Una Agenda, cento Agenzie La Valle dei Lamber
Di Mariella Borasio • 3 settembre 2008 • Categoria: Il Po e le sue agendePer la riqualificazione paesistico-ambientale dei bacini certamente occorre far Agende strategi- che, ove possibile far co-pianificazione strategi- ca, meglio se coniugata con processi partecipa- ti di programmazione negoziata; ma non sareb- be ancor più efcace far Agenzie di bacino/sot- tobacino? Quando pensiamo al bacino Lambro-Olona, la valle dei Lamber, stiamo pensando alla regione urbano-rurale milanese, che, forse, davvero solo Al Gore definisce “un modello di sostenibilità a livello internazionale” (!?). I cinque milioni di umani che la abitano producono continuamente anche organizzazioni di poteri, pubbliche, miste, private, di ogni possibile tipologia e scopo che, nel dichiarare, ciascuno a modo proprio, obiettivi sintropici, interagiscono poi in modo caotico come generatori di entropia. Alcune di esse operano con mission assimilabili a quella su cui ci stiamo interrogando. Penso a Milanometropoli SpA, in primis, ma anche, per altri versi, a Navigli Lombardi SCarl. Certamen- te non penso a AATO, Consorzi di bonifica e a tutta la multiforme molteplicità di soggetti giu- ridici prodotti nel tempo per assolvere a funzio- ni settoriali, anche se “acquee”. Ma soprattutto penso alle autonomie funzionali come Fonda- zioni ex bancarie, Camere di Commercio, Uni- versità; Autorità di distretto! Lo Stato mortifica le Autorità di bacino/distretto? E noi valorizziamo, a partire dai “cento” bacini, il modello di organizzazione dotata di autonomia funzionale esperito dall’ Autorità di Bacino del Po facendone il cuore di un reticolo sistemico di Agenzie, che ne mutuino le caratteristiche e nel contempo, proprio grazie al contributo delle loro diferenziazioni, ne potenzino l’esperienza! A mio parere dovrebbero essere enti pubblici dotati di autonomia funzionale, come è AdBPo, ma capaci di management efcaci come imprese private; capaci di far governance, di far pianificazione strategica; e davvero si fa presto a dire governance, pianificazione strategica, programmazionenegoziata; poi,però,bisognafare; chi fa visioning? artisti. Dobbiamo esprimere le nostre capacità creative; co-formarci e formare “artisti”. Allora, penso a governance più che flessibili, fluide, fluide come le acque, appunto. E penso ad Agenzie fatte di umani altrettanto “fluidi”. Pienamente consapevoli. Creativi. E pertanto efcaci ed efcienti. Gente di mare, insomma. Orbene, nel bacino Lambro-Olona, nella valle dei Lamber, non è la prima volta che ci si pone il problema di costituire una struttura di implementazione dei processi di riqualificazione; già nel 1993 la Regione Lombardia avviò una riflessione in tal senso all’interno del VI seminario organizzato da IRER Lombardia per definire le strategie di inversione della tendenza al degrado del sottobacino del Po milanese partendo dalla condivisione sulle cause di fallimento del Piano Lambro (approvato con il DPCM 29.07.88, n. 363) Tali cause furono individuate non solo nel fatto che, rispetto agli obiettivi a largo raggio che il Piano si proponeva, prevedeva quasi esclusivamente interventi nei settori del trattamento delle acque e dei rifiuti (4.255 miliardi di lire su 4.800) senza individuare e afrontare le cause del degrado paesistico- ambientale, ma anche nelle gravi difcoltà di messainoperadelmodelloistituzionaleadeguatoad una efcace ed efciente gestione. Nel Piano Lambro, infatti, per quanto riguarda l’assetto istituzionale, si è tentato di governare la grande frammentazione istituzionale e la complessa sovrapposizione di competenze attraverso il modello dell’ authority, soggetto a cui avrebbero dovuto essere conferiti ampi poteri di gestione, finanziamento, realizzazione degli interventi Il modello individuato (DPCM 363) prevedeva due soggetti principali:
- il Comitato di Coordinamento presieduto dal Presidente del Consiglio dei Ministri, il Presidente della Giunta regionale, gli Assessori regionali competenti, i presidenti delle Province, il Sindaco di Milano; si trattava di un organismo politico di controllo della attuazione del Piano con ampi poteri decisionali;
- l’Agenzia Operativa per il finanziamento, la realizzazione e la gestione delle opere, costituita di intesa tra Stato e Regione, agenzia a cui erano delegati tutti i poteri di realizzazione delle opere di interesse statale e regionale e che, tramite il Comitato, avrebbe dovuto avere controllo e giurisdizione sui progetti gestiti da altri soggetti istituzionali.
