Nella misura in cui? A proposito di Toscana infelix
Di Claudio Greppi • 3 settembre 2008 • Categoria: La questione ToscanaFino all’agosto del 2006 sembrava che tutto fosse tranquillo, in Toscana, in materia di urbanistica e di paesaggio. La Regione aveva già avviato la redazione di un Piano di Indirizzo Territoriale, in attuazione della Legge Regionale n.1 del 2005, che aveva confermato l’impianto già in atto da dieci anni, cioè dalla precedente Legge Regiona- le n.5 del 1995. Questa era stata salutata a suo tempo come una legge innovativa, che doveva correggere le rigidezze della vecchia pratica dei Piani Regolatori e del controllo dall’alto sulle iniziative dei Comuni. Anche la cultura urbanistica, compresa quella universitaria, si era allineata con poche eccezio- ni su un giudizio sostanzialmente entusiastico: subito al lavoro, gli urbanisti, nella gara a chi meglio interpretava che cosa fossero gli “statuti del territorio” o le “invarianti strutturali”, o gli “obiettivi prestazionali”. Insomma, un nuovo lessico (che ha messo in crisi i giuristi, attenti al significato delle parole) a cui doveva corrispon- dere una rinnovata creatività progettuale, in uno spirito di piena collaborazione fra i diversi livelli amministrativi e istituzionali. Eppure è bastato un breve articolo sulla pagina culturale di la Repubblica, il 24 agosto del 2006, firmato dall’italianista Alberto Asor Rosa, per scatenare un putiferio e rimettere in discussio- ne proprio la politica urbanistica della Regione Toscana. Il paesaggio toscano è aggredito dal cemento! Come dire: Il re è nudo! Tutti lo sape- vano, ma nessuno lo diceva con la chiarezza e l’autorità del “professore” 1. L’articolo ha efetti- vamente messo a nudo una realtà che da allora è sempre più oggetto di dibattito e di scontro politico e culturale. Il caso è assai noto: alle pendici del centro murato di Monticchiello, a pochi chilometri da Pienza, si stava costruendo un complesso di undici villule (in stile rustico), per un totale di 95 appartamenti. Il tutto nel bel mezzo di un’area dichiarata “Pa- trimonio mondiale dell’Unesco”, la Val d’Orcia, quasi un simbolo della qualità e della conserva- zione della campagna toscana. Un’estensione e una volumetria, denunciava Asor Rosa, che su- perano in blocco le dimensioni dello stesso cen- tro storico nel suo impianto medievale: per una popolazione potenziale pari al doppio di quella esistente, ridotta oggi a poco più di 150 abitanti 2. “Pare a me – concludeva Asor Rosa – che il caso superi le dimensioni locali e investa responsabi- lità più generali”. Eccome! La reazione è stata duplice. Da parte degli am- ministratori regionali si è subito cercato di mi- nimizzare e circoscrivere il caso. L’assessore al territorio, Riccardo Conti, riconosceva che “il nuovo insediamento di Monticchiello fa schifo” (frase riportata su molti giornali), ma la Regione aveva le mani legate, non poteva mettersi contro l’autonomia comunale, che proprio la legislazio- ne regionale garantisce. Gli amministratori locali (il presidente della Pro- vincia di Siena Ceccherini e il sindaco di Pienza Del Ciondolo) difendevano a spada tratta il pro- getto, contribuendo anche a montare una cam- pagna di insulti contro il “professore”. Alla fine il presidente della Regione, Claudio Martini, dichiarava: “Noi non condividiamo quell’ope- ra, ma non possiamo farci niente. Possiamo solo raforzare gli strumenti perché in futuro un caso Monticchiello non accada più” 3. Queste reazioni si riassumono in un dato, che è poi la specificità del caso Monticchiello: quel- lo che viene denunciato non è un abuso, ma è il risultato di un meccanismo legislativo che non impedisce che simili scempi possano avvenire: sotto gli occhi della Soprintendenza, che ha dato il suo regolare nulla-osta. Di qui l’iniziale imba- razzo dei dirigenti regionali, che hanno provato a scaricare sull’organo periferico del Ministero la responsabilità del caso, ma si sono anche sentiti sotto accusa agli occhi della stampa nazionale. Ma il caso Monticchiello è davvero un’eccezio- ne, un piccolo neo? No, e lo si vede subito. Nel frattempo, infatti, Asor Rosa viene letteralmente sommerso da una valanga di appelli, segnala- zioni, denunce di situazioni non molto diverse da quella di Monticchiello, un po’ in tutta la To- scana. Le segnalazioni vengono da Comitati già costi- tuiti e dalle associazioni ambientaliste “stori- che”, Italia Nostra, WWF, FAI, Legambiente. Il