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La rimozione dell’opera di Sacripanti a Forlì

Di Giampaolo Bassetti • 3 settembre 2008 • Categoria: Trasformazioni urbane

A Forlì incombe il rischio reale che sia demolita la piazza – parcheggio progettata dall’architetto Maurizio Sacripanti (1916-1996) negli anni ot- tanta. Il “Progetto Centro Storico” ha presentato nel dicembre 2007 il quadro strategico con “l’individuazione delle soluzioni progettuali integrate per rivitalizzare luoghi e risorse locali” del centro della città. Tra queste è previsto un “progetto cardine” ca- ratterizzato da una forte “matrice culturale” im- perniata sul completamento del San Domenico, sulla rifunzionalizzazione dell’ex Convento di Sant’Agostino con un decentramento della ca- serma della Guardia di finanza, sulla “riqualifi- cazione” della piazza Guido da Montefeltro “ri- pensata nella nuova prospettiva scenica, funzionale e di relazioni”. Tutto ciò sta avvenendo nell’indiferenza 1 per l’opera di Sacripanti, espressione straordinaria di una ricerca aperta, senza schemi e conformismi, di un senso dell’architettura moderna come passaggio complesso – vissuto anche come rifiuto di una architettura commerciale – dalla tradizione al futuro nella dimensione di un immaginario virtuale delle configurazioni spazio – temporali in sintonia con la natura del luogo. Non a caso il commento di Bruno Zevi nell’Espresso del 10/9/1989 “quando parcheggiare diventa uno spettacolo”2 Un intervento impegnativo quello progettato da Sacripanti, rivolto a ricucire un grande strappo – vuoto urbano di migliaia di metri quadrati at- traverso una piazza – parcheggio non divisibile, di grande complessità nelle stesse soluzioni tec- nologiche e strutturali variabili e non ripetitive, un parcheggio che non sparisce coperto dalle auto in sosta ma le avvolge ordinandole in una rete di cornici di cemento, un unicum nel lin- guaggio architettonico dall’interazione organica tra funzione, struttura e forma. Una città dovrebbe essere vista criticamente come l’espressione diferenziata delle sue trasformazioni, anche conflittuali avvenute nel tempo, che “segnano” le sue diverse parti, i luoghi e gli spazi, arricchiscono la stessa percezione cognitiva ed afettiva, i valori di riferimento ed i legami dei suoi abitanti con la dimensione dell’abitare e con la storia urbana nei passaggi tra passato, presente e futuro ( se consideriamo Forlì dalle origini romane allo Stato pontificio, all’occupazione napoleonica ed al Regno d’Italia, al ventennio fascista, al 900 industriale ed alla ricostruzione ……). Perché si vuole annullare della storia recente della città quella intelligenza collettiva, espressione significativa della modernità novecentesca, che caratterizzò un confronto politico – culturale impegnativo, la vita, le passioni ed i sogni impressi dal progetto di teatro di Sacripanti nell’area del San Domenico rispetto al futuro assetto urbano? Perché non reagire adeguatamente alla stessa condizione di abbandono al degrado, di man- cata manutenzione permanente del piazzale – parcheggio, afrontando il tema di una mobili- tà sostenibile – ecco il senso della riqualificazio- ne – anche nel quadro della valorizzazione dei “confini”, delle “zone di contatto” con i diversi contesti dei tessuti urbani, di accesso al centro storico e verso il parco urbano? Perché “svuotare” l’opera di Sacripanti di ogni suo significato originario evocandola nell’opi- nione pubblica (volutamente?) come “il mo- stro”, il “parcheggione”, nella totale indiferen- za per gli stessi miliardi di lire pubblici investi- ti (e la dimensione etica del governo della cosa pubblica?), invece di promuoverla a risorsa cul- turale innovativa ed inedita del territorio forli- vese, di valorizzazione dello stesso museo del S. Domenico? E’ inquietante il silenzio attorno a questa vicen- da delle forze di governo della città, dei diversi soggetti della cultura e degli ordini professiona- li, rispetto ad un confronto tra istituzione e pote- ri forti che pare prevalentemente orientato a so- luzioni mercantili più redditizie nella rifunzio- nalizzazione dell’area e di supporto alle attività museali del San Domenico. La stessa facoltà di Architettura di Cesena è muta nonostante porti il nome di Aldo Rossi che venne a Forlì con Carlo Ajmonino negli anni ottanta per sostenere Sacripanti nella sua ricerca progettuale creativa. Forlì è come immagine segnata profondamente dal”fascismo di pietra” del ventesimo secolo. Avremo, forse, una lapide ricordo dell’opera di Sacripanti nella logica del piccone demolitore propugnata da Mussolini che nel 1935 ordinava di raccogliere in fotografia gli esterni ed interni degli edifici da demolire per dedicarle ai super- stiti nostalgici del colore locale?

Nella Facoltà di architettura “Valle Giulia di Roma, su iniziativa dell’arch. Alfonso Giancotti si è posto all’attenzione il problema “Il parcheggio – piazza di Maurizio Sacripanti a Forlì, storia di passioni e tradimenti” con la pubblicazione di uno scritto nella rivista on-line (H)Ortus; La rivista mensile cesenate “La parola” ha ospitato nel numero di gennaio 2008 uno scritto “Rompere il silenzio sulla scelta di demolire la piazza – parcheggio di Maurizio Sacripanti a Forlì”. Sulla linguistica architettonica di Sacripanti, collegata anche alle esperienze dell’arte cinetica, di grande interesse è il dialogo Sacripanti – Zevi pubblicato su”Architettura, cronache e storie”n° 228 del 1974.


architetto urbanista, Forlì
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