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Un’esperienza di partenariato pubblico- privato per lo sviluppo locale e la riqualificazione dell’habitat in un quartiere”naturale”

Di Andrea Bocco • 3 settembre 2008 • Categoria: Trasformazioni urbane

San Salvario è un quartiere centrale di Torino, costruito nella seconda metà dell’Ottocento e collocato tra la principale stazione ferroviaria, Porta Nuova, e il parco fluviale del Valentino. La sua posizione ne ha fatto la porta d’accesso alla città per le diverse ondate di immigrati che si sono succedute nella storia, e i suoi edifici sono stati costruiti in modo da ofrire sistemazioni abitative diversificate per status socioeconomico a una popolazione da sempre eterogenea e vivace. Ancora oggi il quartiere è caratterizzato da elevata densità edilizia e demografica, da grande quantità di piccole attività commerciali e imprenditoriali, da vitalità del tessuto associativo culturale e religioso. San Salvario divenne noto a livello nazionale nel 1995, quando l’allarme del parroco rispetto alle tensioni legate all’immigrazione straniera e all’illegalità venne enfatizzato dal principale quotidiano torinese. Su questo sfondo va collocata la vicenda dell’Agenzia per lo Sviluppo Locale di San Salvario, esperienza avviata nel 1999 come progetto sostenuto dalla Città di Torino per la riqualificazione del quartiere e costituitasi giuridicamente come Comitato nel 2003. I suoi soci sono 19 soggetti collettivi privati, senza fini di lucro, portatori di interessi e competenze locali (associazioni di cittadini, di commercianti, religiose, di impegno sociale, culturali, ecc.), che hanno deciso di mettersi insieme con l’obiettivo di perseguire il miglioramento della qualità della vita a San Salvario, intesa da tutti i punti di vista e per tutti i suoi cittadini. Nel corso dei suoi 9 anni di vita, durante i quali il quartiere ha un poco migliorato la sua imma- gine (da luogo pericoloso e degradato a luogo incasinato ma interessante), l’Agenzia si è occu- pata un po’ di tutto, dall’accompagnamento agli imprenditori locali che desideravano ottenere finanziamenti al supporto alla progettualità del- le associazioni, dallo studio di fattibilità di in- terventi di riqualificazione alla realizzazione di eventi di promozione culturale, dalla gestione di sportelli per la sicurezza e la vivibilità alla pro- gettazione di una”casa del quartiere”. Nello stesso tempo, l’amministrazione comunale ha realizzato alcuni interventi soprattutto fisici, non concepiti come parte di un disegno unitario, tra i quali il rifacimento (con parcheggio interrato) del mercato rionale, la metropolitana, la messa in rete delle risorse educative. Uno dei temi su cui si è concentrata l’attenzione politica è stato il legame tra degrado fisico degli edifici (molti ancora privi di servizi igienici e di impianti di riscaldamento), degrado sociale (specie nella zona da sempre piú povera, in prossimità della stazione) e insicurezza/illegalità, senza però trovare strumenti efcaci poiché San Salvario è un quartiere “naturale” con naturale mixité sociale, contenente molta edilizia popolare de facto (ritornata utilizzabile e anzi resa redditizia dal push factor dell’immigrazione) e quasi nessuna proprietà immobiliare pubblica. In questo senso, l’Agenzia realizzò un censimento del degrado edilizio, sulla base del quale la Città definí il perimetro di un’area esentata dal pagamento del canone di occupazione del suolo pubblico per i mezzi e le installazioni di cantiere: una misura interessante per favorire gli interventi edilizi ma non sufciente a colpire lo sfruttamento dell’habitat insalubre. Per parte sua, l’Agenzia ottenne da una fonda- zione bancaria un piccolo contributo per speri- mentare un programma di riqualificazione di alcuni alloggi degradati: partendo dal presup- posto che solo i richiedenti piú svantaggiati rie- scono ad accedere alla casa popolare, pensammo che una misura parziale e compensativa potesse consistere nel migliorare le condizioni di vita di nuclei in graduatoria privi di prospettiva di as- segnazione. Il meccanismo prevedeva un contributo