tam-tam mediatico fa circolare un messaggio: “vediamoci a Monticchiello il 28 ottobre”. Nei giorni precedenti, a mantenere alta la tensione, Giovanni Valentini elenca, sempre sulle pagine di la Repubblica, tutta una serie di casi che si van- no ad aggiungere, e Vittorio Emiliani coglie in nodo della questione in un articolo dal titolo “Il paesaggio non è del Comune”, nel quale si ac- cenna anche al ruolo perverso del meccanismo della finanza comunale, che finisce per premiare le amministrazioni per i metri cubi che conce- dono e i relativi oneri che incassano. Riccardo Conti sembra in un primo tempo voler afron- tare amichevolmente la questione, e invita Asor Rosa a Capalbio in un pubblico incontro. E’ pos- sibile un dialogo? L’occasione potrebbe essere il convegno di Monticchiello del 28 ottobre. Erano previste una sessantina di persone, ne arrivano oltre trecento, che la sala del “Teatro Povero” non ce la fa ad accogliere. Vengono anche con le auto blu Riccardo Conti, e Francesco Rutelli. Trovano ad accoglierli striscioni, cartelli, volantini e soprattutto un coro di denunce che dimostrano che ormai il coperchio è stato tolto. Sotto accusa sono i Comuni di Fiesole, di Bagno a Ripoli, di San Casciano Val di Pesa, sempre per aggressioni al paesaggio, tanti altri casi sono segnalati nelle province di Siena, di Arezzo, di Grosseto. Dopo dieci anni di “governo del territorio” si ricomincia a parlare di urbanistica. Il ministro Rutelli, intervistato in quella sede, dichiarava che “il Codice dei beni culturali prevede cheogniRegionefacciaipropripianiperilpaesaggio, e che in questa fase vengano interpellate anche le Soprintendenze. Alcune Regioni sono già in regola, altre no. Quello che noi vorremmo è utilizzare proprio la Toscana come regione pilota di questa ‘collaborazione’. Per poter prevenire le brutture cementizie piuttosto che scoprire che è impossibile abbatterle dopo” 4. Un convegno di Italia Nostra a Firenze, il 6 dicembre (Dopo Monticchiello. Paesaggio toscano da salvare), è ancora l’occasione per un confronto con l’assessore regionale: ma ormai Conti arriva, parla e se ne va, con un tono piuttosto scocciato. In una trasmissione televisiva del TG3 (Ambiente Italia, condotta da Beppe Rovera), il pomeriggio di sabato 17 febbraio, ci ritroviamo tutti insieme a Fiesole per discutere su “che cosa succede in Toscana?”: Conti, i sindaci di Fiesole e di Bagno a Ripoli, alcuni architetti embedded, da una parte; dall’altra i contestatori: il Comitato di Fiesole, io (come geografo) e l’archeologo Riccardo Fran- covich, Asor Rosa in diretta da Monticchiello, Franco di Pietro da Lugo di Romagna (dove veniva contestata una lottizzazione vicina allo storico canale della Villa). In mezzo, in diretta da Roma, l’arch. Roberto Cecchi del Ministero. I due fronti sono ormai contrapposti e separati (anche fisicamente): se Conti rivendica la linea della Regione “che coniuga tutela e sviluppo”, Asor Rosa risponde che ormai ci dividono due idee fra loro incompatibili di sviluppo della To- scana. I Comitati – sostiene Cosimo Mazzoni – rappre- sentano privati cittadini che difendono il pa- trimonio pubblico, contro le istituzioni che lo vendono ai privati 5. La trasmissione televisiva mostra anche il caso di una città intera sorta abu- sivamente nella piana di Caserta, messa sotto si- gilli dalla magistratura: al contrario le porcherie contestate in Toscana hanno tutti i crismi delle necessarie autorizzazioni. Ma proprio questo è il punto: sono il risultato della politica urbanistica regionale e dell’incapacità delle Soprintendenze, non (per ora?) di operazioni camorristiche. Il “caso Fiesole” è l’oggetto di un nuovo incon- tro, l’11 marzo a San Domenico (Lo sviluppo in- sostenibile), dove confluiscono tutti i Comitati o i singoli cittadini che denunciano situazioni in-sostenibili, ma anche esperti delle diverse discipline che guardano alla Toscana anche dal punto di vista più generale: cito in particolare l’intervento assai documentato di Luigi Scano (purtroppo fu il suo ultimo) su “La tutela dei beni paesaggisticinelCodiceeneiprovvedimentilegisla- tivi e pianificatori della Regione Toscana”: come per Edoardo Salzano, che ha sempre seguito e dato spazio alla vicenda su Eddyburg, quello della Regione Toscana è più che altro “un piano di chiacchiere”. Anche qui, una partecipazione nu- merosissima, che prelude alla formazione di una Rete, come aveva anticipato Asor Rosa a