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Benevento, Italia

Di Mario Serino • 3 settembre 2008 • Categoria: Il sud che ti aspetti

Un editoriale problematico, tendenzialmente pessimistico come quello che firma Baldini sul numero di giugno 2007 del “Notiziario” apre la porta a mille riflessioni a chi ,vivendo in una regione meridionale, deve fare uno sforzo titanico per non disperare di vedere un giorno non molto lontano il sud della Penisola sganciarsi dalle spire in cui la vicina Africa sembra costantemente volerlo ineluttabilmente avvolgere e stritolare. Questi sono i giorni della Mondezza, i cui miasmi arrivano purtroppo ben oltre i confini della Campania e dell’Italia stessa. Avessi scritto prima, le mie righe sarebbero nate nei giorni della Camorra, così genialmente descritti nell’opera coraggiosa, ai limiti dell’eroismo, di Saviano, e indietro nel tempo, sempre restando in Campania, avrei potuto scrivere nei giorni del Terremoto o in quelli del Colera fino ad arrivare ai fasti della Cassa per il Mezzogiorno. La breve illusoria stagione di un Rinascimento meridionale si è rivelata efmera, come la Mon- tagna di sale, l’opera con cui Mimmo Paladino arredò la rinnovata Piazza del Plebiscito nel ca- poluogo campano non tantissimi anni fa. Ma rispondere ai tanti “Potremmo chiedere” che costellano l’editoriale in questione con una serie di connotazioni negative, quasi a voler giustificare il pessimismo di fondo e la tristezza che si accompagnano allo scritto di U. Baldini, sarebbe troppo facile e quasi maramaldesco. Invece è più opportuno cercare quelle conno- tazioni positive, almeno con la consapevolezza che qualche sprazzo di luce pur fa la sua timida comparsa, illuminando un quadro in cui le luci cedono decisamente alle ombre. Per cominciare, si chiede Baldini, chi si assume l’onere e il rischio di rinnovare il Paese?” Una domanda a cui è difcile dare risposta, in questa Italia che sembra bloccata in una sorta di triste surplace, mentre la politica si abbandona a contorsionismi per cui il presidente della regione Sicilia può festeggiare una condanna a cinque anni di carcere e quello della Campania, avendo di fatto perduto il diritto di parola, apre bocca solo per dire che non vede utili le sue dimissioni, per chiudere poi con una incomprensibile crisi di governo in un momento in cui l’economia mondiale dà segni di grande soferenza e quella nazionale ricomincia ad arrancare. Eppure, nonostante tutto e contro ogni apparen- za, anche qualche novità si profila all’orizzonte e apre le porte ad un futuro che potrebbe avviare il Meridione verso un destino meno incerto. Alcune realtà territoriali rappresentano, con la loro aspirazione a crescere e a ritrovarsi al passo con la modernità, una speranza per un futuro che è ancora tutto da costruire, ma non totalmente da inventare. Partiamo da una provincia, quella di Benevento, un tempo misconosciuta, oggi forse un po’ più nota. Si tratta di un non vasto lembo di terra situata nel nord est della Campania. Il suo territorio, prevalentemente montano e collinare, con poco più di 2000 Kmq, costituisce solo il 15% della regione Campania. Quasi tutta montana e collinare, molto spesso instabile e soggetta a terremoti che di tanto in tanto mettono a dura prova un tessuto urbano costituito da paesini di poche migliaia di abitan- ti, questa provincia nell’arco di mezzo secolo, quello che va dal 1950 al 2000, ha visto dimez- zate le popolazioni dei comuni meno favoriti orograficamente. Poi finalmente qualcosa è cominciato a cambia- re. L’insediamento, molto faticoso e per certi versi ancora oggi precario, almeno dal punto di vista strutturale, dell’Università del Sannio ha segna- to probabilmente un punto di svolta. E’ rinata la fiducia di poter uscire da quella condanna al sottosviluppo a cui secoli di governo poco illuminato sembravano avessero destinato la fiera città di antiche origini sannitiche. L’elezione diretta del presidente della provincia, con la conseguente assunzione di responsabilità. e il raforzamento dei poteri gestionali, ha fatto in modo che si avviasse un ciclo virtuoso che si è andato a saldare con le capacità innovative del giovane mondo accademico. Nasceva così quella classe dirigente locale che sicuramente non può essere gravata dell’oneroso compito di rinnovare il Paese, ma che si è dimostrata capace di assumersi il rischio di svecchiare realtà più piccole, come appunto la provincia di Benevento. Mentre a Napoli si favoleggiava di Rinascimento e progetti miliardari (in euro) non portavano se non poche transitorie novità e tanti arricchimen- ti illeciti; mentre si continua a scrivere di Napoli Est e di bonifiche territoriali, senza che in con- creto si riesca ancora a capire bene quali strade abbiano preso i miliardi elargiti dalla comuni- tà europea con il piano 2000-2006 e quali frutti positivi abbia