Il Comitato di Coordinamento non fu mai costituito e l’Agenzia (IRVA), costituita nel dicembre 1989 nella forma di SpA tra Regione (51%), ENI, IRI, Assolombarda e principali Banche regionali, pur dotata formalmente di ampi poteri e di notevoli risorse è diventata rapidamente una scatola vuota; gli interventi di interesse regionale e statale non sono decollati, i Comuni, i Consorzi di depurazione e/o di smaltimento e tutti gli altri soggetti titolari delle opere previste dal Piano nelle su diverse fasi non hanno conferito ad IRVA alcun potere di controllo sulla realizzazione e il finanziamento dei progetti. La vicenda del Piano Lambro permette di sottolineare come fattori di insuccesso sia la debolezza dello strumento Piano in sé, ove si connota come top down, sia l’inadeguatezza della soluzione tecnocratica data al problema della frammentazione e complessità dei poteri nell’area allora definita ad alto rischio di crisi ambientale; fattori di criticità sempre presenti nelle pianificazioni di area vasta come quella di bacino. A distanza di un ventennio, se da un lato già tre dei quattro sottobacini del Lambro- Olona sono interessati in modo appropriato (programmazione negoziata) da processi di riqualificazione - come previsto anche dalla Proposta di PTR 2008 - ancora appare poco chiaro come portare ad efcacia i piani d’azione condivisi; occorre co-creare una struttura di management capace di far governance del sottobacino L/O per produrre efcacia rispetto ad un’ampia serie di politiche: politiche di tutela e valorizzazione delle risorse idriche, in primis, ma, poi, politiche urbanistiche locali, politiche economiche alle diverse scale, politiche di investimento di soggetti pubblici e privati, politiche di riqualificazione paesistico- ambientale, ecc. Politiche di qualificazione degli insediamenti umani nella valle. Schematicamente, nel Seminario del 1993 furono considerate due strade come possibili:
- la prima, oltre che sullo sviluppo di politiche attive, puntava sul conferimento all’Agenzia di bacino di alcuni poteri di formulazione e applicazione di criteri, direttive e indirizzi cui gli altri soggetti istituzionali dovevano uniformarsi per via gerarchica: ad es. esame dei progetti (superiori a certe dimensioni) dal punto di vista paesistico-ambientale; gestione diretta di politiche di incentivazione, di sistemi di regole, ecc • la seconda puntava esclusivamente su politiche attive, su enabling policies, sul ruolo di informazione, di produzione progettuale, di networking tra le istituzioni esistenti che mantenevano i propri poteri; in questo senso all’Agenzia venivano afdati solo compiti progettuali, di ricerca, di monitoraggio dell’attuazione del Piano di paesaggio condiviso. la prima, oltre che sullo sviluppo di politiche attive, puntava sul conferimento all’Agenzia di bacino di alcuni poteri di formulazione e applicazione di criteri, direttive e indirizzi cui gli altri soggetti istituzionali dovevano uniformarsi per via gerarchica: ad es. esame dei progetti (superiori a certe dimensioni) dal punto di vista paesistico-ambientale; gestione diretta di politiche di incentivazione, di sistemi di regole, ecc
- la seconda puntava esclusivamente su politiche attive, su enabling policies, sul ruolo di informazione, di produzione progettuale, di networking tra le istituzioni esistenti che mantenevano i propri poteri; in questo senso all’Agenzia venivano afdati solo compiti progettuali, di ricerca, di monitoraggio dell’attuazione del Piano di paesaggio condiviso.