conclu- sione della trasmissione del TG3. Sono invitati ufcialmente anche Martini e Conti, ma nessuno si presenta né manda messaggi 6. La Regione va per la sua strada, le cui tappe sono il Protocollo d’intesa con il Ministero dei beni culturali (23 gennaio 2007), l’adozione del Piano di Indirizzo Territoriale (4 aprile) e la successiva approvazione da parte del Consiglio Regionale (24 luglio). Questi atti dovrebbero non solo rispondere alla pressione dei Comitati (e della stampa locale e nazionale che dà ampio risalto ad ogni intervento di Asor Rosa, e non solo), ma anche alla Sentenza della Corte Costituzionale n. 182 del 20 aprile 2006, della quale volentieri ci si dimentica 7 perché mette sotto accusa di incostituzionalità proprio la delega ai Comuni in materia di tutela paesaggistica contenuta nella L.R. 1/05, in contrasto con il Codice del paesaggio. Si organizzano anche alcuni incontri che definirei autoreferenziati, senza interlocutori: magari proprio nei luoghi incriminati, Fiesole 8, Monticchiello. Proprio qui, a Monticchiello, il 29 giugno si assiste ad un nuovo tentativo di mantenere un certo fair play, con l’invito ad Asor Rosa (da solo) per un dialogo diretto con il presidente Martini. Ma la domanda “siete sicuri che un altro caso Monticchiello non potrà più presentarsi?” rimane senza risposta, al di là delle promesse di concertazione e di approccio per”filiere”. Si può sostenere che un efetto il movimento dei Comitati l’ha già raggiunto, sia pure indiretta- mente: gli amministratori sono sulla difensiva e non perdono occasione per riafermare il pro- prio impegno per la tutela del paesaggio; mai però che emerga dai documenti di programma- zione il benché minimo accenno ai problemi che i Comitati (e la Sentenza della Corte Costituzionale) hanno sollevato. Il bilancio del quadro conosciti- vo sul quale si fonda il Piano Territoriale (il “piano di chiacchiere”, secondo Salzano e Scano) è tutto a tinte rosee, con una documentazione cartogra- fica e fotografica 9 a dir poco modesta, degna di un’esercitazione di studenti del secondo anno. Eppure il PIT toscano dovrebbe avere “valenza paesistica”, anche se il Protocollo di un anno fa, molto sbandierato come esempio di collabora- zione fra Regione e Ministero (o prima risposta implicita al caso Monticchiello?), precisava che dovevano essere compiuti una serie di adempi- menti per adeguarlo al dettato dell’art. 143 del Codice del paesaggio (nel quale si definiscono i contenuti del Piano paesaggistico): entro un anno! L’anno è passato, e non si è visto niente 10. Intanto la contestazione si allarga a macchia d’olio. Oltre ai Comitati originari dell’ottobre 2006, ne spuntano come funghi in ogni parte della regione. Sotto accusa non solo le aggres- sioni al paesaggio e ai centri storici, ma anche i progetti delle grandi infrastrutture (la TAV, l’autostrada tirrenica), la politica energetica e quella dei rifiuti. Il 25 marzo, a Firenze, si co- stituisce ufcialmente la Rete dei Comitati toscani per la difesa del territorio, con la partecipazione di oltre settanta comitati. La stampa nazionale (la Repubblica e il Corriere della sera) ne dà ampio risalto. Viene approvato un “Documento dei dieci punti” che riassume quanto è emerso fino a questo momento e fissa il quadro organizzativo della Rete, che si propo- ne anche come “Osservatorio toscano” perma- nente, in grado di realizzare un controllo senza smagliature sull’intero territorio, per arrivare a “realizzare una mappa integrale degli scempi, dei disastri, degli ecomostri realizzati in Tosca- na” e quindi prevenire quelli futuri. Dunque una “grande battaglia culturale”, nella quale ci si dovrebbe confrontare con le “Istituzioni come interlocutori, non come avversari” 11. Ma sarà possibile? Sempre più spesso i Comitati si trovano di fronte un muro, anche quando presentano, a termini di legge, osservazioni ben motivate agli strumenti urbanistici: che non vengono mai prese in considerazione. L’unica via, in molti casi, è quella giudiziaria: fioccano gli esposti, i ricorsi al TAR e al Presidente della Repubblica, con tutti i rischi che questi comportano (anche finanziari). Sempre più spesso la magistratura interviene anche per proprio conto, magari su segnalazione della Forestale, l’unica istituzione a cui sembra afdato il controllo del territorio: così a Casole d’Elsa (Siena) finiscono sotto sequestro tre cosiddette ristrutturazioni di altrettanti complessi rurali, dove