Verso il terzo Veneto un piano per decidere

Di Romeo Toffano • 3 settembre 2008 • Categoria: La frontiera del Nord Est

In un momento in cui le certezze vengono meno e ci si interroga sul destino del modello veneto di sviluppo, credo sia necessario dare alla nostra comunità un segnale forte di ottimismo e coesio- ne ed insieme uno strumento di riflessione. E’ allora proprio all’insegna dell’ottimismo, della volontà e della sua forza che nasce un piano che mira a coniugare ragione e visione, passato e futuro, umanismo e tecnologia, e a definire le utopie che sono possibili per il Veneto, trasformando in opportunità le incertezze e le difcoltà ora presenti. Ma per gestire un tale processo di pianificazione risulta massimamente importante un’adeguata azione politica, che sia in grado di prefigurare e governare il futuro della nostra Regione, di ascoltare e raccordare in un disegno unitario le voci che giungono dai nostri operatori, di compiere la sintesi tra idealità, interessi ed identità. Un’azione politica che, attraverso il dialogo, sappia identificareetrasmetteregliobiettivistrategicicome segni di un’identità condivisa al di là dei limiti e delle logiche delle maggioranze politiche, e si faccia interprete di una passione civica in grado di farci passare da un’idea gerarchico-piramida- le e sostanzialmente autoreferenziale della pia- nificazione ad un’altra in cui parole come coope- razione, rete e sistema diventino basilari. E’ del tutto evidente che, per intraprendere questa via, operatori politici, economici, sociali e culturali debbano condividere una cultura del rischio e della responsabilità, ancora troppo poco difusa, e avviare progetti che saranno altri a concludere, abbandonando definitivamente quella “dittatura del presente” che oggi è dominante e ci costringe a scordare il passato e a negare il futuro. Per costruire un simile disegno pianificatorio è necessario partire dalla cultura veneta, di una società aperta, dinamica e solidale; capace da sempre di contaminare e farsi contaminare nonché di produrre sintesi e mediazioni alte nello stile di vita e nel modo di pensare. Tale risultato non può che essere il frutto di un impegno e una fatica quotidiani che nulla cedono alle lusinghe di scorciatoie facili, di “nuovismi” e mode efmere. Inoltre, importanza fondamentale per l’attiva- zione delle politiche territoriali assume l’ascol- to, interpretabile non tanto in senso burocratico, come momento imposto da procedure di leg- ge, ma come la forma di un dialogo continuo che il governo regionale intraprende con le diverse componenti della società veneta (il Veneto della cultura, dell’imprenditoria, delle associazioni) al fine di condividerne gli obiettivi e orientare l’assetto territoriale verso una forma/funzione programmata. Ciò che di innovativo emerge, da questo per- corso di pianificazione, avviato con l’adozione del documento programmatico al PTRC, è il passaggiodallaco-pianificazionecome”amministra- zionecondivisa”deldisegnodiprogetto,ampiamente sperimentata nella pianificazione di area vasta, alla “cooperazione” sul progetto, vale a dire all’indivi- duazione concordata dei mezzi e degli strumen- ti operativi e gestionali per la realizzazione dei progetti indicati nel piano. In sostanza, il Documento Preliminare al PTRC adottato dalla Giunta Regionale il 7.08.2007, assume, anche con la grafia del disegno, non tanto il contenuto di rappresentazione territoriale e “urbanistica” dello spazio fisico che viviamo, quanto la natura strategica di una dimensione che valuti, accanto alla visione di sistema, gli elementi che è in grado di governare con approcci indiretti e normativiodirettieoperativieperiqualisipropone o ha già costruito un consenso difuso. Esso acquista così, all’interno di un quadro strutturato “dalla convergenza delle competenze e degli obiettivi”, una dimensione aperta e una natura flessibile legato ai processi decisionali partecipativi, al controllo, al consuntivo sui programmi e sulle politiche in atto adatto a sostenere possibili ri-orientamenti. Il PTRC, in questo senso – da intendersi quale progetto di territorio – contribuisce a sostenere le scelte e le azioni adottate dalla Regione, permette di monitorare in itinere gli interventi, di verificarne gli esiti e di motivare eventuali cambiamenti di strategia e di azione. Per concludere, relativamente alla forma del piano, si sottolinea come la vera novità, rispetto al PTRC vigente, sta nel fatto che questo piano non viene presentato come un atto unico e definitivo, ma come strumento-processo continuamente integrabile, nello stesso tempo esito di un accordo e base per la definizione di accordi successivi. Il PTRC deve, inoltre, nello scenario del nuovo spazio di sviluppo europeo delineare e promuovere politiche integrate che abbiano la forza, se confrontate con gli altri soggetti nazionali ed europei, di esaltare la capacità competitivadellanostraregione,puntandosurisorse comelacostaelamontagna,maanchesull’elemento città