Da allora ad oggi un approccio assimilabile al secondo modello è stato parzialmente speri- mentato all’interno del territorio del sottobaci- no Lambro-Olona dalla Provincia di Milano nel farsi promotrice del Bando CittàdiCittà (http:// www.cittadicitta.it), ma, a parere non solo mio, va valorizzata soprattutto per le capacità di ma- nagement dimostratesi efcaci, l’esperienza dell’ Agenzia di sviluppo del sistema urbano milane- se, MILANOMETROPOLI, che opera nella for- ma di S.p.A. (http://www.milanomet.it). Mancano ancora, comunque, non solo in Regio- ne, neppure nel bacino padano, ma neanche a livello nazionale esperienze mutuabili in toto, tranne, a mio parere, in qualche modo, proprio le Autorità di bacino, anche se l’Agenzia di baci- no che ritengo potrebbe rappresentare un buon fattore di successo per le politiche di riqualifi- cazione di bacino fluviale in un’area insedia- ta come quella milanese dovrebbe essere, nel quadro delle normative attuali, una Autonomia Funzionale ben progettata ad hoc. A ogni bacino la sua Agenzia. Una Agenzia che si ponga come pivot del processo di riqualificazione, con carattere propositivo e progettuale, la cui autorità sia correlata all’autorevolezza della propria capacità propositiva, alla propria capacità di mobilitare tutti gli attori da coinvolgere, alla propria capacità di “governare la frammentazione” attraverso la leadership piuttosto che una formale autorità. Potente nell’utilizzo di meccanismi capaci di limitarne la debolezza che potremmo descrivere schematicamente sotto forma di possibili ipotesi:
- la prima, quella più “tradizionale”, potreb- be prevedere di afancare alla Agenzia di Progettazione e Management un Comitato politico composto dai rappresentanti Istitu- zionali che la promuovono (Città capoluogo, Province, Regione, Autorità di distretto, an- che (?) Ministero, ecc) dotato di poteri deci- sionali in alcune - poche - materie condivi- se;
- la seconda, più innovativa, potrebbe vedere l’afdamento all’Agenzia - che progetta il processo accompagnandolo - di un potere di auditing e di informazione al pubblico sulla realizzazione del Piano strategico di riqua- lificazione; le competenze decisionali reste- rebbero totalmente in capo ai soggetti ordi- nari, ma l’Agenzia dovrebbe periodicamente indire conferenze, work out, ecc., occuparsi pertanto di tutti gli aspetti comunicaziona- li/partecipativi, in senso lato, per accompa- gnare il processo di realizzazione del Piano facilitandone, al contempo, la condivisione. L’Agenzia si avvarrebbe in tal senso del po- tere di rendere manifeste le inadempienze ovvero i successi nell’avanzamento del pro- cesso partecipativo, decisionale, attuativo.
- la terza ipotesi: in costruzione.
Di certo, l’Agenzia, nel proprio progettare/ accompagnare, potrà valorizzare la grandissima messe di studi e ricerche di cui, nel corso degli ultimi decenni, la Regione Lombardia si è dotata; R.L. infatti ha progressivamente elaborato delle strategie di governance dei processi di trasformazione di modello insediativo per lo sviluppo durevole di un sistema paesistico/ ambientale/territoriale molto vulnerabile quale quello della regione milanese, in cui è veramente difcile cogestire i processi di trasformazione conservando nel tempo il patrimonio di risorse non rinnovabili, a cominciare da acque e suoli: la Proposta di PTR 2008, attualmente in Consiglio Regionale, riassume efcacemente tale elaborazione. Si tratta di sistemi complessi di politiche che, anche se non sempre esplicitamente, hanno fatto riferimento anche ai Documenti strategici di cui si è progressivamente dotata per innescare processi di riqualificazione dei paesaggi, riequilibrio ecosistemico generale, processi di sviluppo occupazionale, innalzamento della qualità della vita in senso lato; vi si propongono scenari che declinano nelle specificità dei diversi sistemi locali la scelta strategica generale di giungere a tempi medio-brevi alla condivisione delle decisioni in merito agli interventi da realizzare valorizzando progetti e politiche delle comunità insediate, opportunamente messi in relazione con programmi e politiche elaborati a livello sovralocale, con un approccio che permette di passare da una molteplicità di visioni settoriali ad una visione integrata, capace di interpretare l’evoluzione dei paesaggi in quanto sistemi unitari nei quali le componenti ecosistemiche interagiscono con quelle insediative, economiche e socio-culturali. Così facendo la Regione Lombardia si allinea con gli obiettivi sia delle Direttive Comunitarie che della normativa nazionale - in particolare con la L.N. 09. 