al cambio di destinazione si aggiungono abbondanti volumi: questi sì, abusivi, tanto che finisce sotto inchiesta tutto lo staf tecnico-politico del Comune. Lo stesso succede a Campi Bisenzio, per difor- mità fra il Piano Strutturale e il Regolamento Urbanistico: e anche qui non ci sono Comitati all’origine della vicenda. Il tenue filo che ancora sembra tenere aperto un dialogo almeno con il Presidente della Regione, localmente è del tutto spezzato: anche all’interno dello stesso schieramento politico – perché la matrice dei Comitati è quasi sempre di sinistra – non ci si parla più. La difesa dei Sindaci, quelli “con la quinta elementare” di una volta, quelli “eletti dal popolo” di adesso, si traduce in un rifiuto di qualsiasi apertura da parte del blocco politico-istituzionale. Anche la partecipazione dovrà essere disciplinata con apposita legge, che la Regione si afretta ad approvare e di cui si sperimentano già le prime applicazioni, come vedremo. In questo clima si consolidano le strutture della Rete: le assemblee prendono un carattere più strutturato e si svolgono il 7 luglio e il 10 novembre. Dalle due assemblee esce la versione definitiva di un documento che apre la “Vertenza Toscana”, articolato nei punti che riguardano il PIT e il paesaggio, le problematiche energetiche, le grandi infrastrutture, il consumo di suolo, la partecipazione. I Comitati registrati sono diventati oltre 150, comprese le sezioni locali di Italia Nostra e del WWF, e in qualche caso anche di Legambiente. Ma non facciamo del trionfalismo: si tratta certamente di un fermento straordinario, in cui convergono però discorsi ed esigenze anche molto diverse, tutte tenute insieme dal vantaggio (anche mediatico) di poter contare su un coordinamento che è insieme un servizio tecnico e una cassa di risonanza. E’ per questo che molti Comitati nascono proprio perché esiste la Rete, in un processo che potremmo definire autocatalitico. Non è secondario il fatto che i rappresentanti della Rete siano ricevuti dai Ministri 12 Rutelli e Pecoraro Scanio (il 24 luglio), o che lo stesso Martini chieda ad Asor Rosa un colloquio riservato nel quale promette di rispondere adeguatamente ai temi sollevati nella”Vertenza Toscana” 13. L’allargamento della Rete ha certamente comportato anche una diferenziazione delle tematiche che vengono afrontate: dalla tutela del paesaggio, tema originario e costitutivo, si passa alle tematiche ambientali, con la denuncia dei progetti di inceneritori e di impianti per l’energia, a quelle delle infrastrutture, dove i grandi lavori riguardano l’autostrada costiera parallela all’Aurelia, la TAV che dopo i disastri combinati in Mugello dovrebbe attraversare Firenze in sotterranea, fino alle linee della tramvia, sempre a Firenze. Non solo grandi progetti di grandi lavori, ma anche piccoli progetti non meno pericolosi. In molti casi i problemi ambientali si sommano con quelli paesistici e territoriali: così ad Ampu- gnano, dove la Provincia di Siena ha avanzato in estate l’incauta proposta (sostenuta da una finanziaria franco-tedesca) di ampliare il minu- scolo aereoporto esistente per fare concorrenza a Pisa e a Firenze, nella delicatissima pianura fra la Montagnola e la città. Contro questo progetto si sono mobilitati tan- tissimi cittadini mettendo in serio imbarazzo il Comune interessato (Sovicille) e coinvolgendo la stessa città, dove si è svolta in novembre la prima manifestazione “autonoma” dalle forze politiche. Il bello è che in questo caso la Regione tace, nonostante che il suo PIT, a proposito di aereoporti, non attribuisca ad Ampugnano altro che un ruolo locale. Nascono nuovi Comitati, ma purtroppo anche nuovi episodi di aggressione al paesaggio: sem- pre durante l’estate si denuncia la trufa delle cosiddette Residenze Turistico-Alberghiere, sot- to la cui sigla si nascondono future lottizzazioni residenziali. Così a Campiglia Marittima, a Ser- ravalle Pistoiese, a Grosseto 14. Anche in questi casi andiamo ben oltre la soglia della legalità. Un caso a sé è quello di Castelfalfi, uno straor- dinario castello feudale fra l’Elsa e l’Egola, in comune di Montaione (Firenze): qui un’impresa tedesca compra l’intera azienda agricola per far- ne un “resort turistico”, con albergo, campi da golf, residenze nel castello e in “villaggi” in stile (rustico). Per un totale di 200.000 metri cubi, di cui 80.000 di nuova costruzione, secondo il pro- getto 15. La novità sta nel