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La vicenda di BOR.SET.TO1

Di Rafaele Radicioni • 3 settembre 2008 • Categoria: Trasformazioni urbane

La vicenda, che va sotto il nome di Bor.Set. To (acronimo di Borgaro, Settimo, Torino), rappresenta uno dei casi più emblematici di prevalenza degli interessi privati, rispetto a quelli pubblici. La vicenda ha radici lontane: inizio anni ’60. La Società per azioni “Urbanistica Sociale Torinese”, controllata dalla “Società Generale Immobiliare” (Sogene), allora con partecipazione del Vaticano, acquistata una grande estensione di terreni agricoli nel settore nord (comuni di Borgaro Torinese, Settimo e Torino), propone di costruire una “città satellite” per 60 mila abitanti. La proposta raccoglie adesioni ad un tempo e contrasti da parte dei comuni interessati (in particolare di Borgaro, nel cui territorio rientra la maggior parte dei terreni), delle forze politiche, degli ambienti culturali torinesi, del Piano Intercomunale Torinese 2, allora in fase di formazione. La proposta non passa; le aree interessate sono tutte destinate all’attività agricola nei rispettivi piani regolatori. All’inizio degli anni ’90, fallita la Società Soge- ne (abbandonata nel frattempo dal Vaticano), la proprietà (circa 350 ettari), dopo aste pubbliche andate deserte, passa alla neo costituita Bor.Set. To., formata allora dalla Cooperativa Antonel- liana, dalla COGEDIL (Ferrero Acciaierie), Valo- rizzazioni edili (Ligresti), Deiro ed altri. Nel 1996 gli enti pubblici (la Regione Piemonte, la Provincia, i Comuni di Torino, Borgaro, Setti- mo, coordinati dall’allora Assessore provinciale Luigi Rivalta) compiono il tentativo, fallito, di acquistare le aree per complessivi 30 miliardi di lire. Nell’aprile 1999 il Consiglio Provinciale di Tori- no adotta il Piano Territoriale di Coordinamen- to, soggetto ad approvazione Regionale. Quel piano giunge in Consiglio Provinciale dopo informazioni e confronti con i Comuni, le Co- munità Montane, le forze sociali ed economiche; esso indica, per quanto qui interessa, i seguenti contenuti: • la tutela del territorio agricolo, indicato dai piani regolatori in vigore, e dunque anche delle aree Bor.Set.To, specie di quelle dotate di maggiore fertilità, al fine di preservare le poche aree libere ancora presenti nella conurbazione torinese, soggetta da tempo ad intensa urbanizzazione; • coerentemente, il settore Borgaro – Settimo (e dunque le aree Bor.Set.To.) non risulta com- preso fra le direttrici di ulteriore espansione per residenze ed industrie; • il Piano, adottato dal Consiglio Provinciale nella primavera del 1999, in conformità alle disposizioni della legge regionale, avrebbe dovuto entrare in “salvaguardia”, a tutela delle indicazioni cartografiche e normati- ve, afnché i comuni non potessero formare piani regolatori in contrasto con il Piano Pro- vinciale, fino alla approvazione Regionale, o almeno per tre anni dall’adozione. Quel Piano, giunto in Regione per l’esame e per l’eventuale approvazione, incontra problemi e difcoltà, che renderanno possibile fra altre (ad esempio la vicenda “Millenium Canavese”) la “soluzione” della questione Bor.Set.To. Intanto si scopre che, per un banale refuso della legge regionale urbanistica 56/1957, non è pos- sibile applicare la salvaguardia a favore del Pia- no provinciale; quindi i comuni nelle more di approvazione del Piano possono approvare va- rianti o nuovi piani, anche in contrasto con quan- to indicato dal Piano provinciale. La questio- ne rimane irrisolta, tanto da essere stata sbloc- cata di recente 3, ad otto anni dal suo appalesar- si. Così, mentre la legge regionale fissa il termi- ne di 90 giorni, entro il quale la Regione appro- vi ovvero respinga il Piano, la decisione formale è stata assunta dopo 4 anni (aprile 1999 – agosto 2003), oltre 1.460 giorni.