01.06, n. 14, che ratifica i principi della Convenzione europea sul paesaggio Il primo esito del lavoro di ricerca afdato dal- la Regione Lombardia all’Istituto Regionale di Ricerca per l’elaborazione di linee strategiche per l’inversione della tendenza al degrado della regione milanese individuata come area ad alto rischio di crisi ambientale - la prima sperimenta- zione di pianificazione strategica in ambito pub- blico in Regione Lombardia- venne pubblicato nel 1995 - A. Magnaghi, a cura di, “Bonifica, riconversione e valorizzazione ambientale del bacino dei fiumi Lambro, Seveso, Olona. Linee orientative per un progetto integrato” Urbanistica Quaderni 2 -1995- IReR Lombardia - INU 1. Il Documento strategico, ampiamente condiviso in vari ambiti non solo istituzionali, ha costituito nell’ultimo decennio uno dei riferimenti per l’elaborazione dei PTCP delle Province del sottobacino e per lo sviluppo di molte politiche anche, e non solo, del Comune di Milano. Nel corso degli anni le Linee orientative Lambro/ Olona hanno generato una serie di ulteriori documenti strategici regionali riferentisi alla riqualificazione dei singoli sottobacini (Lambro settentrionale; Seveso; Olona), a Tecniche e Strumenti per l’elaborazione di progetti integrati e condivisi, a Progetti Pilota individuati come tali nel Documento 1995, a cominciare da quello riguardante il basso milanese (che attualmente è inquadrato come Azione pilota nelle Linee guida per la gestione delle trasformazioni territoriali- L.O.T.O. 2006); il Progetto del sistema di depurazione delle acque milanesi, premiato nel 2007 con il Premio Pays.Doc del Paesaggio Europeo; il Progetto regionale Abbazie 2008; ecc. Anche la DGR 2004 - Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale CONTRATTO DI FIUME OLONA - fa propria la scelta strategica declinata nei vari Documenti strategici prodotti nel decennio trascorso dalla Regione Lombardia come strategia di risanamento del sottobacino Lambro/Olona, così come la DGR 2006 - AQST CONTRATTO DI FIUME SEVESO - e il Protocollo d’Intesa verso VERSO IL CONTRATTO DI FIUME LAMBRO 2007. Come ben vediamo, nel promuovere i Contratti di Fiume nella forma di processi di programmazione negoziata delle azioni funzionali alla riqualificazione paesistico- ambientale dei sottobacini fluviali Lambro/ Olona, certamente la Regione Lombardia si è avviata nella direzione di definire strutture di implemetazione adeguate agli scopi di valorizzazione delle acque e difesa dei suoli, ma ancora è ben lontana dal definire quali Agenzie siano funzionali ad un management efcace ed efciente di tali processi di riqualificazione. L’Agenzia del bacino dei Lamber potrà forse essere una agenzia funzionale che mutui alcune caratteristiche di altre Autonomie Funzionali, a cominciare proprio dalle Autorità di distretto, con le quali dovrebbe consolidare statutariamente opportune relazioni e con cui dovrebbe condividere alcune attribuzioni funzionali, come l’ elaborazione di criteri e strumenti della pianificazione di distretto (anche, forse, il bilancio idrico quali/quantitativo; il demanio idrico da ricostruire congiuntamente, come, anche la finalizzazione delle entrate dai canoni, contribuzioni, tarife, incentivi e disincentivi); parimenti, potrà avvalersi del corpus assai ampio di elaborazioni prodotte da AdBPo attinenti a Piani stralcio, Piani strategici, ecc. Il sottobacino Lambro/Olona, la valle del Lamber, appare sotto ogni profilo, e a tal punto, come un territorio dotato di senso, che certamente può essere individuato come ambito di governance locale, di gestione in comune di servizi, di costruzione in comune di politiche, sistema complesso di paesaggi che concorrono alla costruzione dell’identità e del profilo della regione urbana nel suo insieme. Questa esigenza incrocia aspettative dal basso - di trattamento di problemi identitari, ambientali, infrastrutturali, di sviluppo economico locale - con istanze, che potremmo definire “dall’alto”, di costruzione