Le Fondazioni bancarie tra sud e social housing

Di Antonio Miglio • 3 settembre 2008 • Categoria: Poteri Forti, Poteri Deboli

Le Fondazioni di origine bancaria sono 88 realtà non profit, private e autonome, di varia dimensione patrimoniale e prevalentemente presenti nel Nord e nel Centro del Paese. Con la loro attività filantropica (circa 1,6 miliardi di euro all’anno) hanno una funzione fondamentale per il sostegno sussidiario a diversi settori di interesse collettivo (nel 2006 all’Arte, attività e beni culturali è andato il 30,7% delle risorse, al Volontariato, filantropia e beneficenza il 16,8%, all’Educazione, istruzione e formazione l’11,6%, alla Ricerca il 10,8%. alla Salute pubblica il 9,9%, all’Assistenza sociale il 9,2%, allo Sviluppo locale il 6,2%, ad altri settori ammessi dalla legge il 4,8%). Inoltre i loro patrimoni (complessivamente più di 47 miliardi di euro) le pongono tra i maggiori investitori istituzionali presenti in Italia. Da quando sono nate negli anni novanta (Legge Amato) hanno prodotto numerosi vantaggi per il Paese, favorendo la ristrutturazione del sistema bancario, creando occasioni di partenariato con soggetti pubblici locali e nazionali e supportando lo sviluppo del volontariato e di tutto il terzo settore. Non sempre, tuttavia, c’è una chiara perce- zione del loro ruolo e, soprattutto, della fun- zione sussidiaria che deve caratterizzare i loro interventi: con le loro erogazioni filantropiche, infatti, le Fondazioni non possono né vogliono sostituire i servizi fondamentali propri della Pubblica Amministrazione. Inoltre, in qualità di investitori devono impiegare i loro patrimo- ni in attività che prevedano adeguate possibi- lità di rendimento, pena la diminuzione dei proventi da destinare all’attività didonatori. Nell’ambito dei processi di diversificazione dell’investimento, le Fondazioni negli ultimi anni stanno impiegando parte dei loro patrimoni in iniziative sinergiche alle loro finalità istituzionali, intervenendo per la promozione dell’economia locale e nazionale. Oltre alle infrastrutture materiali, sempre più numerose sono anche le iniziative a forte valenza di sviluppo civile, come i programmi di housing sociale, la Fondazione per il Sud, le fondazioni di comunità, etc., che contribuiscono a sviluppare reti sul territorio. Housing Sociale Da alcuni anni a questa parte le Fondazioni di origine bancaria stanno sperimentando nuove modalità per il raggiungimento dei propri fini istituzionali, che la legge Ciampi del ‘98 ed il decreto delegato (D.Lgs. 153/99) identificano nel perseguimento esclusivo di scopi “di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico [...]“. Infatti, da un lato, le Fondazioni stanno evolvendo verso una sempre maggiore strutturazione nella tradizionale attività di erogazione di contributi a fondo perduto, attività, questa, realizzata tramite gli utili derivanti dall’investimento del patrimonio, una volta dedotte le spese di funzionamento ed altri oneri. Allo stesso tempo, però, molte di esse stanno conducendo esperienze di investimento del patrimonio stesso in iniziative con ricadute sociali, che garantiscano al tempo stesso una redditività, o quanto meno la conservazione nel tempo del valore investito (il cosiddetto “rendimento etico”). La sfida è interessante, innanzitutto perché la mobilitazione di parti del patrimonio consente di mettere in gioco somme anche di molto superiori a quelle pur significative delle erogazioni a fondo perdu- to; in secondo luogo, perché gli esperimen- ti condotti dimostrano che tramite questa modalità di intervento è possibile realizza- re azioni di miglioramento dell’inclusione sociale o di stimolo allo sviluppo in ambiti al- trimenti non praticabili. Uno dei settori in cui questo nuovo approccio all’attività filantropica sta avendo maggior sviluppo tra le Fondazioni italiane è quello del cosiddetto housing sociale, cioè l’insieme di politiche che mirano a dare ri- sposta al disagio abitativo di fasce sociali deboli. Non per nulla l’argomento è stato al centro del dibattito nel recente incontro svoltosi a Venezia nell’ambito del convegno UrbanPromo 2007. In questo periodo storico in Italia il disagio abitativo è particolarmente critico per quella parte di cittadini che si trovano subito al di sopra della soglia che da accesso all’edilizia sovvenzionata, hanno in molti casi un’occupazione, ma sono in condizioni di reddito tali da afrontare con estrema difcoltà le spese di aftto o di pagamento delle rate del mutuo. Sono quelli che alcuni chiamano “i penultimi”, ed esempi di cittadini in questa condizione sono dati da giovani, anziani, immigrati, giovani coppie. Il disagio sociale è acuito dalle caratteristiche del mercato immobiliare italiano, nel quale soltanto il 20% degli alloggi sono disponibili in aftto, contro un 40% di venti anni fa e contro una media tra il 30% e il 60% degli altri Paesi europei. A fronte di questo quadro problematico le iniziative promosse dalle Fondazioni sono molteplici, ma quelle più significative riguardano l’investimento di quote patrimoniali per la costruzione di immobili da destinare alla locazione a canoni calmierati, per cittadini nella condizione sopra descritta: un caso, questo, che se progettato e gestito con estrema accortezza (garantendo, ad esempio, una rete di servizi sociali in afancamento alla realizzazione immobiliare ed evitando la “ghettizzazione”) può veramente contemperare le caratteristiche di redditività (data dai canoni di locazione degli inquilini) e di utilità sociale (risposta ad un’emergenza abitativa). Sulla base delle esperienze finora maturate o in corso si può tentare una prima riflessione su quali siano gli elementi ricorrenti che connotano le politiche di intervento delle fondazioni di origine bancaria nell’housing sociale, evidenziando alcune delle tendenze in atto:

