Il valore della cooperazione sociale in rete (l’esperienza di Cgm-welfareitalia)
Di Mauro Ponzi • 17 gennaio 2011 • Categoria: Reti socialiUna delle intuizioni di maggiore successo avute attorno ai primi anni ’90 dai dirigenti della Cooperazione Sociale è stata senza dubbio quella relativa alla necessità di aggregare, in forma consortile, le neonate cooperative sociali1: questo “postulato”, almeno nel modello teorico di Confcooperative, messo a punto da Felice Scalvini, Franco Marzocchi, Carlo Borzaga ed altro, era necessario in quanto si prevedevano cooperative sociali di piccole dimensioni, quindi molte delle funzioni organizzative di queste micro-imprese dovevano necessariamente essere organizzate in un secondo livello, quello dei consorzi territoriali. Subito dopo si ravvisò la necessità di costituire un consorzio nazionale (Consorzio Gino Mattarelli oggi Cgm-welfareitalia) che avesse principalmente lo scopo della diffusione delle cooperative sociali in Italia secondo quella strategia che venne chiamata “del campo di fragole” per la continua capacità appunto di generare frutto da frutto, senza trascurare la formazione di una nuova classe dirigente che si presentava sì motivatissima, ma piuttosto inesperta.
Oggi Cgm-welfareitalia può definirsi un vero e proprio distretto di impresa sociale diffuso e presenta eccellenze dal punto di vista della qualità e della quantità, dello sviluppo sociale ed economico, della flessibilità e della capacità di innovazione nelle fasi di cambiamento e di crisi grazie alla pratica mutualistica e solidaristica interna alla rete, alla capacità di strutturare alleanze e sviluppo in rete sui territori.
Un modello cooperativo fondato su mutualità e solidarietà : la cooperativa Sociale autentica che Cgm-wi è impegnato a promuovere e praticare, è uno strumento peculiare e prezioso della nostra economia e per lo sviluppo di un nuovo sistema di protezione sociale, infatti:
• in quanto impresa a finalità pubblica, e non orientata a generare profitto per i suoi soci, ma per la comunità è la forma imprenditoriale più coerente ed adeguata per trattare il mercato dei “beni comuni” (istruzione, salute, assistenza, sociale, lavoro,…..);
• in quanto forma cooperativa a capitale diffuso riesce a portare a protagonismo imprenditoriale i talenti di molti giovani, che non avrebbero spazio per esprimere la propria creatività imprenditoriale in altre forme di impresa che richiedono la disponibilità di forte capitale concentrato;
• rappresenta un cantiere formidabile di prima occupazione e di ri-occupazione di alcune categorie di popolazione fondamentali per il rilancio socioeconomico del paese: giovani, donne, over 50, svantaggiati).
Si è cercato quindi di costituire un’ impresa sociale affidabile e reputata, capace di incidere nella prospettiva dell’istituzione di comunità sullo sviluppo culturale, sociale, economico del territorio in cui opera, muove e organizza risorse, attraverso l’azione in rete di cooperative sociali e soggetti diversi del territorio.
L’evoluzione da consorzio di servizi (rete di imprese) a consorzio impresa a rete
I consorzi di “prima generazione” nascono per favorire e accompagnare lo sviluppo di un modello di impresa cooperativa sociale vocato allo sviluppo del territorio. In questa fase i consorzi svolgono principalmente alcune funzioni: soprattutto nell’accompagnamento alla costituzione e alla gestione delle cooperative sociali, consulenza e formazione del management alla gestione, e nell’offerta di servizi centralizzati per la gestione di impresa.
In una seconda fase a questi servizi si aggiunge il General Contractor con due funzioni prioritarie:
• incapsulamento del mercato e riduzione della potenziale concorrenzialità delle cooperative (armonizzatore dello sviluppo dei diversi protagonismi delle cooperative sul territorio);
• incremento del vantaggio competitivo sul mercato delle singole cooperative (soprattutto rispetto ai requisiti per la partecipazione alle gare,…).
L’evoluzione da impresa a rete a consorzio di comunità: verso la nuova missione dei consorzi
Le trasformazioni del contesto e del mercato da un lato rendono il consorzio uno strumento non sufficientemente funzionale a mantenere elevata la competitività sui mercati tradizionali, dall’altro spingono i consorzi ad una trasformazione profonda del ruolo verso la comunità e verso i propri soci nella prospettiva del consorzio/istituzione di comunità.
Una nuova fase e un processo di trasformazione su cui si gioca la sfida per un nuovo welfare ancora universalistico e di natura comunitaria.
Il consorzio di comunità
Nella “vision” più recentemente definita, il consorzio di comunità deve essere capace di animare la propria comunità locale/protagonista dello sviluppo economico, occupazionale, sociale e culturale.
Il ruolo del consorzio verso la comunità, infatti, assume una anima e concerta con i diversi interlocutori lo sviluppo del territorio, incontra direttamente la famiglia e i cittadini, diventando così un collettore di bisogni attraverso un continuo esercizio di ascolto attivo, mentre verso le cooperative associate assume un ruolo rispetto alla contrattazione territoriale non solo per le funzioni di General Contractor ma anche rispetto alla progettualità di sviluppo più allargata orientata alla innovazione di prodotto; non trascura processi di integrazione delle cooperative su progetti territoriali allargati, ponendo la massima attenzione nella formazione di dirigenti delle cooperative e loro soci anche attraverso l’utilizzo della pianificazione strategica e del bilancio sociale, promuove nuova cultura economica, sociale, solidaristica, di educazione alla legalità e cittadinanza attiva, offre alle proprie associate back office organizzativo e, ultimo non per importanza, non perde di vista la cooperazione internazionale.
Occorre quindi un rinnovato patto associativo fra consorzio e cooperative che rinnovi lo “stare insieme” per generare sviluppo economico e sociale del territorio, unendo risorse economiche, professionali, umane, valoriali, creando alleanze e partnership, realizzando progetti e investimenti.
La somma dei bisogni del territorio non coincide solo con il perimetro dei bisogni espressi dalle cooperative.
Operando nella prospettiva solidaristica verso la comunità, la crescita può avvenire solo attraverso azioni concrete e costanti di mutualità e solidarietà tra i soci.
L’ambizione è quella di utilizzare i consorzi territoriali per trasformare il contesto della comunità.
Note
1 La legge che le riconosce è la 381/91 di fatto recepisce un fenomeno, quello appunto delle cooperative di solidarietà sociale, presenti sul territorio già a partire dai primi anni ’70. Il Legislatore ha opportunamente previsto e inserito i Consorzi di Solidarietà Sociale in quanto l’azione di lobbing delle centrali cooperative aveva ben presente un modello di sviluppo che doveva basarsi sulla piccola dimensione, fortemente legata ai territori e aggregata, per le funzioni di secondo livello, in consorzi territoriali.
Mauro Ponzi
presidente Consorzio di Solidarietà Sociale Oscar Romero Reggio E.
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