di figure territoriali che superino i confini comunali in Piani di Paesaggio che, come regolato dal PTR regionale, perseguano l’obiettivo prioritario della valorizzazione delle acque e della difesa dei suoli. Forse, solo agendo su questi diversi livelli - agenzie funzionali, costruzione della visione, costruzione della informazione sulla regione vasta, organizzazione per paesaggi intermedi - sembra possibile ofrire un riferimento per processi di governance territoriale variabili per dimensione e composizione del set degli attori, capaci di incidere su alcuni temi che si intrecciano con quelli propri della scala insediativa milanese, sia del capoluogo che di ogni città nella regione urbana vasta del bacino considerato. Un grande corpo d’acque. Un mare. La Regione Lombardia può, forse, diventare uno dei laboratori di pratiche innovative in tale direzione poiché l’attività sviluppata in anni recenti per la riqualificazione paesistico- ambientale dei bacini fluviali ha dato vita a esperienze diversificate, alcune promosse direttamente da R.L. (CdF Olona-2004, CdF Seveso-2006 che si configurano come processi di programmazione negoziata - AQST - come si configurerà anche il CdF Lambro attualmente in itinere), altri frutto di iniziative locali incentivate dai Fondi messi a disposizione nell’ultimo triennio da Bandi della Fondazione Cariplo, concordati con DG Reti RL (Mella, Oglio, Mincio, Adda, ecc); esperienze innovative che hanno suscitato attenzione e interesse verso processi di simile natura da parte di altre regioni del bacino padano, e non solo, che hanno avviato percorsi assimilabili. Nel contempo, l’AdbPo, consapevole della va- lenza strategica di tali esperienze, al fine di valo- rizzarle all’interno del processo di pianificazio- ne di bacino per integrare opportunamente una pianificazione per sottobacini alla pianificazione per stralci funzionali, ha avviato un Osservatorio dibuonepratichedivalorizzazionedelleacqueedifesa dei suoli nel bacino del Po. In un recente incontro dell’ Osservatorio vertente su Efcacia ed efcienza dei processi di riqualificazione, è stata ampiamente condivisa la constatazione che sulle condizioni di efcacia delle politiche di riqualificazione insisto- no fortemente:
- le modalità di gestione dei processi, i modelli di relazione tra attori e tra approcci discipli- nari, la messa in campo di competenze di- versificate e di prodotti diferenziati, l’utiliz- zo di regole, da condividere, sia per ciò che attiene ai meccanismi di governance, sia per le procedure amministrative;
- le profonde interrelazioni tra gli aspetti di partecipazione e quelli di pianificazione e/o programmazione dei processi di riqualifica- zione dei bacini fluviali.
Poiché la caratterizzazione dei Contratti di Fiume come “accordi volontari” orientati alla promozione di ampia partecipazione lascia aperti molti interrogativi sulla loro efcacia rispetto agli obiettivi ove non strettamente correlati con politiche di pianificazione, all’interno della fase di V.A.S del PTR Lombardia, l’ Autorità di Bacino del Po, in stretta collaborazione con la DG Reti e la DG Territorio della Regione Lombardia, ha suggerito di promuovere una loro evoluzione verso Piani di sottobacino la cui cogenza sia ben accetta perché frutto di processi di autentica condivisione; se, infatti, la “debolezza” dei Piani stralcio di bacino - PAI, PTUA - attiene forse anche alla carente partecipazione alla loro definizione, per altri versi la debolezza dei CdF potrebbe essere il loro carattere di volontarietà. Appare, pertanto, opportuno integrare le due modalità di approccio alla riqualificazione dei sottobacini mutuandone reciprocamente le caratteristiche. All’interno della fase di V.A.S. del PTR Lombardia 2, pertanto, AdBPo, ha elaborato una proposta finalizzata a dare rilievo e cogenza alla pianificazione territoriale strategica elaborata e condivisa all’interno dei processi di CdF (scenari strategici) al fine di :
- farne esplicito riferimento per gli strumenti di pianificazione territoriale alle varie scale (PTR, PTCP, PTC, PGT);
- prefigurare, attraverso la sottoscrizione di ap- posite Intese, una valenza di tutela paesisti- co-ambientale dei PTCP - rif Dlgs 112/1998 - che si configureranno così come Piani stral- cio territoriali del Piano di bacino del Po.