Oltre a ciò è stata sollevata una questione inter- pretativa pretestuosa, che ha consentito alla Re- gione di entrare nel merito delle scelte del Pia- no Provinciale (prerogativa che la legge non dà) e quindi di sterilizzare i contenuti del Piano Ter- ritoriale, quelli per intendersi, sopra richiamati in sintesi. Estratto dallo “Schema Strutturale” del Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Torino, approvato nell’agosto 2003, originariamente in scala 1:150.000. L’asterisco individua l’intorno ove sono ubicate le aree Bor.Set.To.

Mentre la Regione “valuta”, su proposta dei Comuni di Settimo, Borgaro, Leinì e Volpiano, prende avvio il cosiddetto URBAN Italia. I programmi URBAN sono finanziati dal Fondo europeo, a favore dello sviluppo sostenibile (termine usato quanto abusato) di città e quartieri, soggetti a crisi, dell’Unione Europea. Quello strumento, nato per programmare e per finanziare gli interventi previsti nei piani, è di fatto utilizzato per modificare anche profondamente i piani in vigore. Nel caso specifico le indicazioni di URBAN Italia hanno mutato e smentito i principi e le linee del Piano provinciale, quello stesso che nel frattempo, privo di salvaguardia, dal 1999 langue presso la Regione, in attesa di una qualche decisione. In questo modo URBAN Italia ha tutto il tempo di essere approvato (27 maggio 2002) dal Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. URBAN Italia, in assoluto contrasto, rispetto alle indicazioni del Piano provinciale, configura un comprensorio industriale compatto di centinaia di ettari, una barriera urbanizzata in barba alla tutela delle aree agricole. Se URBAN Italia costituisce lo strumento (il bastone), che sconvolge i contenuti del Piano provinciale, nello stesso periodo è formata l’iniziativa buona (la carota), tendente a qualificare il territorio prossimo alle grandi infrastrutture stradali di Torino, denominato “tangenziale verde”. Formalmente esso è parte di uno dei nuovi strumenti promossi dallo Stato: il PRUSST (Programma di Riqualificazione Urbana e Sviluppo Sostenibile del Territorio). Nel novembre del 2000 è stipulato un protocollo d’intesa fra Torino, Settimo, Borgaro, la Regione, la Provincia. Nel maggio del 2002 con il Ministero Infrastrutture e Trasporti è stipulato un accordo quadro per la realizzazione e lo sviluppo della “Tangenziale verde”. Esso rappresenta un’anticipazione ed uno sviluppo di URBAN Italia, in quanto volto ad intervenire sulla fascia adiacente al lato nord della Tangenziale Autostradale torinese, da Borgaro a Settimo. Così le aree comprese nel PRUSST (in particolare quelle di proprietà Bor.Set.To.) in seguito alle indicazioni del programma URBAN Italia sono divenute residuali, in quanto collocate fra Torino e la prevista corona di espansione, compresa fra Borgaro e Settimo; quelle stesse aree pertanto vanno perdendo la loro originaria destinazione agricola, ormai superata dal nuovo ruolo di aree per lo svago; quindi “assurgono” ad aree da destinare a parco. Conseguentemente il Comune di Borgaro con “lungimiranza” (e si vedrà perché) approva una variante al proprio Piano Regolatore e destina a servizi pubblici quella porzione della proprietà Bor.Set.To., indicata a parco dal PRUSST 2010 Plan, soggetta pertanto ad esproprio. Fine 2002 – primo scorcio del 2003: mentre il Piano Territoriale della Provincia attende l’approvazione, si danno oggettivamente le condizioni perché finalmente, dopo oltre 40 anni, si possa giungere alla soluzione dell’annosa vicenda delle aree già Sogene. Le condizioni al contorno sono le seguenti: • il Piano Territoriale della Provincia attende l’approvazione regionale; a scanso di sorpre- se la Regione ha “consigliato”, e la Provincia accettato, di fare proprie correzioni al Piano, che rendono assai meno incisivi i vincoli ori- ginari, in particolare sulle aree Bor.Set.To.; • sono diventati documenti operanti URBAN Italia e PRUSST 2010 Plan, che danno alle previsioni di espansione delle aree Bor.Set. To. il carattere dell’ufcialità e del prestigio: PRUSST 2010 Plan, promosso dal Comune di Settimo Torinese con l’adesione dei Comuni di Borgaro e di Torino