a fondo perduto, a favore del proprietario, per l’esecuzione delle opere edilizie necessarie, eventual- mente in autocostruzione, in cambio della stabi- lizzazione dell’inquilino a canone concordato; la misura, oltre ad essere realistica e molto meno costosa della realizzazione di nuovi apparta- menti, comportava il vantaggio di mantenere le persone (anziani, stranieri) nel loro tessuto di relazioni sociali, elemento fondamentale della qualità della loro vita. Questo approccio “leggero” non venne ritenuto interessante dalla Città che invece, nel frattem- po, aveva già avviato il processo per la realiz- zazione di Piani di Recupero ai sensi della L. 457/1978: nel 2001 la delibera che definiva il perimetro (l’ipotesi era che la gentrification dei due isolati interessati, magari gestendo l’in- tervento con un’apposita STU, avrebbe river- berato positivi efetti nella zona circostante); nel 2003 l’incarico alla società ATC Projet.to di predisporre i Piani di Recupero (cui l’Agenzia forní accompagnamento tecnico e un lavoro di documentazione per dare visibilità ai bisogni e al disagio degli abitanti, completato nel 2004); nel 2005, adozione e successiva approvazione dei Piani di Recupero (che prevedono interven- ti di ripristino tipologico, non di risanamento degli alloggi) da parte del Consiglio Comunale, con esplicitazione dell’obiettivo di contrastare l’espulsione dei nuclei familiari meno abbienti e con indicazione dell’Agenzia come soggetto di accompagnamento. Da allora, ci sono stati alcuni interventi di singoli privati (specie in casi di immobili a proprietà indivisa), ma ancora molto parziali rispetto ai dettati dei Piani. Per questa ragione la Città intende ora incentivare l’attuazione dei Piani con un programma di contributi la cui erogazione dovrebbe essere regolata da un bando che, oltre a richiedere la regolarità dei contratti di locazione, preveda premialità per conseguire quegli efetti sociali che costituiscono il fine ultimo dei PdR come intesi dall’attuale amministrazione. Ci troviamo qui in un campo sperimentale di interpretazione di uno strumento di per sé non certo nuovo, che potrebbe portare anche a una nuova definizione, in un’ottica di sussidiarietà, della partnership tra Città e Agenzia nell’implementazione di politiche pubbliche. È in gioco il riconoscimento non solo dell’elasticità operativa (strumentalmente utile), ma anche della possibilità di innovazione e della progettualità di cui un soggetto come l’Agenzia è portatrice: la partnership potrebbe migliorarne l’efcacia e legittimarne l’operato. I Piani di Recupero sono una scusa, i loro contenuti urbanistici sono irrilevanti per incidere sulla qualità della vita degli abitanti piú poveri dei due isolati interessati. Il bando per gli incentivi permetterebbe invece di introdurre elementi finalizzati al miglioramento igienico-sanitario e alla riduzione dell’impatto ambientale, nonché di creare le condizioni per attività di accompagnamento finalizzate al raf- forzamento delle relazioni sociali tra i residenti e al miglioramento della sicurezza. Questa torinese sarebbe un’eccezione all’attuale tendenza degli enti locali a intrattenere rapporti privilegiati e garantiti con soggetti terzi solo in apparenza (società di diritto privato ma facenti parte della galassia del parapubblico: ex municipalizzate, società di consulenza legate a ex IACP, ecc.), e a riferirsi al terzo settore solo per l’emergenza e sotto il ricatto di una concezione assistenzialistica. Per la ricerca e la sperimentazione, specie in campi pragmatici e poco glamour come la partecipazione e la casa sociale, non c’è piú alcun interesse, e comunque non ci sono i soldi. È anche per vincere questa condizione generale che ripongo speranze nella partnership finalizzata all’attuazione dei PdR: auspico che possa estendersi a una serie di obiettivi relativi alla qualità della vita a San Salvario, tra loro integrati: oltre alla casa e alla qualità dell’abitare, anche la sostenibilità ambientale, la promozione dell’identità e dell’immagine del quartiere, l’empowerment e l’integrazione sociale, lo sviluppo culturale ed economico.

