddito e dell’esclusione sociale; nata nel 2004, all’interno di un progetto sperimentale a livello europeo, l’edizione italiana ha ampliato la base campionaria con l’obiettivo di assicurare stime afdabili anche a livello regionale. Ormai esistono diverse indagini a carattere locale. Senza pretesa di esaustività si ricordano, oltre all’indagine modenese, quelle condotte dalle province autonome di Trento e di Bolzano, dal dipartimento di Sociologia di Milano, dalla Regione Toscana, dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, dal Comune di Ferrara, dal Comune di Brescia. Altre sono in fase di esecuzio- ne (Regione Marche). L’indagine sulle condizioni economiche e sociali delle famiglie della provincia di Modena (ICESmo) è realizzata dal Centro di Analisi delle Politiche Pubbliche (Capp). Il Capp è un centro interdipartimentale di ricerca, con sede presso il Dipartimento di Economia politica dell’Università di Modena e Reggio Emilia, il cui principale obiettivo statutario è di svolgere ricerche sulle politiche sociali e fiscali, con particolare attenzione allo studio degli efetti distributivi (si veda il sito http://www.capp.unimo.it/). Il Capp ha organizzato due workshop sulle indagini locali, rispettivamente nel giugno 2005 e nel luglio 2007, con l’obiettivo di valorizzare questo patrimonio conoscitivo. In seguito a questa attività, nell’ambito di un progetto promosso dalla Fondazione Ermanno Gorrieri di Modena e dal Capp, con il sostegno della Compagnia di San Paolo, è in corso di realizzazione un archivio armonizzato (archivio Disrel), che contiene i dati delle indagini locali sul reddito (si veda il sito http://www.fondazionegor- rieri.it/jsps/160/Home.jsp . “Sulla base della nostra ricerca verrebbe infatti da osservare che, così come esistono più modelli di welfare a livello europeo, anche all’interno di un dato modello nazionale, pur se su scala minore, possono esistere molteplici varianti. Per un paese dua- listico come l’Italia tale afermazione è forse scontata. Il caso di Modena è tuttavia stimolante, perché rappresenta, all’interno di un modello socio-economico nazionale arretrato, che viene collocato nella poco lusinghiera classe, elaborata da Maurizio Ferrera, del modello mediterraneo, l’innesto di aspetti che fanno quasi pensare a un modello nordico, una sorta di punta avan- zata, anche se non unica nel nord del paese, ma comunque peculiare”(Baldini, Bosi e Silvestri, 2004, p. 12). Per un uso delle indicazioni che emergono da indagini locali in ambito di politiche abitative si veda: Caire Urbanistica, Questio- ne abitativa e politiche per la casa, Comune di Reggio Emilia - Assessorato Progetto Casa - lavori pubblici, Febbraio 2008) Per una sintesi di alcune di queste applicazioni si vedano Baldini, Bosi e Silvestri (2004) e Baldini, Bosi, Guerra e Silvestri (2005). Sito VPPT: http://www.economia.unimore.it/sezioni/pag161.aspx?id=373&liv=3&numpag=161

Paolo Silvestri
professore di Scienze delle Finanze, Università di Modena e Reggio E. e membro del CAAP
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