  • le iniziative immobiliari - sociali vengono sempre realizzate con dei partner, molto spesso operatori no profìt o ex IACP, talvolta anche operatori privati;
  • sono sempre previsti rapporti di collaborazione e di sussidiarietà con gli enti pubblici: i Comuni sono tipicamente i soggetti che reperiscono immobili o aree, la Regione e le Province si occupano del finanziamento e dell’indirizzo (con strumenti come proto- colli di intesa, accordi di programma ecc.);
  • alcuni progetti nascono da sollecitazioni di soggetti esterni, altri da valutazioni autonome delle fondazioni. Nel primo caso esiste già in partenza, in genere, un modello di intervento da applicare (tipicamen- te quello dell’ente pubblico o no profìt che richiede un contributo). Nel secondo caso, l’attivazione è preceduta da una fase di riflessione sulle possibili modalità di intervento delle fondazioni, con risultati che - dato il diverso punto di vista delle fondazioni e la loro possibilità di sostenere iniziative emblematiche e sperimentali - possono dare un contributo al dibattito e alla ricerca in corso nel settore con riferimento agli obiettivi sociali, agli strumenti utilizzabili, alla intersettorialità delle risposte;
  • la maggior parte delle fondazioni interviene soprattutto con la tradizionale modalità dell’erogazione a fondo perduto, dove il livello di incidenza del contributo rispetto ai costi complessivi dei progetti è in genere direttamente proporzionale al livello dei loro contenuti sociali;
  • dato che le risorse per le erogazioni sono estremamente scarse, alcune fondazioni stanno cercando di attivare anche strumenti che prevedono l’utilizzo del patrimonio. Questa nuova modalità di intervento comporta il passaggio dalla logica erogativa a quella dell’investimento che, sia pur con rendimenti contenuti e al di sotto del livello di mercato, rappresenta un’attività economica in senso pieno - con problematiche gestionali e rischi di carattere imprenditoriale - per la quale le fondazioni tendono a non im- pegnarsi in modo diretto, ma piuttosto ad attivare nuovi soggetti operativi (fondazioni, società, fondi ecc.) e a cercare dei partner che raforzino il profilo delle iniziative;
  • mentre per l’attività di tipo erogativo i possibili target sociali possono essere molto vari, nei casi in cui viene fatto uso del patrimonio, è necessario definire il target sociale in modo più selettivo cercando una mediazione tra gli obiettivi sociali e filantropici, da una parte, e la sostenibilità degli interventi dall’altra. Per questa ragione vari progetti hanno evidenziato come target sociale “coloro che sono troppo ricchi per accedere all’edilizia residenziale pubblica e troppo poveri per accedere al mercato”, una definizione che a grandi linee equivale a “coloro che a fronte di un ciclo economico fortemente negativo rischiano di rappresentare un ampio bacino a rischio di”nuove povertà”;
  • gli interventi delle fondazioni sono sempre attenti alla qualità. Quest’ultima viene intesa - soprattutto nelle iniziative più avanzate - come capacità di efettuare interventi che contribuiscano a restituire agli utenti con- dizioni di massima autonomia, così da non trasformarli in soggetti perennemente assi- stiti, caratteristica invece frequente nell’in- tervento pubblico. Seguendo questa logica, gli interventi a fondo perduto privilegiano le soluzioni residenziali temporanee e gli inter- venti sociali di accompagnamento (per tro- vare un lavoro, per inserirsi in un contesto sociale e così via), mentre gli interventi che utilizzano il patrimonio si pongono il proble- ma dell’acquisto dell’abitazione da parte dei locatari. Vi è una forte e difusa percezione che la qualità sia uno dei tratti distintivi del modo di intervenire delle fondazioni;
  • dal punto di vista finanziario gli interventi possono essere anche piuttosto articolati. L’utilizzo di strumenti come il Fondo comune di investimento, di schemi di abbattimento del costo dei finanziamenti (con fondi rotativi e fondi di garanzia), l’allungamento della durata delle operazioni di finanziamen- to (fino a 35 anni), indicano la capacità di mettere a disposizione non solo risorse ma anche strutture di finanziamento;
  • l’orizzonte temporale delle fondazioni, a dif- ferenza di quello della grande maggioranza degli operatori di mercato, può essere di me- dio - lungo periodo;
  • se le fondazioni ritengono che un’iniziativa abbia particolare rilevanza per la loro missione, possono accettare rendimenti ridotti a condizione che ciò non minacci il mantenimento del valore del loro patrimonio nel tempo.