La Proposta di PTR Lombarda - DGR 16.01.2008, accoglie ampiamente al suo interno tali suggerimenti là ove sostiene che” la dimensione fisica del sottobacino, correlata in modo sistemico con quella del bacino di appartenenza, si configura come potenzialmente ottimale per sviluppare processi partecipati di riqualificazione in cui un disegno strategico del territorio possa essere veramente condiviso, come mostrano le molteplici esperienze di Contratti di fiume in corso in Lombardia; () proprio all’interno di tali esperienze è maturata la consapevolezza della necessità di sviluppare processi di pianificazione strategica di sottobacino: per le componenti acque e suoli - in coerenza con quanto previsto a suo tempo dalla legge 183/89 - l’ambito territoriale adeguato per valutare il quadro di sostenibilità deve essere individuato nella diferenziata caratterizzazione dei sottobacini idrografici del Po che, nel loro insieme, costituiscono il territorio regionale in quanto tale impostazione costituisce un irrinunciabile aspetto di coerenza esterna con la pianificazione di bacino 3″. In tal senso, la Proposta di PTR della Lombardia, “individua nelle diferenti fisicità dei bacini idro- grafici/idrogeologici gli ordinatori di riferimento fondativi per i sistemi complessi e interrelati di politiche con cui si deve misurare la molteplicità dei sistemi territoriali lombardi al fine di garantire efcacia ai processi di riqualificazione, nel pieno rispetto dei Piani stralcio del Piano di bacino del Po - a cominciare da PAI e PTUA - e in costante correlazione con le politiche interre- gionali di riqualificazione dell’intero bacino pa- dano 4″. “La Regione Lombardia, pertanto, nell’intento di passare da politiche di tutela dell’ambiente a più ampie politiche di gestione delle risorse paesistico- ambientali promuove per la riqualificazione dei baciniregionaliprocessipartecipatidipianificazione strategica e programmazione negoziata - l.r. 2/2003 - nella forma di Contratti di fiume (rif. l.r. 26/2003 5) e Piani strategici di sottobacino del 6, facendo riferimento a quelle normativeive che chiedono alla Pubblica Amministrazione di far governance delle acque e dei suoli in modo partecipato e sussidiario. 7 Più in generale, il nuovo quadro normativo regionale lombardo ofre interessanti opportu- nità per portare ad efcacia la riqualificazione dei bacini fluviali sia tramite l’aggiornamento del Piano Territoriale Paesistico Regionale, sia attraver- so l’applicazione dei “Criteri e indirizzi relativi ai contenuti paesaggistici dei Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale” DGR VIII/6421, 27.12. 2007 8 . La proposta di Piano Territoriale Regionale, in- fatti, “aggiorna 9 il precedente Piano Territoria- le Paesistico Regionale 2001 in linea con la Con- venzione Europea del paesaggio e con il D. Lgs. 42/2004, proseguendo più incisivamente nel- l’integrazione tra pianificazione del paesaggio, pianificazione territoriale e urbanistica, pianifi- cazione di difesa del suolo e ambientale”.10 “Le Nuove misure di indirizzo e di prescrittività paesaggistica intendono consolidare il sistema di pianificazione urbanistico/territoriale previ- sto dal PAI e dalla l.r. 12/05 nei diversi livelli (comunale, provinciale e regionale) garantendo la sostenibilità delle scelte pianificatore, soprat- tutto in sottobacini come quello Lambro - Olo- na 11, corrispondente al sistema metropolitano milanese, in cui “i processi di pianificazione di sottobacino vanno sviluppati integrando le poli- tiche regionali in materia di paesaggio (riquali- ficazione e recupero paesaggistico degli ambiti degradati secondo le indicazioni del Piano del Paesaggio della Lombardia) con quelle di sicu- rezza idraulica ed idrogeologica, di uso delle acque (collettamento, scarichi e depurazione) e dell’ambiente (rinaturalizzazione dei corsi d’ac- qua)”. Per concludere, visto che anche gli Indirizzi di riqualificazione e contenimento del degrado paesaggistico del Piano Paesaggistico Regionale recitano che “per intervenire sul contenimento dei processi di progressivo degrado e compro- missione paesistica, particolarmente significa- tive sono le iniziative di processi partecipati di riqualificazione paesistica e ambientale che formulano quadri strategici multiscalari e multi- settoriali (”scenari di riqualificazione”, “vision”) come ad es. Contratti di fiume, Contratti di Quartiere, etc., l’elaborazione di “Linee guida” e l’individuazione e pubblicizzazione di “Buone pratiche”, 12 quale struttura di implementazione di processi di sifatta natura potrà dunque esser a tal punto efciente da portare ad efcacia la riqualificazione?