Per fare queste cose ci vuole un impegno su tem- pi medio-lunghi, sia da parte della società civile locale (i singoli cittadini, i loro gruppi portatori di interessi, la comunità intera), che potrebbe conferire competenze e operatività, nonché la necessaria dose di passione quotidiana, sia da parte dell’amministrazione pubblica, che do- vrebbe stabilire, col fine dell’interesse generale, un quadro di regole ed erogare le risorse eco- nomiche necessarie; mentre la definizione degli obiettivi specifici da perseguire di volta in volta dovrebbe nascere dalla collaborazione tra l’una e l’altra. Logicamente, questo mio contributo esprime un punto di vista locale ed è tutto interno ad una dimensione locale. I problemi possono avere origine macro ma un agente di sviluppo locale riesce a lavorare ed eventualmente a ottenere efetti solo a scala micro. Foto aerea dell’area

Riferimenti bibliografici Enrico Allasino, Luigi Bobbio, Stefano Neri, Crisi urbane: che cosa succede dopo? Le politiche per la gestione della conflittualità legata ai problemi dell’immigrazione, Torino, IRES Piemonte, 2000. Enrico Allasino, Marinella Belluati, Simone Landini, Tra partecipazione, protesta e antipolitica: i comitati spontanei di Torino, Torino, IRES Piemonte, 2003. Andrea Bocco (curatore), Problematiche e opportunità di un “quartier latin”. Studio sull’area di San Salvario, Torino, Cicsene, 1996. Andrea Bocco (curatore), Guida al Borgo di San Salvario, Torino, Cicsene, 2001. Andrea Bocco (curatore), Come mantenere in buono stato l’edificio in cui vivi, Torino, Cicsene, 2002. Andrea Bocco, “Sviluppo locale e riqualificazione urbana. Un’esperienza partecipata nel quartiere di San Salvario a Torino”, Controspazio, nuova serie, n° 109, maggio-giugno 2004, p. 14-25. Andrea Bocco, “Supporto tecnico allo sviluppo locale partecipato: una esperienza nel quartiere di San Salvario, Torino”, in: Adriano Paolella, Consuelo Nava (a cura di), Lapartecipazioneorganica.Metodologieprogettualitecnologia ed esperienze, Reggio Calabria, Falzea Editore, 2006, p. 174-180. Andrea Bocco, “San Salvario: il borgo piú ottocentesco di Torino”, in Il Museo della Frutta Francesco Garnier-Valletti, Torino, Città di Torino / Milano, Ofcina Libraria, 2007, p. 15-29. Andrea Bocco, “Trasformazioni, reti e politiche pubbliche a San Salvario, Torino”, Archivio di Studi Urbani e Regionali, XXXVIII, 90, 2007, p. 147-152. Michele D’Ottavio, 7° ad est di Greenwich, Torino, Lindau, 1997. don Piero Gallo, Vi racconto San Salvario : una finestra su Torino, Torino, Anteprima, 2004. Alfredo Mela, Luca Davico, Luciana Conforti, La città, una e molte. Torino e le sue dimensioni spaziali, Napoli, Liguori, 2000. Livia Turco, I nuovi italiani : l’immigrazione, i pregiudizi, la convivenza, Milano. Mondadori, 2006. Riccardo Venturi, Immigrazione. La nuova Italia multietnica, supplemento a Famiglia cristiana, n° 19, 11 maggio 2003.


architetto, ricercatore in tecnologia dell’architettura presso il Politecnico di Torino e direttore dell’Agenzia per lo Sviluppo Locale di San Salvario
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