In conclusione, sono ormai largamente difuse le iniziative di edilizia sociale intraprese dalle fondazioni bancarie, rientranti a pieno titolo fra gli scopi statutari. Esistono diverse modalità di intervento: dal semplice sostegno economico a iniziative comunali, alla realizzazione delle abitazioni diretta o tramite società di progetto, alla creazione di fondi di investimento o di fondi di garanzia per facilitare l’accesso all’aftto o a mutui per l’acquisto della prima casa. I prossimi passi, in termini di evoluzione dell’attività e dell’impegno delle fondazioni in questo settore, sarà probabilmente rappresentato dalla ricerca di un maggiore coordinamento e dalla predisposizione di piattaforme e di strumenti comuni, che consentano di esprimere sinergie a partire dalle esperienze maturate da ciascun ente sul proprio territorio.

Fondazione per il Sud

La Fondazione per il Sud è stata costituita nel dicembre 2006, su iniziativa dell’ACRI, di 85 fondazioni bancarie e di rappresentanze del mondo del volontariato e del terzo settore. La sua missione è di “concorrere allo sviluppo dell’infrastrutturazione sociale del Sud d’Italia”, attivando iniziative a livello locale, volte prevalentemente alla valorizzazione del capitale umano di eccellenza, all’educazione dei giovani, alla salvaguardia e valorizzazione dei beni comuni, alla qualificazione e innovazione dei servizi socio-sanitari. La sua operatività è rivolta alle Regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna. La motivazione che ha portato le Fondazioni alla promozione della costituzione della Fondazione per il Sud, è stata la constatazione che, a causa delle note vicende degli Istituti di credito meridionali, le regioni del Sud presentano un numero ridotto di Fondazioni oltretutto prevalentemente di piccole dimensioni.

Risorse

L’attività della Fondazione per il Sud è sostenuta dagli utili derivanti dalla gestione del patrimonio del quale è stata dotata e da altre risorse messe a disposizione dalle fondazioni di origine bancaria, pari a circa 32 milioni di euro all’anno. Il patrimonio della Fondazione è costituito da:

  • dotazione originaria dei soggetti fondatori;
  • erogazioni o conferimenti ulteriori da parte dei fondatori;
  • eventuali conferimenti di beni mobili e immobili, lasciti, liberalità e introiti di qualsiasi genere provenienti da enti o da privati;
  • eventuali avanzi di gestione portati a nuovo.

La dotazione originaria dei fondatori ammonta a circa 315 milioni di euro, di cui 210 provenienti dalle fondazioni di origine bancaria e 105 deri- vanti dalle destinazioni disposte dal volontaria- to a valere sulle somme accantonate dalle stesse fondazioni per il finanziamento dei centri di ser- vizio per il volontariato. L’idea di costituire la Fondazione è nata dalla constatazione della presenza, nella società civile dei territori meridionali, di un substrato di esperienze di volontariato e terzo settore, ricco, ma tuttora frammentato, cui corrisponde, peraltro, una presenza di poche Fondazioni di origine bancaria oltretutto, a causa delle non felici vicende passate delle banche meridionali, in generale con modeste risorse. La scelta è quella di raforzare e integrare le reti del volontariato, del terzo settore e delle fondazioni, con strumenti e forme innovative che, senza sostituirsi all’imprescindibile ruolo delle istituzioni pubbliche, operino in sinergico rapporto con esse, per contribuire alla costruzione del bene comune e alla realizzazione dell’interesse generale. La Fondazione per il Sud non si dedicherà dunque alla costruzione di strutture materiali ma, attuando forme di collaborazione e di sinergia con le diverse espressioni delle realtà locali, favorirà lo sviluppo di reti di solidarietà, in un contesto di sussidiarietà e di responsabilità sociale. In particolare sosterrà progetti e attività che favoriscano lo sviluppo di comunità locali attive, coese e solidali, di organizzazioni della società civile pluralistiche e partecipate, capaci di esprimere bisogni e proposte condivisi. La Fondazione per il Sud opera lungo due linee di intervento distinte e potenzialmente complementari. Progetti esemplari La Fondazione si propone di supportare e coordinare lo sviluppo di taluni progetti esemplari in ambiti ben definiti quali:

  • la formazione dei bambini e dei giovani con particolare riferimento alla legalità e ai valori della convivenza civile;
  • lo sviluppo di capitale umano di eccellenza;
  • la mediazione culturale e l’accoglienza/ integrazione degli immigrati;
  • la cura e la valorizzazione dei “beni comuni”;
  • lo sviluppo, la qualificazione e l’innovazione dei servizi socio-sanitari, non in via sostitutiva dell’intervento pubblico.