- Il Documento strategico si compone di una prima parte, “il manifesto progettuale”, in cui si descrivono e rappresentano le condizioni di degrado dell’area individuata come ad alto rischio di crisi ambientale e l’insostenibilità del modello insediativo e, di seguito, gli obiettivi del Piano strategico, le azioni a carattere tattico e quelle a carattere strategico, le politiche di riqualificazione e rivitalizzazione dei sistemi ambientali, dei sistemi territoriali e urbani, produttivi, energetici, sociali; infine viene descritto e rappresentato lo scenario strategico di trasformazione del modello insediativo. La parte seconda riguarda invece una serie di Documenti tematici di varia natura, declinati in 13 Quadri; tra di essi, di particolare interesse: Quadro 11 -Strumenti di gestione e governance del piano strategico; Quadro 12 - Progetti Pilota; Quadro 13-Progetti di ricerca.
- VAS del PTR - DGR 16.01.2008, Rapporto ambientale, Cap. 10.1.2. Un quadro di riferimento per la sostenibilità ambientale
- R.L. Proposta di PTR - DGR 16 gennaio 2008 Rapporto ambientale, paragrafo 10.1.2 R.L.
- R.L. Proposta di PTR - DGR 16 gennaio 2008 - Documento di piano Cap. 1.6. territorio. Indirizzi per il riassetto idrogeologico del territorio
- R.L. Proposta di PTR, DGR 16.01.2008, Documento di Piano, Cap. 1.6.2.1 :”E’ la l.r. 26/2003 ad individuare come strumenti per la riqualificazione dei bacini fluviali i Contratti di fiume, che nelle pratiche avviate si sono andati configurando come processi di programmazione negoziata che si declinano in percorsi di co-pianificazione, sviluppati con metodologie partecipate, al fine di pervenire alla condivisione tra tutti gli attori coinvolti di scenari di sviluppo durevole dei bacini fluviali; la “riqualificazione di bacino” va intesa nella sua accezione più ampia e riguarda nella loro interezza gli aspetti paesistico-ambientali, riassetto idrogeologico e tutela e regolazione degli usi delle acque secondo quanto stabilito dalla legislazione nazionale (anche la legge nazionale 9/2006 di recepimento della Convenzione europea del paesaggio). Contratti di fiume e Contratti di lago sono strumenti promossi dal Piano di Tutela e Uso delle Acque (DGR 29 marzo 2006, n. 2244) come azioni sinergiche di risanamento nei bacini che presentano problemi di recupero della qualità delle acque, anche per valutare la coerenza degli interventi previsti dalle Autorità d’Ambito con le previsioni del PTUA, in modo da evitare discrasie tra lo strumento di pianificazione regionale e la concreta programmazione degli interventi.”
