Un piano utile? Appunti sull’esperienza bolognese

Di Francesco Evangelisti • 3 settembre 2008 • Categoria: Trasformazioni urbane

Nell’ambito di una più ampia riflessione pro- posta dall’Archivio sulla efcienza del sistema- Paese, questo contributo si interroga sulla utilità della nuova forma di pianificazione che deriva dalla attuazione della legge regionale 24 marzo 2000 n.20, con particolare riferimento alla situa- zione di Bologna, città che nel luglio scorso ha adottato il proprio Piano Strutturale Comunale e che si accinge ad approvarlo assieme al Rego- lamento Urbanistico Edilizio. Il PSC nasce in esito ad un lungo processo che vede la città confrontarsi con la nuova legge da ormai cinque anni, con l’impegno di due ammi- nistrazioni, espressione di visioni diferenti del futuro di Bologna. Un primo importante esito della operazione di pianificazione è quello di costruire una immagi- ne futura di Bologna: immagine come immagi- nazione, come proiezione di dati e conoscenze in un futuro di medio-lungo periodo difcilmente prevedibile. La Bologna che il PSC immagina fra quindici- vent’anni è una città europea di medie dimen- sioni, sostenuta da un’area metropolitana for- temente integrata, nella quale le caratteristiche che già oggi distinguono la specificità della città saranno composte in un nuovo quadro urbano: luogo di passaggio, di incontro e scambio da una parte e luogo abitabile dall’altra. Insieme di spazi e connessioni percorse da diferenti popo- lazioni che abitano diversamente la città. Nella conciliazione di questi due aspetti è possi- bile immaginare un posizionamento interessante per la città di domani nel contesto internazio- nale. Il Piano ofre una raccolta ordinata di diferenti modalità per conseguire l’obiettivo. Non si tratta di modalità alternative, ma di modi complementari di agire e intendere le trasformazioni; le diferenze derivano da una interpretazione del modo in cui esse accadono e dalla interpretazione dei contenuti della LR20/00. Alcuni numeri per riassumere la struttura del piano: 1 città (metropolitana) e 2 paesaggi… Le strategie del PSC non possono essere circoscritte ai confini amministrativi del Comune e anzi esprimono a pieno la loro portata solo considerate in un quadro territoriale e di relazioni sovralocale. Un carattere che le accomuna è l’elemento infrastrutturale sul quale poggiano (ferrovia, autostrada, fiumi, via Emilia) mai chiuso entro i confini comunali. Anche i temi che toccano possono essere pervasivi, capaci di radicarsi e specificarsi in modo proprio nell’area metropolitana. Questo respiro ampio, metropolitano ma non solo, si coglie in particolare dal confronto delle strategie del PSC con quelle del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale. Il modo di orientare i progetti e le politiche di trasformazione della città capoluogo interpreta e sviluppa le tre scelte fondamentali del PTCP: • “orientare centri e reti” significa agganciare le prospettive di sviluppo insediativo ad un sistema infrastrutturale il cui asse portante è costituito dal Servizio ferroviario metro- politano per il trasporto pubblico e dalla grande rete della viabilità, oltre alla variante autostradale a nord, per il trasporto privato su gomma: i luoghi della trasformazione di Bologna sono collegati all’uno o all’altro di questi sistemi in maniera vincolante ed ef- cace; • “situare le eccellenze” significa costruire una strategia di localizzazione dei poli funzionali afnchè i Comuni si muovano con coerenza e in maniera coordinata: in questo caso le politiche del PSC riguardano la riqualificazione e il miglioramento dei poli funzionali già esistenti nel capoluogo, sapendo di poter contare su un sistema reticolare policentrico già strutturato per future necessità di espansione; • “valorizzare natura e paesaggio” significa, da una parte declinare alla scala comunale le due macro unità di paesaggio individuate dal Ptcp, dall’altra promuovere un insieme di azioni