All’interno dei progetti esemplari è prevista una particolare iniziativa da attuarsi mediante l’attivazione di accordi - definiti partnership di sviluppo - con organizzazioni del volontariato e del terzo settore, ma anche con enti pubblici, università, operatori privati e parti sociali, per l’ideazione e la realizzazione di progetti, in particolare nel campo della ricerca e della formazione di capitale umano d’eccellenza, che prevedano la gestione congiunta del progetto stesso, con la finalità di permanenza sul territorio del capitale umano formato, condizione necessaria per il finanziamento dei progetti. Fondazioni di comunità Insieme alle comunità dei territori ci si propone di creare fondazioni di comunità, cioè soggetti specializzati nella raccolta e nell’impiego di donazioni, private e pubbliche, per finalità di interesse collettivo legate a singoli e ben definiti territori. La loro valenza strategica consiste soprattutto nella possibilità di difondere capillarmente la cultura della donazione e della responsabilità riguardo alle necessità di un contesto locale, tramite un’azione orientata a obiettivi rilevanti per il territorio e, dunque, più facilmente coinvolgenti per la collettività nella partecipazione alla raccolta delle risorse e nel controllo sulle erogazioni.

Primo anno di attività Nel luglio 2007, a soli sei mesi dalla costituzione, la Fondazione ha emanato il suo primo Bando, rivolto a sei regioni del Sud Italia (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia). Il Bando, relativamente ai Progetti Esemplari, ha riguardato i seguenti ambiti di intervento:

  • Educazione dei Giovani, con particolare riferimento al contrasto alla dispersione scolastica e all’inserimento dei giovani nel mondo lavorativo;
  • Sviluppo del Capitale Umano di Eccellenza, volto a sviluppare percorsi di alta formazione nelle aree tecnico-scientifiche-economiche, profit e no profit, e nella formazione di quadri e figure manageriali del Terzo Settore.

La Fondazione ha messo a disposizione 21 milioni di euro così ripartiti: 15 milioni di euro destinati ai progetti che hanno come tema l’Educazione dei Giovani e 6 milioni di euro per lo Sviluppo del Capitale Umano di Eccellenza. II Bando 2007 prevedeva due scadenze: il 26 ottobre e il 21 dicembre, previa presentazione di un’espressione di interesse. Il 15 gennaio 2008 il Consiglio di Amministrazio- ne della Fondazione ha deliberato la prima quo- ta di erogazioni a valere sui progetti pervenuti entro la prima scadenza, prevedendo uno stan- ziamento di circa 4 milioni di euro (pari a circa il 20% delle risorse destinate al Bando 2007): circa 3 milioni di euro per il finanziamento di 14 pro- getti dell’Educazione dei Giovani e 1,1 milioni di euro per 4 progetti rientranti nell’ambito del- lo Sviluppo del Capitale Umano di Eccellenza in campo tecnologico/scientifico/economico (profit e no profit). L’importo medio stanziato per il finanziamento di ogni progetto è stato di circa 240 mila euro. Si tratta dei primi progetti che sono risultati quelli che meglio rispondono agli obiettivi e alle finalità di infrastrutturazione sociale previsti nel Bando 2007. L’altro strumento scelto dalla Fondazione per realizzare l’attività erogativa è stato il sostegno alla creazione di Fondazioni di Comunità, per sostenerne la creazione la Fondazione ha messo a disposizione 6 milioni di euro. La Fondazione per il Sud, quindi, costituisce una tappa importante del percorso avviato dalle Fondazioni sin dal 2000, volto a ridurre lo squilibrio territoriale fra le diverse aree del Paese. Con la sua costituzione, l’impegno finanziario delle Fondazioni del Centro-Nord verso le aree meridionali si è significativamente accresciuto. Il sistema delle Fondazioni ha così autonoma- mente dimostrato la volontà di farsi carico dei più sensibili problemi sociali del Paese e la ca- pacità di concorrere responsabilmente alla loro soluzione, al di fuori di ogni demagogia o strumentalizzazione.

Antonio Miglio
presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Fossano, Vice Presidente ACRI (Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio S.p.A.), componente Comitato Tecnico Fondazione per il Sud.
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