apportato il dispendio di tante preziose risorse, a Benevento si è cominciato a programmare una inversione di tendenza che si spera possa portare la stentata economia sanni- ta su altri binari , più remunerativi e soprattutto più convincenti, aprendo prospettive diverse ai tanti giovani che hanno il diritto di attender- si qualcosa di meglio che l’abusata strada del- l’emigrazione. Un Piano strategico coraggioso ed innovativo prodotto dalla Provincia di Benevento ha messo in rete una serie di progetti che spaziano dalle biotecnologie, con un centro di ricerche finan- ziato dall’Ente locale e collegato all’università, all’agricoltura, con una visione innovativa che dovrebbe portare il settore primario fuori dalle secche della monocultura del tabacco. La ricerca aerospaziale unita ai servizi satellitari, alle ricerche sull’energia ad alta sostenibilità fino ad arrivare alla valorizzazione intelligente dell’ambiente e della cultura, con la creazione di una serie di musei difusi nella Città capoluogo e sul territorio rappresentano gli altri capisaldi su cui si stanno programmando, o si sono già efettuati, corposi investimenti di soggetti pubblici e privati, i quali hanno dimostrato di credere in una visione moderna, per alcuni versi d’avanguardia, messa in piedi con ferrea volontà dal presidente Carmine Nardone, in dieci anni di attività di programmazione territoriale. La provincia di Benevento ha puntato decisa- mente sulle potenzialità oferte dall’innovazio- ne, riorganizzando in questa ottica tutti i servizi e le risorse, nella prospettiva di un rilancio che, partendo dalla cultura e dal turismo, investisse complessivamente tutta l’economia. Una serie di progetti sono stati predisposti per ogni settore A scorrere il documento strategico “costruito sulla idea-forza per lo sviluppo, rias- sumibile nella parola innovazione”, come dice Nardone, ci si rende conto di come l’obiettivo di raforzare la competitività territoriale potrà dare frutti importanti, puntando sull’originalità e sull’eccellenza. Nelle analisi di un eminente meridionalista dello stampo di Manlio Rossi Doria, i territori interni, come quello di Benevento, costituivano l’osso della Campania, a fronte della polpa, rappresentata dalle aree costiere; oggi questa analisi comincia a diventare meno attuale. La Provincia Sannita ha compreso che lo svilup- po non può essere indipendente dal territorio, ma neppure ne deve essere interamente succu- be. La valorizzazione di ciò che c’è può fare il paio con lo sviluppo e la crescita di ciò che l’in- telligenza applicata alla ricerca e la moderna tec- nologia possono creare dal nulla. Immaginare un centro di telerilevamento che colloquia con istituzioni di altissimo profilo sparse per il globo, come la Nasa negli Stati Uniti o Radarsat in Canada o con l’università di Shangai, in Cina. In una provincia che solo qualche lustro addietro non aveva neppure una facoltà universitaria poteva apparire pura fantasia degna di Verne. Invece caparbiamente e coraggiosamente si è andati avanti, spesso nonostante un difuso scetticismo e qualche sorrisino ironico. Così quello che una volta era un centro per la raccolta e l’immagazzinamento del tabacco, produzione principe delle campagne sannite, oggi è un centro d’eccellenza nell’alta tecnologia in cui, sotto l’ombrello del progetto Antares, alcune aziende lavorano a software utilizzati nei programmi spaziali europei,fornendo occupazione ai giovani più preparati laureati dalla facoltà di ingegneria della locale università. Nei sotterranei del palazzo della Prefettura, seminterrati e sepolti da tonnellate di rifiuti depositati nel corso dei decenni, grazie ad una brillante intuizione e ad un uso accorto di fondi europei, è sorto una splendido museo di arte moderna, che già oggi costituisce una attrazione di rilievo, ed ha aperto la strada ad una rete museale che va dalle macchine agricole alla paleontologia ed insieme con altri attrattori ha determinato un significativo incremento turistico ed occupazionale. Sono solo pochi esempi di un programma opera- tivo vasto e complesso, sul quale la Provincia di Benevento sta investendo in maniera convinta, che comincia a prendere corpo dopo una lunga fase di gestazione. In attesa che si dismettano le geremiadi che hanno accompagnato la cultura meridionale per decenni, se non per secoli, e si cominci final- mente a credere che nessun destino condanna il Sud ad un ruolo di secondo piano, cominciano finalmente a fare il loro tardivo esordio su una scena che li ha lungamente attesi, istituzioni e imprenditori che hanno capito l’importanza di saper anche rischiare credibilità e risorse, e così facendo hanno posto, si spera, le premesse per un necessario ed ineludibile cambio di marcia.


docente di storia, già Presidente della provincia di Benevento
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