processo di partecipazione, pro- mosso dalla stessa Regione tramite il “garante della comunicazione”, prof. Massimo Morisi 16. Il popolo di Montaione è chiamato a pronun- ciarsi sull’operazione, che promette ovviamente grandi prospettive di occupazione. Una multi- nazionale si confronta con il popolo! Ma al con- fronto non dovrebbero partecipare anche gli enti sovraordinati, Provincia e Regione? Non hanno niente da dire? L’esito sono solo alcune racco- mandazioni, che dovrebbero “mitigare” l’efetto delle previsioni. Ce n’è abbastanza per fare della Toscana un caso nazionale: certo, non siamo in Calabria, ma neppure in quel paradiso che i nostri politici vorrebbero farci intendere. E sicuramente gli ultimi anni vedono una continua accelerazione del processo di degrado, senza che si intraveda una seria intenzione di invertire la tendenza. Per questo il prossimo convegno che la Rete dei Comitati intende organizzare (nel mese di maggio) avrà come argomento proprio il caso toscano come emergenza nazionale. Del resto, sono già avviati contatti con altre situazioni in Umbria, nelle Marche, in Veneto. Da un incontro a San Quirico d’Orcia, il 17 ottobre scorso, allargato a urbanisti e intellettuali di tutta Italia, era uscito un documento dal titolo (un po’ retorico, secondo me) “Salviamo l’Italia”, che proponeva l’estensione del modello della Rete per la difesa dal basso del patrimonio paesistico e culturale. Che cosa hanno in comune tutti i casi dei quali la Rete si fa carico di raccogliere la documentazione 17 e di sostenere il punto di vista dei Comitati? Un primo aspetto riguarda le fonti finanziarie: in quasi tutti i casi si parte da una proposta di investimento, da cui la “valorizzazione” (la parola fa sempre venire i brividi) del patrimonio culturale o ambientale che sia. Interessi privati, quindi, anche nel caso di investimenti pubblici in infrastrutture dove la scelta cade sempre sul progetto più costoso (e rischioso) che ofrirà maggiori opportunità di ricadute (di varia natura). Da qui discende un secondo aspetto, che riguarda la stragrande maggioranza dei casi: il progetto contro cui ci si trova a fare i conti non è frutto di una seria e coerente pianificazione, ma nasce occasionalmente in assenza di un quadro previsionale afdabile. Il PIT da questo punto di vista è davvero un piano di chiacchiere: si delega ai Comuni la tutela del paesaggio, si rinviano le scelte energetiche ad un “piano energetico regionale” che ancora non esiste, ma intanto 18 si autorizzano impianti qua e là , e così per il 19 trattamento dei rifiuti . Quanto agli strumenti urbanistici, niente paura: si può sempre fare una variante ad hoc. Sono i Comuni (salvo per fortuna le dovute eccezioni), più che gli urbanisti, a dare la vera interpretazione della legislazione in materia di “governo del territorio”: adesso possiamo fare quello che ci pare, senza nessun controllo superiore. Così era stata salutata la Legge del 1995, e gli efetti si vedono adesso. Il caso della tranvia a Firenze era alla fine di gennaio il più “caldo”, perché ci era indetto un referendum il 17 febbraio per una moratoria sui progetti delle linee 2 e 3, mentre la linea 1 (Scan- dicci – Santa Maria Novella) dovrebbe essere completata entro l’anno, salvo intoppi. I Comitati fiorentini non sono “contro la tranvia” (come alcuni esponenti della destra che hanno promosso il referendum, e come gli amministratori ci fanno apparire), ma contro il modo in cui è stata progettata finora: con la procedura della “finanza di progetto” si è di fatto delegato alle imprese private il vero e proprio progetto di queste linee, si è persa l’occasione per disegnare il nuovo volto della città, per pianificare l’intera rete del trasporto pubblico in un sistema efciente. Questa è la logica del “fare”, che piace ai nostri politici, i quali accusano i Comitati della Rete di essere contrari a qualsiasi progetto di moderniz- zazione e di sviluppo. Ci contrappongono un “ambientalismo del fare” 20: una nuova trovata per giustificare le operazioni immobiliari e gli investimenti in infrastrutture. Nel gergo dei politici, si trova spesso l’espressio- ne “quel che s’ha da fare, si fa” (Conti), oppure – con un po’ più di prudenza – “nella misura in cui si può fare, si fa” (Morisi). Ma non si può soltanto intervenire a posteriori su decisioni già prese: non sarà il caso di rivedere proprio quel- l’espressione – che credevo obsoleta – “nella mi- sura in cui”?