si è classificato al secondo posto nella graduatoria nazionale e primo in Piemonte, accedendo ai finanziamenti del Ministero LL.PP.; • il Comune di Borgaro Torinese ha approvato una variante al proprio Piano Regolatore, che trasforma la destinazione di parte delle aree Bor.Set.To. da agricola a servizi per parchi urbani e territoriali. Questa destinazione, per legge, dovrebbe comportare l’esproprio delle aree relative; ma da tempo, grazie all’apporto qualificato della migliore cultura urbanistica, vige la linea della cosiddetta “perequazione”, in base alla quale a fronte dell’esproprio, costoso per la collettività e inviso alle proprietà, si può praticare una strada più “civile”, concordare con la proprietà una sorta di “do ut des”, grazie alla quale il Comune concede possibilità di costruire su parte dei terreni oggetto di esproprio, in cambio della cessione gratuita della restante proprietà. Questa è la strada che si profila anche per le aree Bor.Set.To., dato che sarebbe proprio una incongruenza, figlia di un passato lontano e superato, imboccare la strada dell’esproprio. Queste sono le condizioni, che, al termine della vicenda esposta, rendono possibile ed opportuno il Protocollo d’intesa fra i Comuni di Borgaro, Settimo e Torino (Comuni nei quali si estendono le proprietà Bor.Set.To. per 3,131 milioni di metri quadrati) con la partecipazione di Provincia e Regione. Il Protocollo d’intesa stabilisce cosa si debba fare in termini di edificabilità per le diverse destinazioni (270.000 metri quadrati di superficie edificabile con destinazione residenziale, industriale, terziaria su 460.000 metri quadrati di superficie fondiaria), da realizzare nei tre comuni, con prevalenza nel Comune di Borgaro; stabilisce altresì quali e quante aree (2,6 milioni di metri quadrati da destinare a parchi, sevizi sociali, strade) si debbano cedere come contropartita ai rispettivi Comuni (Borgaro, Settimo, Torino), nei quali ricadono le aree di proprietà Bor.Set.To. Il Comune di Borgaro il 6 febbraio 2003 fa propri i contenuti del Protocollo d’intesa e successivamente il 24 luglio 2003 adotta la variante di Piano Regolatore, che consacra destinazioni e quantità edificabili, conseguenti a quanto definito dal Protocollo d’intesa stesso. Il 1 agosto 2003, dopo oltre quattro anni di elaborazioni e verifiche assai impegnative, la Regione approva con delibera di Consiglio il Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Torino. Dopo quaranta anni di traversie, rispetto a quella iniziativa immobiliare, intrapresa in quel di Borgaro, giustizia sembra fatta! Non basta. Nel 2007 l’imprenditore Ligresti, divenuto nel frattempo capofila dell’operazione Bor.Set.To, rivendica lo spostamento di maggiori quantità edificabili da Borgaro e da Settimo nel Comune di Torino (nord Falchera) e la modifica delle destinazioni, con aumento della quota di abitazioni e con un vantaggio ulteriore dell’ordine di 45 milioni di euro, ponendo altresì in connessione l’operazione sulle aree nord con l’iniziativa per costruire il grattacielo nella zona centrale di Porta Susa in Torino. Quest’ultimo scorcio della vicenda dimostra la capacità degli operatori di “sfogliare il carciofo”, ma non muta la sostanza e il significato dell’operazione Bor. Set.To.

Quanto esposto fa ampio riferimento al LIBRO BIANCO Bor.Set.To, a cura del Coordianamento per la difesa delle Aree Bor. Set.To e dintorni, pubblicato nel marzo 2005. Si veda una prima cronistoria, contenuta nell’articolo a firma di Bruno Gabrielli “Formazione e crisi del Piano Intercomunale Torinese”, contenuto nella Rivista Urbanistica numero 50 – 51 dell’ottobre 1967. La questione evidenziata è stata risolta avendo avuto la fortuna di essere inserita nella legge regionale n. 1 del 26/01/2007, avente ben altri obiettivi, essendo rivolta a la”Sperimentazione di nuove procedure per la formazione e l’approvazione delle varianti strutturali ai piani regolatori generali. Modifiche della legge regionale 5 dicembre 1977, n. 56 (Tutela ed uso del suolo)”.


architetto, svolge attività nel campo della pianificazione urbanistica
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