finalizzate al completamento e allo sviluppo della rete ecologica provinciale. Il Psc suddivide la unità di paesaggio della pianura della conurbazione bolognese riconoscendo quattro diferenti situazioni rurali (le campagne periurbane di Lavino, di Olmetola Rigosa e Borgo, del Reno e del Navile, di San Giovanni in Calamosco e San Niccolò di Villola), articola quella della collina bolognese in collina urbana, agricola, del Reno e dei calanchi. Ognuna delle otto Situazioni riconosciute nel territorio rurale ha propri caratteri morfologici e funzionali da tutelare con politiche attive di valorizzazione paesistico ambientale. 3 sistemi… I “sistemi” sono le reti di luoghi, infrastrutture, connessioni, paesaggi che permettono il funzio- namento della città (infrastrutture della mobilità per un’accessibilità integrata e sostenibile, attrezzature di interesse collettivo per la qua- lità sociale, dotazioni ecologiche per la qualità ambientale). La progettazione dei tre sistemi è volta a garantire dotazioni e prestazioni ritenute irrinunciabili per l’abitabilità. Nel PSC si è cer- cato di rendere evidenti gli obiettivi perseguiti per ciascun sistema e di argomentare i criteri di scelta operati, confrontandosi con gli indirizzi e le scelte della pianificazione sovralocale. 7 strategie… La cornice delle strategie è contenuta nelle figure delle Sette città di Bologna, sette immagini della trasformazione che ristruttura la città e il suo contesto metropolitano. Città internazionale, città metropolitane, città- città sono definizioni sintetiche con le quali il PSC intende comunicare ruolo e intenzioni delle strategie proposte. Con la Città della Ferrovia, Bologna aferma la sua eccellenza di capoluogo che dialoga con le altre città medie e grandi d’Europa. Con le Città della Tangenziale, della Collina, del Reno e del Savena, Bologna imposta strategie territoriali che potranno esprimere appieno la loro valenza trovando coerenti declinazioni negli altri comuni coinvolti (per questo sono considerate “metropolitane”). Con le Città della Via Emilia, Bologna aggiorna la sua strategia di intervento nella città storica, aprendo il centro storico, allungandolo e articolandolo. In questo senso le due città riassumono una strategia tipicamente urbana, anche per il fondamentale raccordo con il nuovo sistema della mobilità che interessa tutta la via Emilia. 35 situazioni… L’individuazione di 35 parti di città, identificate con i nomi noti agli abitanti per facilitare il riconoscimento dei luoghi interessati, ha lo scopo di costruire un’apposita agenda di azioni per i Piani operativi, i piani attuativi e il Regolamento urbanistico edilizio, in parte afdate all’iniziativa dei Quartieri. In questo caso il PSC ha cercato una forma per tradurre in linguaggio urbanistico le indicazioni emerse nel percorso articolato di analisi, ascolto e confronto che ha portato tecnici, cittadini e istituzioni di quartiere a mettere insieme la loro esperienza per decidere la rilevanza dei problemi e delineare soluzioni possibili nelle “micro-città”. Sapendo che la qualità delle relazioni fra spazio e società non è divisibile e che enne interventi settoriali, singolarmente virtuosi, non garantiscono tout-court la bontà dell’esito complessivo, sapendo anche che l’integrazione delle politiche urbane è una condizione irrinunciabile, il PSC cerca di fare la sua parte afdando ai diferenti strumenti attuativi una sorta di pro-memoria con priorità motivate. Il quadro delle regole che hanno come obiettivo quello di garantire l’efcacia del piano consiste nella introduzione delle strategie urbane nella struttura normativa stabilita dalla legge regionale vigente (l.r. 20/2000), attraverso la individuazione di ambiti per i quali il PSC indica politiche urbanistiche omogenee. Il PSC si inquadra nella riforma urbanistica regionale che ha prodotto la lr 20/2000; è, quindi un piano strutturale, con ampi contenuti strategici e tempi lunghi di attuazione, che