quale fattore innovativo e motore di sviluppo. La capacità di un intero sistema regionale di competere sul piano nazionale ed internazionale si misura infatti, sull’efcienza della propria rete di città: ne consegue che il Veneto intende promuovere dei processi finalizzati ad organizzare un’articolata “gerarchia delle reti di città”, per migliorare in particolare, la qualità dello spazio urbano e per incrementare il grado di specializzazione per funzioni di ciascun nodo della rete. E’ da riconsocere a questo nuovo piano territo- riale per il Veneto la sua capacità di riconsidera- re, in prospettiva unitaria, la tradizionale distin- zione tra urbs, la città di pietre, e civitas, la città di persone. Lapianificazioneterritorialemodernanonpuòinfatti piùalungosopportarediavereunafunzioneridottaa mettere ordine tra le pietre e di razionalizzare i molti capannoni,madevesaperinterpretarel’immaginario collettivo,ripercorrendoimotivichehannospintogli uomini ad abitare il territorio, a creare le città quali luoghi di memoria, di immagini, di emozioni; come luoghi di scambio non soltanto di merci, ma anche di parole e ricordi. Solo le politiche pubbliche riescono a produrre un cambio di direzione verso una riqualificazione funzionale ed urbanistica di un territorio come quello del Veneto, già abbondantemente urbanizzato; politiche finalizzate ad un recupero di qualità estetica, funzionale, sociale; favorendo in particolare: • il contenimento del consumo di suolo indi- cando, laddove la proliferazione insediativa nei territori extraurbani e lungo gli assi viari ha superato determinate soglie, la sostituzio- ne dei tessuti esistenti e la loro densificazio- ne come unica soluzione. Si tratta quindi di ridare forma al già formato; • la polarizzazione delle funzioni intorno ai nodi e agli assi del trasporto pubblico di massa, alla rete del ferro (S.F.M.R.); • la sostenibilità ambientale dei nuovi insedia- menti (attraverso sistemi di incentivi, ed ob- blighi); • la mixitè funzionale e sociale dei luoghi del- l’abitare; • l’integrazione nel paesaggio delle nuove in- frastrutture. Ragionando sulle città quali motore di futuro, vale la pena sottolineare come, accanto alla valorizzazione del patrimonio storico e dei suoi caratteri è opportuno favorire azioni capaci di aumentare la qualità e il bello nello spazio vitale, intendendo con ciò non solo privilegiare la qualità dell’architettura, dell’ingegneria ed in genere degli spazi costruiti, ma riqualificare la periferia, ripensare le aree produttive, re-inventare i poli di nuova aggregazione e di innovazione, quali strumenti per generare nuove opportunità e nuovi stili di vita; con questo significa investire, non solo nei servizi rari che qualificanti la città, ma anche dare significato ai nuovi spazi della contemporaneità. Il piano afronta evidentemente, il tema della città, ma con una lettura contestuale del territorio aperto circostante, viene sottolineata la necessità di salvaguardare, in un’ottica d’insieme, quei “brani” ancora estesi di territorio aperto che sono,moltospesso,depositarideisegnidellamemoria e quindi rappresentativi di una tradizione di valori riconosciuti. Viene prefigurata la costruzione di una rete di territori di alta naturalità (TAN), in grado di mettere in relazione le qualità naturalistiche riconosciute con i macrosistemi paesistico – ambientali regionali, che vanno dall’ambito alpino a quello litoraneo. Per concludere il nuovo PTRC per dare forma al “terzo Veneto” intende combinare – su nuovi equilibri – vuoti e pieni, conservazione e riconoscimento, antico e contemporaneo, lento e veloce, naturale e artificiale, nella logica di realizzare un piano che sia attuattivo per una politica imprenditiva.

La tavola raccoglie possibili scenari di piano per disegnare il Terzo Veneto il quale si riconosce così attraverso dei progetti d’ampia rilevanza e riflesso, capaci di mettere in figura un nuovo stile di vita e politiche imprenditive. Nelle piattaforme urbane di Treviso e Vicenza due specializzazioni di eccellenza legate la prima all’essere “magnete”, dal quale hanno origine e si ripartono tipologie slow di fruizione del territorio legate all’acqua, alla natura e al gusto; la seconda, anche per la presenza massiccia di monumenti dell’architettura, quale luogo dell’armonia e per i giovani. Si individuano gli interventi strutturali della nuova organizzazione spaziale regionale nel sistema lineare verde polifunzionale sull’Ostiglia, nel Grande Arco Verde (G.A.V.) metropolitano e nel sistema territoriale storico-ambientale afferente ai fiumi Piave e Brenta. La trama dei percorsi ciclopedonali permette la conoscenza capillare del territorio delle ville e dei loro contesti, delle città murate, dei canali navigabili storici, dei parchi naturali e culturali – letterari, e i territori di terra ed acqua del Polesine.


dirigente della Direzione Pianificazione Territoriale e Parchi, Regione Veneto
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