- R.L. Proposta di PTR, DGR 16.01.2008, Documento di Piano, Cap. 1.6.2.1 -Politiche integrate di valorizzazione paesistico-ambientale e di difesa dei suoli e delle acque: promozione di processi partecipati di pianificazione strategica e programmazione negoziata per la riqualificazione dei bacini idrografici
- R.L. Proposta di PTR, DGR 16.01.2008, Documento di Piano, Cap. 1.6.2.1 : “In particolare, la Direttiva 60/2000 CE (che prefigura politiche sistemiche di riqualificazione delle acque superficiali e sotterranee) e la più recente Direttiva 60/2007 CE (relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni) indicano come irrinunciabile la qualità partecipativa dei processi da avviare per raggiungere in modo efcace gli obiettivi di tutela, così come fa la Proposta di Direttiva Quadro per la Protezione del Suolo (SFD - Soil Framework Directive) che obbliga le PA ad individuare, descrivere e valutare l’impatto delle politiche settoriali sui processi di degrado dei suoli sollecitando gli Stati membri a onorare la Strategia per lo Sviluppo Sostenibile dell’Unione Europea ed il VI Programma comunitario di azione ambientale, che hanno sancito l’obiettivo di proteggere il suolo dall’erosione e dall’inquinamento”.
- A livello provinciale, risultano particolarmente importanti come riferimento anche i “Criteri e indirizzi relativi ai contenuti paesaggistici dei Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale”, DGR VIII/6421, 27.12. 2007
- attualmente vigenti; “nella legislazione e pianificazione regionale lombarda il PTCP è chiamato a rispettare e declinare gli obiettivi e le priorità della disciplina paesaggistica regionale, definendo una specifica disciplina provinciale, che tenga conto dei contenuti indicati agli articoli 135 e 143 del dlgs. 42/2004, e succ. mod. e integr., cercando di mettere in campo forme efcaci di coordinamento del livello comunale”. “Già la legge regionale di governo del territorio, n. 12, 11 marzo 2005, all’art. 15 pone l’accento sul valore integrato, coordinato e strategico della pianificazione provinciale; l’efcacia paesaggistico-ambientale, esplicitata al comma 1, accompagna tutte le attività richieste dal legislatore al PTCP () e si afanca alla tutela ambientale e alla difesa del suolo indicate al comma 3; () particolare attenzione è posta nei Criteri per i PTCP alla riqualificazione dei paesaggi degradati e al contenimento dei possibili fenomeni di futuro degrado”.
- Con delibera DGR 6447 del 16 gennaio 2008 la Giunta regionale della Lombardia:
- ha approvato le integrazioni e gli aggiornamenti del quadro di riferimento paesistico e degli indirizzi di tutela del PTPR del2001, come primo ed immediato aggiornamento dello stesso di competenza della giunta stessa - Tali integrazioni sono pertanto immediatamente operative.
- ha inviato al Consiglio regionale la proposta complessiva del Piano Paesaggistico quale sezione specifica del PTR che comprende oltre agli aggiornamenti di cui cui sopra la revisione della disciplina paesaggitica regionale e correlati documenti e cartografie.
- R.L. Proposta di PTR - Piano Paesaggistico - Relazione generale; http://www.ptr.regione.lombardia.it
- R.L. Proposta di PTR-DOC di PIANO, Cap. 1.5.6. - ob. PTR 7,8,14,15,21: ” il sottobacino Lambro-Olona () una vastissima valle d’acque suddivisibile, in direzione nord-sud, in quattro bacini fluviali principali (Olona, Lambro meridionale, Seveso- Vettabbia e Lambro settentrionale) e, in senso trasversale, in due fasce facilmente riconoscibili, una porzione “asciutta” e una “irrigua”, che a loro volta si possono suddividere in due parti ciascuna, legate alle strutture idrogeologiche che le costituiscono” che, visto il fallimento di politiche di riqualificazione efcaci malgrado fosse dichiarato ad alto rischio di crisi ambientale fin dal 1987, è individuato dal PTPR regionale come caratterizzato da forte degrado paesistico-ambientale; uno di quei territori in cui, per essere efcaci ed efcienti nel coniugare la riqualificazione paesistico-ambientale alla valorizzazione e tutela delle risorse fondamentali, acque e suoli, le PA devono sperimentare e favorire nuove modalità di governance del territorio che, nella logica della sussidiarietà, siano aperte e condivise dai diversi attori che lo animano”.
- R.L. Proposta di PTR - Piano Paesaggistico Regionale. Indirizzi di riqualificazione e contenimento del degrado paesaggistico.
Mariella Borasio
consulente di Regione Lombardia
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