- Al quale personalmente sono legato da profonda amicizia da almeno nove lustri, cioè dal tempo dei Quaderni Rossi.
- Si dice: per dare nuova vita al paese: ma a chi sono destinate quelle “unità abitative”, ossia appartamenti in piccoli condomini? Turisti? Stranieri? Non certo ai monticchiellesi, a 4.000 euro al mq.
- Il Tirreno, 5.09.2006.
- la Repubblica, 1.11.2006.
- E’ proprio il caso di Fiesole, dove si concedono a un’impresa (farmaceutica, ma anche immobiliare) ben 28 appartamenti sopra un’area archeologica in pieno centro.
- Fa capolino il presidente del Consiglio Regionale, Riccardo Nencini, poi scappa anche lui).
- E’oggetto dell’analisi di Scano nell’intervento a San Domenico, ma non viene mai citata negli atti in questione.
- Scomodando anche Piero Fassino, allora segretario dei DS.
- Pomposamente intitolata”Atlante dei paesaggi toscani”.
- Personalmente sono stato nominato dalla Regione (bontà loro, a tutti gli altri colleghi che si occupano di paesaggio non è capitata una simile fortuna) in una delle commissioni provinciali incaricate di fare il punto sulla disciplina paesistica: la quale non è mai stata convocata
- E’ il titolo di un articolo di Asor Rosa su la Repubblica del 23 marzo. “Sarebbe auspicabile – troviamo nell’articolo – che avvenisse anche il contrario. Nella mia esperienza personale questo purtroppo non è accaduto. E’ bastato scrivere un articoletto, moderato nelle argomentazioni e nei toni, per scatenare un putiferio”.
- O ex-Ministri? Mentre scrivo il governo Prodi è caduto.
- Era poco prima di Natale: ma a tutt’oggi non lo ha ancora fatto.
- Il Comune di Grosseto in un recente convegno (19 gennaio) ha afrontato gli aspetti giuridici e fiscali di queste operazioni, che hanno portato anche ai primi sequestri dopo l’intervento della magistratura.
- 140.000 secondo Italia Nostra: i dati presentati in elegante brochure non sono afatto chiari, neppure sul numero di posti letto, vicini comunque a quota 1500.
- Sociologo, autore di un articolo dal titolo “La memoria ha bisogno del mercato”, sulle pagine toscane di la Repubblica (11.06.2007), dove si riformula la tesi del coniugare tutela e sviluppo, cara a Conti:”sviluppo”si identifica ora esplicitamente con mercato.
- Che confluisce in una “Mappa delle emergenze” che sto costruento, e che fra poco sarà messa in rete: www.Toscanainfelix. org.
- E’ il caso degli impianti eolici, la cui localizzazione è frutto di una contrattazione diretta fra Comuni interessati e imprese costruttrici (multinazionali).
- E adesso c’è anche il ricatto: non vorrete mica fare la fine della Campania? E allora avanti, con gli inceneritori (pardon, termovalorizzatori).
- Questo il titolo di un convegno del novello Partito Democratico promosso a Firenze domenica 27 gennaio, con tanto di Walter Veltroni, Ségolène Royale, Joschka Fischer. Ma si parla ormai soltanto di elezioni
Claudio Greppi
geografo, insegna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Siena, dove dirige il Laboratorio del Dipartimento di Storia impegnato nello studio dei paesaggi storici toscani
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