fornisce indirizzi per trasformazioni che saranno poi attivate da altri strumenti, alla scala più adatta, quali i piani operativi e attuativi, e il regolamento urbanistico. Il PSC introduce nel contesto bolognese innova- zioni decisive, come il passaggio ad un regime dei suoli governato da regole perequative, la di- mensione strutturale della sostenibilità ambien- tale, una forma di attuazione processuale basata su monitoraggio e valutazione. Il piano utilizza il progetto urbano e l’esplora- zione progettuale come materiale importante per la valutazione di fattibilità e di sostenibilità e per l’indirizzo delle trasformazioni della città. Gli strumenti che, se correttamente praticati, potranno garantire efcienza alla operazione di trasformazione pianificata sono: la circolarità del sistema di pianificazione basata su quadro conoscitivo (sempre in ag- giornamento) e valutazione si sostenibilità ambientale e territoriale, con le sue conseguenze sulla organizzazione dell’ammini- strazione; il sistema di strutturazione delle disposizioni di piano, la carta unica (riordino di tutte le tutele e i vincoli che gravano sul territorio unica banca dati consultabile da chi è in qualche modo interessato alle trasforma- zioni territoriali), il sito web come strumento quasi obbligato di divulgazione semplificata dei contenuti del sistema di pianificazione. Nella connotazione che l’amministrazione che oggi governa la città ha voluto dare al PSC è possibile rilevare un ulteriore aspetto utile alla riflessione più generale, quello della utilità sulla discussione pubblica nella pianificazione urbanistica. Il piano serve per confrontarsi, costruire relazioni, comunicare, partecipare. Il piano è stato redatto in diciotto mesi dal momento della chiusura della Conferenza di pianificazione, dove ne erano stati condivisi i contenuti dalla Provincia e dagli altri enti territoriali. Il progetto è stato sviluppato da un gruppo di lavoro interno all’amministrazione, che si è avvalso di diverse consulenze (una generale, del Politecnico di Milano, diverse specifiche e settoriali) e del lavoro degli ufci di pianificazione, informativo territoriale, urbanistica e programmi complessi. La sua redazione è stata accompagnata da un continuo confronto con i Quartieri e dallo svolgimento del forum cittadino “Bologna città che cambia”, luogo di confronto fra cittadini, associazioni, enti. In parallelo alla redazione del piano si è sperimentata l’utilizzazione di processi di progettazione partecipata e quella dei concorsi di architettura, per prepararsi ad utilizzare nuovi strumenti che garantiscano una migliore qualità degli interventi di trasformazione. Altri strumenti e modi di comunicazione (presentazioni e discussioni ma anche film, performance artistiche, itinerari di trekking urbano…) sono stati utilizzati per sostenere la fase di discussione pubblica sul piano adottato (forum “Bologna si fa in sette”): strumenti web per la consultazione dei documenti e per la raccolta di osservazioni, un luogo dedicato come il rinnovato Urban Center Bologna, esposizione di strategie e progetti e luogo di sedimentazione della discussione. Efcacia ed efcienza del Piano saranno ovvia- mente da valutare alla distanza; per ora è pos- sibile afermare che si tratta di due dimensioni del piano che sono state ben presenti alla ammi- nistrazione e ai progettisti, come questi appunti cercano di argomentare. Solo con il completamento della redazione di PSC e di RUE e POC si potrà valutare in maniera compiuta la diferenza tra nuovi e vecchi piani; un confronto difcile tra un passato conosciuto e ritenuto - da molti - ancora utile e un futuro sconosciuto e la cui utilità è da dimostrare. Ma un confronto inevitabile per una città e un territorio che in trent’anni sono radicalmente e irrimediabilmente mutati.

Francesco Evangelisti
dirigente unità pianificazione urbanistica del Comune di Bologna
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