Bolzano

Di Luigi Spagnolli • 3 settembre 2008 • Categoria: L'agenda del sindaco

La caratteristica essenziale dell’Italia è, da sem- pre, la disomogeneità. Disomogeneità che, in sé, non è necessariamente uno svantaggio: ma se si vuole ridare efcienza al Paese non si può non tenerne conto, cercando ovviamente di valorizzarla, ove possibile, e di limitarne gli efetti negativi, sempre ove possi- bile. C’è una disomogeneità territoriale, per cui in Lombardia si vive in modo diverso piuttosto che in Puglia; ma c’è anche una disomogeneità strutturale, per cui a fronte di apparati pubblici e privati di conclamata efcienza vi sono oggi in Italia altri apparati pubblici e privati che quanto all’efcienza lasciano molto a desiderare. Come Sindaco mi tocca sofermarmi sul pubbli- co. Gli enti territoriali tradizionali, Regioni, Province e Comuni, cui si sono via via aggiunte Comunità Montane e di Valle, Parchi Nazionali, Città Metropolitane e quant’altro, sono già tra loro assai variegati: vi sono Regioni grandi e piccole per dimensioni e popolazione, Province idem, Comuni idem, ed è difcile dire se c’è più diferenza tra la Lombardia e il Molise, tra la Provincia di Napoli e quella di Prato, tra il Comune di Palermo e quello di Massimeno (TN - abitanti 32), tralasciando gli aspetti legati agli Statuti Speciali. Anche per questo, ovviamente, molto diverso è il peso (politico, economico, ecc.) rispetto allo Stato, e quindi il rapporto con esso. Ma il problema di fondo è che, nonostante la ri- forma dell’Articolo V della Costituzione, il rap- porto tra gli enti suddetti rimane di tipo gerar- chico, non foss’altro per via di chi tiene i cordoni della borsa. Ecco dunque che una maggiore efcienza della cosa pubblica, da cui discende una maggiore funzionalità dei servizi pubblici e quindi un miglior supporto ai cittadini ed alle imprese, deve passare attraverso una razionalizzazione degli enti locali ed una contrattualizzazione dei rapporti reciproci. Razionalizzazione: qual è l’ambito territoriale ideale per esercitare le diverse competenze? Ad esempio, la programmazione economica, la gestione della sanità e la pianificazione e gestio- ne del ciclo dei rifiuti hanno senso a livello di Regione, mentre la pianificazione del territorio, la realizzazione e manutenzione delle strade e l’organizzazione dei servizi sociali è ottimale se svolta al livello di Provincia, dove però va det- to che una Provincia, per essere adeguatamente dimensionata, non può avere una popolazio- ne inferiore a x (300.000 abitanti, a mio avviso, sono ancora pochi) ed un territorio omogeneo non inferiore a y (sempre a mio avviso, almeno 3000 kmq). Invece la gestione dei servizi al cit- tadino, propri dei Comuni, diventano ottimali per Comuni con un numero minimo di abitanti (20.000? 40.000? la discussione è aperta), con una certa complessità socio-economica (nel senso che un’area urbana dove pernottano 100.000 perso- ne, che però lavorano altrove, non ha senso che faccia Comune) e con una superficie territoriale massima (direi non più di 200/300 kmq, salvo casi particolari - montagne, isole, ecc. -). Ovviamente gli organi di gestione di tali enti vanno dimensionati in funzione di una gestione ottimale: a mio avviso non più di una decina di componenti per gli organi esecutivi, e tra i 15 ed i 50 per gli organi deliberativi e legislativi. Ecco che allora si potrebbe pensare ad un’Italia con 20 Regioni, 100 Province e 2000 Comuni, che partecipano stabilmente ad un tavolo isti- tuzionale permanente per definire di continuo chi è meglio che faccia cosa. E che sviluppa in continuazione i contratti reciproci e quelli con lo Stato, secondo una regola base: che qualsiasi competenza debba essere esercitata, va accompagnata, nella norma che la istituisce, all’individuazione delle risorse economiche che consento- no di gestirla. La conseguenza? La certezza, per gli enti locali, delle entrate minime, e la garanzia che, per ogni investimento efettuato, è prevista la spesa per mantenerlo, negli anni successivi. Del resto, una simile contrattualizzazione dei rapporti tra Enti esiste già nella Mittelereuropa, basta copiarla. In tal modo, tra l’altro, lo Stato potrebbe definitivamente concentrarsi sui propri servizi di competenza, che dovrebbero essere solo quelli istituzionalmente statali: giustizia, sicurezza, emanazione di leggi. Guarda caso, proprio quei settori del pubblico dove i costi sono meno controllati e controllabili. Caro Stato, invece di continuare a mettere le mani nelle tasche degli enti locali per rimediare ai Tuoi sprechi, mettile nelle Tue tasche, le mani: dimezzando, per esempio, il Parlamento e le sedi di Ufci Giudiziari la spesa pubblica ne beneficerebbe, e non poco.

Luigi Spagnolli
sindaco del Comune di Bolzano
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